Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

o dipetalie d'acqua ìf Jscendo dalla città verso sud in direU zione di Stupinigi, sulla destra si lascia la Fiat Mirafiori geometricamente vasta e piatta, il contrario in un certo senso di ciò che è stata la Fiat Lingotto. Alla confluenza di corsi e viali gli edifici si rarefanno, ma naturalmente resta città: non si tratta ancora di una rarefazione che segna il trapasso dalla città ai campi fuori città, perché in queste confluenze che non sono incroci ad angolo retto, bensì vere e proprie mescolanze di carreggiate che molto dentro, in città, potevano anche essere prese come parallele, in queste confluenze anzi la città mostra uno dei suoi volti più nitidi, cioè il volto di un luogo di passaggio per gente che continuamente si sposta e nello spostamento deve riconoscere una parte della propria attività, soprattutto lavorativa. Dunque in queste confluenze dove le abitazioni sono vaporizzate tutto intorno e dove per un attraversamento pedonale bisogna mettere in conto triangolazioni semaforiche e diagonali scalene tanto che nessuno attraversa mai a piedi se non per portare a spasso il cane, la città è assolutamente se stessa. Laprova è che continuando oltre questi luoghi verso i margini del territorio metropolitano spesso le unità abitative trovano ancora il guizzo di ricondensarsi in condomini e palazzi e interi complessi, riprende in altre parole fiato il tessuto cittadino fatto di luoghi in cui la gente abita. Questo colpo di reni edilizio sta a significare che il margine oltre cui comincia il fuori città non è tracciato affatto di per sé là dove confluendo grandi corsi e viali, l'orizzonte si riapre alla vista degli automobilisti. In modo particolare qui, dove la C'è un breve periodo di tempo in cui l'arancio e il carminio e i roooi ocarlatti e rooati del cielo oopra le Alpi rintoccano in modo molto opeciale dentro le plaotiche delle luci pooteriori delle automobili lontananza reciproca degli edifici sommata alla struttura bassadella Fiat Mirafiori apre alla vista una calotta di cielo molto ampia. Inoltre si deve notare che spesso, quando finisce la città, comincia un comune confinante senzamolte differenze, in superficie. Andando verso Stupinigi. che significa andare verso un gioiello dell'architettura di Juvarra, la Palazzina di caccia, il vero margine lo si supera in un preciso gruppo di semafori che regolano oltre al traffico normale anche l'accesso alle rampe della tangenziale. Un semaforo posto in questi luoghi è anche un semaforo dopo il quale non possono essercene più per chilometri e chilometri di strada, se si imbocca la tangenziale. Mentre se non la si imbocca, e si rimane per così dire globuli di un traffico normale, il prossimo semaforo potrebbe già illuminarsi all'incrocio successivo. Sicuramente chi guida prova sensazioni diverse, allo stesso semaforo, a seconda che intenda proseguire o svoltare sulla tangenziale. Nel secondo caso il semaforo è un ultimo intoppo, dunque è una cosa più saliente. Comunque, chi prosegue per la Palazzina di caccia una volta superato quel nodo semaforico, percepisce che la città è alle spalle. Ai due lati della strada rettilinea al fondo della quale il gioiello di Juvarra è in attesa a braccia a braccia quietamente aperte, ci sono due serie di poderi i cui mattoni bruni provengono direttamente da una vita che va a un ritmo diverso. Non è possibile prendere questo luogo per campagna, perché la scenografia - assolutamente umile e antiretorica - è a modo suo maestosa, ed è un peccato non percepire questo, non provare nemmeno un briciolo di stupore. Paradossalmente, l'occhio metropolitano, che deve continuamente essere portato a rapidi cambi di scena per non marginalizzarsi disadattato, non è altrettanto sensibile ai radicali cambi di scena. Ledue ali dei poderi che accompagnano verso la Palazzina di caccia formano con questa un sistema di grande intensità. Seil sole sta tramontando e la giornata è limpida e serena, tornano indietro, cioè lasciandosi alla spalle l'opera di Juvarra dopo averla magari circumnavigata, è bello infilarsi sulla tangenziale in direzione nord, perché c'è un breve periodo di tempo in cui l'arancio e il carminio e i rossi scarlatti e rosati del cielo sopra le Alpi rintoccano in un modo molto speciale dentro le plastiche delle luci posteriori delle automobili. Sentore di questi rintocchi si era già avuto al semaforo prima che scattasse il verde e si scendesseverso la tangenziale. In quella direzione la città è sulla destra. Nelle giornate di vento in alta quota, se le montagne sono innevate, può capitare di vedere direttamente di fronte attraverso il parabrezza la cima di un monte mandare un pennacchio laterale, bianco candido come polvere di cristallo. È la neve soffiata via dal vento: sullo sfondo del tramonto appare nitidamente. In queste circostanze tutti gli uomini e le donne che viaggiano sull'asfalto fonoassorbente della tangenziale vengono più facilmente interpretati come appartenenti a una medesima specie. Inoltre, nelle giornate calde abbassando il finestrino è possibile respirare una miscela profumata di gas di scarico, gomma abrasa, petali e acqua.

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