NoirRacconti ToninoBenacqui6ta con un bicchierone d'acqua. "Francamente non ci sono." Seduto in poltrona, le braccia conserte, ascolta il soffitto da due ore buone. Ancora ieri, in negozio, siamo stati sconfitti. Non ho osato invitarlo da me; è stato lui a propormelo alla disperata. "Direi che ci troviamo di fronte a una specie di operetta. Qui si mette alla prova nel crescendo lirico con una strana sequenza di accordi dodecafonici. Complesso..." "Non sarà arrivato a frugare tra il folclore di un paese cancellato dalle carte geografiche? O di una filastrocca infantile di una regione senza più bambini?" "Né l'uno né l'altro sicuramente. Vede, questo pezzo ha qualcosa di contorto. Si sente che è stato composto, che non è una cosa qualunque. C'è qualcosa di costruito, ma nello stesso tempo di terribilmente ingenuo, s'indovina nella sola difficoltà dell'insieme. Ascolti. ..eccolo ... ascolti queste tre note che si ammazzaa tentare di fondere ... Di nuovo non ce l'ha fatta .. Chissàse ci riuscirà un giorno ... Ciò nonostante si sente che c'è del sentimento, della durezza e che -alla lunga- potrebbe essere piacevole ascoltare questo piccolo scherzo." "Che cosa sta cercando di dirmi?" "Avrei preferito nasconderle la verità più a lungo ma... Mi spiace dirle che il suo vicino non si limita semplicemente a suonare questo pezzo. L'ha anche composto. Ne sono assolutamente certo. E' andato più lontano di lei, le ha dato scacco matto. E, più grave ancora, pur essendo il peggior esecutore del mondo, probabilmente è un eccellente compositore. E lei l'ha scoperto .. le è debitore, forse, dell'inizio di una carriera brillante." Venerdì 2 agosto, 10.08. Non avrei dovuto mischiare alcol e Transene così presto, la mattina. Ho vomitato il tutto. Ho strisciato sino al letto, e mi sono rovesciato addosso un posacenere pieno di mozziconi. Hanno suonato alla porta e due venditori di immaginette, vedendomi in questo stato, me ne hanno regalata una. Mi sono risolto a uccidere il vicino, so che è meschino, ha vinto, ma lo farò fuori. Meno di una settimana fa, mi sono reso conto di quanto la vita potesse essere dolce. Mi divertivo a comporre frasi che pretendevo eterne, mi immergevo nella solennità, giocavo felice con l'eternità. Ormai morirò come un vecchio vagabondo che non sopporta più l'inverno, senza epitaffio, privo di ogni senso morale. Lacancrena è arrivata alle estremità, non mi muovo praticamente più dal letto. Forzato all'ascolto del soffitto. li mio boia si è si sentito crescere le ali, il suo pezzo vola ormai, lo padroneggia sempre meglio, l'ha persino arricchito e ora dura un quarto d'ora abbondante. Spero di schiattare prima che ne faccia una sinfonia. O peggio, un requiem per violoncello solista. li mio requiem, quello che accompagnerà il mio cadavere, il giorno in cui le pompe funebri verranno a prendermi. Eppure ho la certezza che potrei tentare ancora qualcosa. Ma che cosa? Dopo lunghe ore d'esitazione, ho preso il foglio bianco e la stilo. "Carosignor Rostropovich, sono un naufrago che getta in mare l'ultima bottiglia. Lei è un uomo particolarmente occupato, il suo tempo è prezioso e non avrei mai osato spedirle questa lettera, se non fosse questione di vita o di morte. Direi di morte o di morte, per la verità, perché ora so che ce ne sono due tipi differenti, e mi viene offerta la più odiosa. Morirò nella disperazione quando, appena qualche giorno fa, stavo per farlo in pace. Leggendomi penserà di avere a che fare con un pazzo. Èdunque un pazzo che le lancia un 5.0.5. prima di lasciare questo basso mondo. Aspetto soltanto un segno, un consiglio, qualche parola che mi accompagni nel viaggio che mi aspetta. Appena un segno. Grazie. " Sabato 24 agosto, 13.00. li boia mi accorda soltanto tre ore di tregua al giorno. Perché ho desiderato