Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

• I fotOgrafia I MarioGiacomelli o, " ~ .!!! j o, g ~-------------------------------------~;i paesaggi, come dicevo, c'era il segno della mano dell'uomo. Adesso dò per scontata la mano dell'uomo e guardo a questi segni come se non li avesse fatti nessuno. In effetti il contadino arava la terra, non voleva fare dei segni. Cioè, guardo questi segni come cosa esistente già in natura: l'importante è accorgersene. La terra vive la sua storia, e questi sono un po' i segni di questa storia; come i segni della vita, i segni del destino. Tutto è segno: in questo caso io "rubo" i segni alla terra. Segni del caso, segni del destino: il destino della terra. Quanto è bella, quanto è vera, quanto è grande l'immagine dei segni della terra. Chiunque può fotografare la terra con questo intendimento: cioè la terra come respiro, come anima, non come terra del contadino o come terra dove noi appoggiamo i piedi. La terra come qualcosa di oltre, qualcosa che respira, che parla, qualcosa che trasmette, comunica. Gli ultimi miei paesaggi sono fatti in questa maniera. Certo, tenendo conto che il contadino esiste e che è il padrone della terra, nel senso che è l'anima sua che mette dentro la terra. Tuttavia, allo stesso tempo, il contadino lascia dei segni di cui non è consapevole, ma che invece hanno una grande forza e una grande verità. Quindi possiamo dire che il paesaggiodiventaunpretesto, uno strumentoper unaconoscenza di sé,per un viaggio dall'esternodella realtàal suo interno? Sì,ma non solo il paesaggio. Tutto quello che ho fatto è un pretesto, perché Giacomelli non ha fatto che Giacomelli: sempre Giacomelli. Sarà una ripetizione, ma io non voglio fare grandi cose, anche perché non credo di essere all'altezza di fare grandi cose. Però voglio essere onesto con me stesso. Per questo dicevo che quello che fotografo sono le idee: fotografo quello che sento. Quindi Giacomelli rifà sempre Giacomelli nella speranza di non ripetersi, cioè di essere onesto con se stesso. Ilpaesaggionon come luogo,ma come riflessione, come emozione. Lei unavoltahadetto: "Il mio è un bisogno di tradurre in forma tutto quellochecrescenella mia mente". In chemodoquesta"traduzione" è avvenutanellapittura (perchélei è anchepittore) e nellafotografia? Ognuno di noi parla la sua lingua, usa un suo linguaggio. Quindi, nel mio caso, tanto in pittura quanto in fotografia, questo linguaggio vive attraverso la forma. La realtà viene rappresentata attraverso lo stile di ogni autore, che in questo modo dà forma alla realtà. Tutto fa parte di un linguaggio che rappresenta me stesso; però tutto viene dato nella forma, nella maniera, nello stile in modo che si possa sentire come una mia creatura, compreso il linguaggio stesso. Quindi, non essere una volta un surrealista, una volta un iperrealista, una volta un realista, una volta un astrattista, cambiando continuamente linguaggio. lo cerco di mantenere sempre il mio linguaggio, in modo che questo linguaggio si esprima attraverso la forma, per quello che io penso. Quanta gente ha fotografato una casa o il mare; però non in quella forma, non così sofferta e così goduta. Quindipossiamo dire chelesue immagini sonovalideperché comunicano,perchéparlano di verità, Infondo allorafotografare è come scrivere,perché lei scriveancheversi, è anchepoeta. Chedifferenza passatra la "scritturadellafoto" e lascritturadellapoesia? lo provo a scrivere, però non ne sono capace. Provo a mettere giù delle idee, ma non so neanche se quello che scrivo sia in italiano corretto. Come per la pittura o per la fotografia, l'importante è poter esprimere il concetto, riuscire a dire quello che io sento". Fotografare è come scrivere? lo scrivo poco, proprio quando non posso farne a meno. Ma fotografo sempre, perché non posso fare a meno di fotografare. Per me scrivere è una sofferenza: lo faccio quando penso di non riuscire a dire qualcosa con la pittura o con la fotografia. Invece fotografare è la mia aria, l'aria che respiro, le mie vene, il mio sangue. Parlan~odelsuofotografare, come fa stafacendo adesso,unavolta hadetto: "Ebelloportaresullacartafotografica i segni, i simbolipuri-

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