asco NoirSaggio e Pera IP er riassumere in poche parole, ' spero fortemente polemiche, l'obiettivo della fiction non è dare __ ,_,,,., una percezione realista della cosiddetta ---....,,-~ realtà, ma al contrario aprire la coscienza ai trucchi e alle menzogne dai quali è formata e che occultano la sua vera natura, ammesso che ce ne sia una sola. L'obiettivo della fiction è provocare un'instabilità, una de-regolamentazione profonda del nostro rapporto con il reale, deve creare un disagio costante, quindi un desiderio non tanto di rovesciare un ordine per sostituirlo con un altro (in questo mi oppongo alle teorie marxiste erazionaliste sul romanzo), ma di modificare il più intensamente possibile la percezione che ne abbiamo, di spostare sostanzialmente il suo punto di vista, di modificare la sua coscienza in profondità e a lungo, al suo contatto. Il trave/ writing, il roman noire la fantascienza si riuniscono in questa volontà di frantumare le nostre abitudini di percezione, quelle che invischiano i nostri sensi nel rapporto banalizzato e frammentario denunciato, già trent'anni fa, dai situazionisti. La letteratura nomade, come il roman noir e la fantascienza non ha evidentemente nulla a che fare con una qualsiasi letteratura d'evasione, secondo la definizione abituale che significa distrazione. Oppure lo è veramente, ma al contrario, se il vocabolo evasione è preso nel senso poliziesco del termine, la fuga dalle prigioni del pensiero. Chesia Poe o Lovecraft, Conrad, Hillerman o Chatwyn, Chandler, Ellroy o Dick, la stessa premessa s'impone al racconto, la realtà non è completamente (non è assolutamente direi) quello che sembra, quello che si suppone sia. Ciò che unisce i tre generi, come il codice genetico che ha dato loro la vita, è che si servono della realtà come carburante per l'elaborazione immaginaria, come campo base al servizio dell'epopea narrativa. Questo implica generalmente una buona conoscenza teorica e/o pratica del territorio in cui si colloca questa narrazione, che si tratti di patologia criminale, di etnologia aborii.Jr aurice Dantec ha 38 anni. vie- .,, 11 ne da Grenoblee 6i tra6beri6ce a Parigi nel 1970,dove brequenta il mitico lycée Romain Rolland. quello in cui j.B.Pouy taceva /'animatore e creava adepti alla Mtta del romanzo di genere (dal polizie6co alla tanta6cienza new wawe). Inquieto come tutti i colleghi 6i limita a un anno di univer6ità. 6Uona in diver6i gruppi rock. vende la 6Ua 6crittura alla comunicazione pubblicitaria. bino al Mito di qualità. Si dedica alla letteratura e ali.a conraminazione dei generi in 6en6o Mrelto. tra tanta6cienza e polizie6co. Ha pubblicato con la Série noi re "La 6irène rouge" e "Le6 racine6 du mal". Il te6to che 6egue-u6ci!o con il titolo "Trip6..6ul n.344 del Magazine littéraire- riguarda il rapporto tra i. tre generi: tanta6cienza. polizie6co e noir e il rapporto con realtà e letteratura. gena, di psicotropi chimici, d'intelligenza artificiale o della pesca alla trota nel Montana. Peraltro nulla di ciò che costituisce questo viaggio letterario ha interesse, se si rivela incapace di servire la telelogia specifica del complot fiction: utilizzare il reale per vedere più lontano, appena un pelo più lontano della punta del proprio naso, alzare un lembo del velo sulla realtà che ci circonda, realtà che non ha altra apparenza che un pozzo di tenebre senza fondo, che si tratti del cuore della giungla dell'alto Mekong. delle mesa navajo dell'Arizona, delle fogne di New York o di LosAngeles o dell'infinito spazio interstellare. Eancora, ciò che unisce Conrad, Dick e Chandler, per riprendere gli autori più emblematici, è ciò che si rannicchia nel cuore delle tenebre, cioè questa porzione di verità pura che trascende -per mezzo della fiction- le nostre condizioni. l'immagine della nostra morte e della nostra trasfigurazione. L'obiettivo della fiction non è riscrivere il mondo secondo precetti morali, politici, etici o estetici, cui si affida il compito di darle questa o quella portata sociale, contenuto ideologico, colore locale, verità psicologica o altri pregiudizi della tessa natura, perché altrimenti produrrebbe ulteriori trucchi e menzogne. più o meno voluti, che renderebbero opaca questa realtà. L'obiettivo della fiction è di essere uno strumento mentale capace di farvi condividere un'esperienza sensibile di altra intensità, nella quale le vostre fedi più solide sulla natura del reale, sprofondano nel pozzo di tenebre in cui il romanziere fa oscillare la sua torcia. Tutta la fiction deve, secondo me. farvi attraversare la membrana del reale, sino a farvi condividere le condizioni limite in cui la vita e la morte, l'alto e il basso. il sogno e la realtà coesistono e si confondono, sto citando a memoria André Breton. Troppo spesso sono stati confusi il romanzo noir e il poliziesco classico, in cui - alla fine- viene generalmente rivelata una verità assoluta e razionale del tipo la camera era stata chiusa dallo stanzino del bagno oppure il colonnello Senape teneva delle pinze in cucina o, più di recente, questa lurida promotrice del capitalismo era marcia fino al midollo e lavorava per la Cia. Sfido chiunque a dirmi per quale verità assoluta e razionale propenderebbe alla fine de // (segue...)
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