Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

Noir intervista JeanBernar il u J ean Bernard Pouy è il ragazzaccio della letteratura noir. Ha cinquantun anni. è un grande autore, ha uno stile degno della più raffinata littérature bianche ed è il responsabile della geniata editoriale di fine secolo. Più o meno per scherzo ha reinventato il feuilleton, lo ha vestito di nero e, da un anno e mezzo, lo sta piazzando nelle edicole con crescente fortuna. Labelle de Fontenay (Serie no ire) è probabilmente il suo capolavoro, ma ha scritto oltre quindici romanzi, poi racconti, articoli, sceneggiature per il cinema e la televisione. Crede che l'autore colto possa far passare le sue idee (anche politiche) nella letteratura popolare, offrendo al lettore un nuovo approccio al romanzo. C'è riuscito con il Poulpe. Comeha 6celto la 6crittura? In realtà non ci avevo mai pensato. anzi dipingevo e ora mi rendo conto che facevo una pittura completamente diversa dalla mia scrittura attuale. Seavessi fatto arte come scrivo, avrei fatto arte povera, concettuale, che venisse da dichiarazioni d'intenti, di principio. Invece dipingevo come un abbruttito, lavoravo senza senso. Lascrittura è stata un caso, facevo l'animatore in un liceo di periferia e c'era un gruppo -su cui regnavo come un condottiero (in italiano n.d.r.), come un capobanda culturale- che mi chiedeva continuamente di raccontare il '68, ma volevano storie di guerra, di barricate. Le e ho inventate, le ho rifinite di anno in anno e ho preso appunti. Quando ho lasciato il liceo il libro era pronto e divertiva tutti, qualcuno ha voluto pubblicarlo. lo, in realtà, avevo preso appunti per non dimenticare. Si tratta di "Spinoza incula Hegel". È stato uno scherzo, una gag,ma le gag conducono a metafore, parabole e simbolismi. L'ambientazione sta tra Mad Max -era nell'aria, siamo usciti in contemporanea- e una sorta di barocco, le persone si spiegano attraverso l'aspetto esteriore, non discutono mai di ideologia ma la portano addosso. Le de6crizioni delle aMemblee. però. ricordano quelle anni '60-'70 ... È vero, anzi in seguito è stato ancora più violento, marcato e sistematico, ma era uno scherzo. Uno scherzo serio. però. È curioso come il primo testo che ho scritto sia assolutamente rappresentativo di tutto ciò che ho fatto in seguito. Voglio dire che sono considerato uno che spara cazzate, fa divertire, ama ridere, ma serio. Ho conquistato il diritto di essere uno che straparla seriamente. Lo 6cenario violento e de6olato del libro è prevedibile per il huturo7 Non credo. Sto scrivendo il seguito - quindici anni dopo- e mi chiedo, pur mantenendo lo stesso stile, che cosa sia cambiato. Oggi potrei descrivere storie molto più dure, anche l'ideologia è diversa. Ma la violenza è in cre6cita co6/an te.. È aumentata, ma non è un problema. Penso che Parigi o Londra all'inizio di questo secolo oppure alla fine dello scorso. nel momento del capitalismo selvaggio e nascente, fossero molto più violente. Non condivido assolutamente l'opinione generale sulla violenza. La sola veramente terribile è quella dei governi. che ha la tendenza a organizzarsi e a essere sempre più dura, a globalizzarsi. Che co6a pen6a della te6i 6econdo la quale il genere 6i rahhorza a ogni cri6i mondiale? Lacondivido. Sia il cinema. sia la letteratura popolare si sono rafforzati e sono migliorati qualitativamente a ogni grande crisi. Ad esempio Dracula ricompare sintomaticamente in ognuno di quei momenti, l'ultimo -non a caso- è quello di Coppola. Bela Lugosi interpretò il vampiro dopo il '29; Murnau diresse Nosferatu dopo il crollo della repubblica di Weimar; Christopher Lee fu Dracula in un momento simile a questo, di poco precedente alla crisi del consumismo degli anni '60 ... Il romanzo popolare ha una vicenda simile. Sembra che oggi ci sia una nuova crisi in gestazione, che non si concretizza, però con la guerra. Si può dire che tutto va male, che i valori sono rovesciati, come il mondo, percorso da un cinismo incredibile. Non è una spiegazione sufficiente, ma di fatto siamo in un periodo di instabilità. Non sono certo millenarista, ma ho l'impressione che i prossimi quattro anni saranno terribili. Non ci sarà un cataclisma, tutto si risolverà in modo sotterraneo, tra gli stati e le diverse forme di potere. Viviamo in un'epoca angosciante, l'avvenire non esite...e la letteratura popolare ha delle belle giornate davanti a sé. Da Spinoza al Poulpe7 Ci sono quindici anni di scrittura e di conoscenza del milieu del polar, che esiste soltanto in Francia come corrente letteraria. In Italia gialli sono gialli, ma non c'è un ambiente forte di riconoscimento; in America il pulp non ha mai dato vita a un gruppo, una corrente, forse ad autori che sono passati ad altro. Credo che sia una specificità francese.

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