Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

• I foto grafia Mario Giacomem "Verràla mortee avrà i tuoi occhi" 1966-1968MarioGiacomelli perchése usoil termine"illustra"leisi arrabbia... Non voglio sentir dire illustrare, perché io non illustro niente. Bisogna lasciar fare agli incisori: loro son capaci di fare queste cose. Sì. io racconto. Eracconto la poesia non per quello che dice il poeta, ma per quello che mi trasmette, per la sensazione che mi dà la sua immagine scritta in parola, in segni. Anche la poesia in sostanza è segno: sono parole, date da un segno, dalla grafia. lo ho iniziato con la poesia. Avevo intitolato il mio primo lavoro Vita da ospizio; poi, leggendo Pavese, l'ho cambiato in Verrà la morte e avrà i tuoi occhi: era una frase troppo bella e volevo ricordare un uomo grande che ha scritto una cosa così bella. Eanche per i pretini ho scelto per titolo un verso di padre David Turoldo, che ho conosciuto di persona: lo non ho mani che mi accarezzino il volto. Quindi fin dai miei primi lavori era presente la poesia, Eanche adesso sono prigioniero di questo mondo: vorrei uscirne, inventarne uno per conto mio, dove i cani non mordono, dove il piccione non vola via, perché è di plastica .. Torniamoallaconcretezzade/fotografare,leiuna voltaha detto chelamacchinafotografica è come il "prolungamentodal mio cervello, del mio occhio".Qual è ilsuo rapportoconlamacchinafotografica? lo non ho un grande rapporto con la macchina fotografica, perché non amo il mezzo meccanico: se potessi la butterei via. Ma allo stesso tempo è vero che è un prolungamento, proprio perché la mia macchina non è più una macchina. Ripeto ciò che per me è importante, C'è una cosa che mi sta di fronte: l'oggetto o il soggetto. Quindi non esiste né la macchina né io fisicamente come uomo, ma esiste Non so c'è un'evoluzione. Io mi accorgo invece del rovescio: che sono caduto prigioniero delle cose che altri hanno deciso per me. Vorrei ancora _oggi fotografare i contad1n1, vorrei ancora oggi fotografare la terra con l'intendimento di allora. l'oggetto che sta di fronte e la mia interiorità. Mentalmente la macchina sparisce, la annullo. Non c'è più né l'uomo né la macchina: c'è la sensibilità di qualcuno, in questo caso la mia. Nel mio modo di far fotografia c'è il soggetto e l'interiorità di chi fotografa. Lei usavarietecniche."Losfocato,il mosso,lagrana, il bianco mangiato,il nerochiuso - hadettounavolta - sono come un'esplosionedelpensiero,dannodurataall'immagine,documentanoildrammadellavita". In chemodoquestevarietecnichepercorrono e traduconol'aspettointerioredellasuavisione,delsuosguardosulmondo? Non so se si può dire che io adoperi varie tecniche, Per me di tecnica ce n'è una sola che modifico via via: a volte voglio dei bianchi più bianchi, a volte dei neri più neri. Ma tutto questo ha un senso: il nero è qualcosa di tragico, che nasconde; il bianco scopre, è la luce. Senoi togliamo la luce non vediamo più niente: con la luce scopriamo le cose. Quindi l'utilizzo delle varie tecniche dipende dalla poesia o dall'immagine che faccio. Per esempio, per me il mosso ha un significato: se qualcosa, si muove vuol dire che è viva, e se quell'immagine è mossa vuol dire che voglio che venga vista come una cosa viva. La fotografia è sempre l'immagine di qualcosa che è morto: dal momento che io fotografo muore. Prende a vivere - e questa è una cosa importante - dal momento che l'osservatore legge l'immagine e prova a capirla: allora esce dal suo mutismo e comincia a vivere. Quindi sembra che io usi tante tecniche, ma in fondo è sempre una, usata in modo da esprimere meglio quello che intendo dire. A propositodi bianco,leiuna voltaha detto: "lafotografia è uno spaziobiancocheriempiodi ricordi".Quel è per lei il rapportofra fo-

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