così intensamente di morire? Non ricordo più bene. Ragioni idiote, senza dubbio. Ho atteso un segno. Una parola sarebbe bastata. Un bigliettino scarabocchiato tra due aerei, tra una tournée e l'altra. Sarei partito felice. Oggi la pausa è stata più breve del solito, il mio requiem squilla di nuovo e mi invita alla grande cerimonia d'addio. Per la millesima e ultima volta faccio girare il tamburo. Un suono ...? Sconosciuto ... Una nota nuova nel mio requiem? Una nota curiosa. Ho un bell'essere abbruttito e ubriaco di dolore, ho la sensazione che non sia il violoncello ... Chealtro ha inventato, il cane? Ricomincia due, tre, quattro volte. È il campanello di casa. Vado titubante alla porta e apro. Sono rimasto lì come un ebete, il corpo barcollante tra i battenti semiaperti. Non l'ho riconosciuto immediatamente. Occhiali, un completo scuro. Piccolo. Calvo. Mi tende la mano con espressione grave. "Mstislav Rostropovich." Gli sono caduto tra le braccia, per piangere, piangere, sino a che mi ha chiesto di entrare. Lunedì 26 agosto, 11.50. Questa mattina mi sono rasato, per la prima volta da molto tempo. Lui si è alzato tardi, gli ho preparato un caffè che ha sorseggiato sulla tavola di cucina mentre rifacevo il divano letto della sala. Parliamo poco, si tuffa per ore nella partitura che corregge, cancella, straccia e riprende senza pause. Gli piacciono il tè e i pasti leggeri. Telefona a New York due o tre volte al giorno. Parla raramente russo e il suo inglese è comprensibile, mi pare di aver capito che avrà un incontro per una registrazione a Londra, il 2 settembre. Vederlo lavorare alla trascrizione mi appassiona. Ogni tanto sente una sequenza di note che l'incanta, come se avesse scoperto qualcosa di essenziale nel pezzo che conosce a memoria. A volte canticchia. A volte sorride, quando la sua mano fende l'aria per descrivere la melodia. Lanostra strana coabitazione non incoraggia nè le chiacchiere, nè le confidenze. Dorme molto e non mi rivolge la parola a meno che non sia veramente necessario. Dopo il caffè ha riposto le partiture in una cartella e si è vestito per uscire. Mi ha dato appuntamento per domani sera, alle 20. Avevo preparato una cena raffinata, ma non ha voluto nulla, si è limitato a dire che aveva fretta. Tutto è accaduto in un attimo, si è seduto alla meglio su uno sgabello per abbracciare il violoncello e ha preso l'archetto. Mentre si riscaldava, il rumore dal soffitto si è fermato. ERostropovich ha suonato. Sedici minuti in cui non si trattava più di bellezza nè d'avventura. No. Sedici minuti di rivelazione, di luminosità, di certezza ritrovata. Sedici minuti impeccabili, nitidi, ripuliti da ogni scoria. Sedici minuti di assoluta verginità, in cui emerge il senso, in cui l'anima delle note ci avvolge. Tutte cose che sono sfuggite al suo creatore, a mille miglia dall'immaginare che il suo pezzo avesse qualche possibilità di raggiungere unità e coerenza. Questa litania infame che mi ha ossessionato per settimane aveva infine trovato un ordine ideale e Rostropovich, pur rispettando la partitura, era riuscito ad attenuare le pesantezze e a esaltare gli aspetti radiosi. Ha riposto in fretta il suo strumento nella custodia e mi ha stretto la mano. Ha detto qualcosa in russo che non era diretto a me. Ho letto un dubbio sul suo viso. Forse un rimpianto. li silenzio che ha seguito la sua partenza mi ha procurato una gioia irrepetibile. li soffitto taceva. Ètutto. Qualche giorno più tardi, ho letto sulla stampa locale che hanno trovato il corpo di un uomo nella vasca da bagno. Dissanguato. Tutti ne hanno parlato nel condominio. Peccato. Morire per così poco. Requiemcontre un plafond, in Lamachine à br~er /espetitesfil/es, 1996 Rivageslnoir TraduzionediAntonellaViale
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