Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

alte spighe di un campo di grano cantando alla notte in felice sintonia con i compagni. Ma una notte all'improvviso il canto s'interruppe. Nel silenzio estrefatto della campagna si dilatarono ampie e minacciose vibrazioni, onde dolorose che sempre più si restringevano, l'accerchiavano: passi cadenzati e decisi, un fiottio di voci basse, il crepitare infine di piccoli fuochi che presto divennero alte e ardenti fiamme. I più lenti arsero sibilando, attorcendosi. Gli altri fuggirono senza riarsi, né mai voltarsi indietro. Quando la città scompave del tutto e di essanon percepì più suono, colore, vibrazione, Levia capì che la tiepida e molle primavera era finita, e la calura dell'estate e il buio dell'autunno da un'altra parte del mondo la chiamavano. Fu una fuga interminabile attraverso valli, monti, città della prima Sicilia e della seconda; poi ancora oltre, attraverso le insidie delle sonnolenti paludi pontificie che i fuggitivi con terrore oltrepassarono, a fatica sottraendosi al nero e malioso richiamo dell'acqua. Si fermarono infine nelle tranquille e solitarie colline del Granducato, ma riprese le forze, dopo qualche tempo, ripartirono: un'oscura forza li attraeva verso il cuore dell'Europa che, a Parigi, quell'estate batteva convulso. Durante quella sosta Levia aveva intrecciato nuovi ed effimeri amori: vibrava e correva controvento confusa alla luce, al vento, al sessodell'amante. Sommersi nell'immemore presente l'incendio, la fuga, il nero gorgo. 311viaggio ebbe termine in una campagna di segale e d'orzo, vicino Saint Denis: un posto sicuro e abbastanza distante dalla trafficatissima rotabile tra Parigi e Versailles. A Levia tutto, in quel luogo, sembrò misterioso e intrigante, soprattutto le aggrovigliate vibrazioni, gli sconosciuti barbaglii che in ampie volute si propagavano da un invisibile centro. Per giorni, trascurando amori e cibo, cercò inutilmente di identificarli finché un irrefrenabile impulso la spinse a lasciare i compagni in cerca del loro ignoto centro di provenienza. Fu attratta dai tetti rossi di una grande città che attraversò, fermandosi infine in una grande piazza. "Justice, Pain, Egalité, gridava in quel momento il birraio Santerre e insieme a lui tutta la folla - plebei, soldati, mercanti, ma soprattutto artigiani armati di pale, falci, forconi, fucili o semplici bastoni - che, superato il fossato, appiccò il fuoco alla medievale e turrita Bastiglia: inestinguibile grido e inesorabili fiamme che, da quella piazza trasbordando, risalirono come rifratta eco l'ascendente millennio." Ma per Levia tutto questo non era parola, né visione, né previsioAlla fine d'Agosto -quel giorno a Parigi, tra l'esultanza popolare, l'Assemblea Costituente proclamava la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino - un cieco istinto spinse Levia a gettarsi, insieme ai suoi compagni, in uno stagno nei pressi di Sain Denis, con una collettiva morte per acqua portando a compimento il suo oscuro destino d'insetto senza storia. Era una cavalletta che leggera e fuggevole transitò nell'esistenza, tra la primavera e l'autunno del 1789. "MeravigliaveramentereligiosaN. ell'infinitomaterialechesiapresotto i miei occhivedoun rassicurantienfinitomorale"scrivevaneL'insetto,pubblicatoaParigi nel1857,)ulesMiche/et-grandissimostoricodellaRivoluzionferancese,maanche affascinato sservatordei insetti,uccellip, esci,montagne - checonlastessatensione sentimentale intellettualeamòe indagòlastoriae lanatura. Seneldisprezzatoemarginalemondodegli nsettiMiche/etvidereligiosamente rilucerebellezzaeamore,intelligenzaecreativitàche,per lui, nell'esemplaroerganizzazionesocialedi apieformichetrovano la più altasintesi,ilgrandeentomologo Jean-HenriFabre,qualchedecenniodopo,vedrà,nell'insettoe nellesuemisteriose metamorfosiu, nenigmache,al di làdiogniapparenteechiaraformulazioneteorica,restanellasuaessenzavitale,indecifrato. Lavitaeffimeraemetamoifìcadell'insettos,oprattuttodellecavalletteo, ffa - scinòancheilcaltagironesBeiagioCrescimone,membrodellaSocietàlinneanadi Parigid, ellagioieniad1Cataniaecc.,chenel1833, perla tipografiaMontalto, diedeallestampeil libro"Osservazionsiullavitadellecavallette suimezziperdistruggerle". In Sicilia - e, nellospecificoa, Caltagirone-frequentissimfuerono infattinei secolpi assatile invasiondi ellecavallette-le biblichelocuste-pergli esseriumani doppiamentecalamitosed;avive,famelichesterminatricdi i ogniraccoltod, amorte -ammorbando l'ariaeappestandol'acquadistagnif,iumi, torrentidoveandavano agettarsi,causadi letaliepidemie. Continua fa perciòneisecolilaguerratra uomini ecavalletted, i cui a voltere - stamemoriascritta:epica,adesempio,quellacontrol'invasionedi cavallettedel • 1789 chedesolòlecampagnedelValDemone,vittoriosamentceondottadalbarone SilvioBonannodiRosabia. All'invasionedicavallettecheduròtreanni, dal 1829 al 1831, eagliuominie aimezzichelaCommissionpeer l'estirpaziondeellecavalletteapprontò,siriferisceil librodiBiagioCrescimonep,iù cheai mezziealletecnicheper lalorodistruzione sempretuttaviacoscienziosamenrteiferiti-sembra vivamenteinteressatoalleloro ne. solo cerchi, vortici, nodi, pulsanti radiazioni di un ignoto reale fuo.~------------------ .. ri campo: quel mondo della storia da cui la sua animalità la esci deva, abitudinidi vita:unafelicedimensionedi libertàrispettoalla condizioneumana,dolorosamentecompressatraresponsabilitàepregiudizi. ma la cui sconosciuta pressione sentiva in ogni cellula del suo corpo, come se la forza d'urto di quel 14 Luglio volesse spezzareanche le ferree leggi della natura, giungere alle creature minime, lanciare a eh'esse nell'appassionato tumulto. Sbattuta dagli urti di quel tremendo campo d'onde riuscì con un estremo slancio a regredire da grondaia a grondaia, da tetto a teno, da palazzo a palazzo fino ad esserne fuori. Ritornò dai suoi compagni e con loro, senza mai più avventurarsi nella fatale città, rimase ad attendere la fine dell'estate, continuando ancora a cantare alla notte, ma ogni notte con una sintonia sempre più flebile e disperata: una sorta di irreversibile vuoto cresceva sempre più, sempre più assumendo le liquide e oscure sembianze dell'acqua. Constuporeeammirazione - maancheconunasortadi malinconicanostalgiad, iaffettuosa invidia - osserva talproposito "LeCavallette stinguonola lorolibidine,e nonconoscongoli stralidellagelosia,vivonoinsocietàenonsidisturbanocollaguerra,trovanodei cibieplacidamentelidivorano,nons'infastidisconpoerl'allevamentodellaprole, nonfaticanoper leprevision.i.. Insommabreve è lalorvita,mainmaggioprarte felice."

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==