Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

• nlCacConlol Maria AttanaJio Morte per Acqua Maria Attana6io è nata nel 1943; !Vive e lavora'belicemente a Caltagirone. Autrice i liriche e p o6a, ha pubblicato veni nei Quaderni della Fenice (Guanda 19 9), la raccolta "Nero barocco nero" nei Quaderni d Galleria (l982) e, per le edizioni La vita uelice, il volum@ • Bro6 e orte". Ee le e'élizioni Selleria è appar6o ~ il racconto "C@rreva l'anno 1698" e, di proMima pubblicazione, la -raccolta pre6o il te6to che qui re6entiamo I[ I suo pensiero non si trasmutava in armonia di pentagramma o di concetto, né si coagulava in parola: centro di un mutevole campo d'onde che dall'aria, dalla terra arrivavano a lei, l'attraversavano. In base a esse lei distingueva il mondo e da esso si distingueva: vibrazioni, accensioni, impulsi, ora densi e profondi, ora sinuosi ed epidermici, ora terrifici e paralizzanti, come il nero vibrare di ogni acqua - fiume, stagno, cisterna - che con l'urgenza di un inarrestabile precipitare l'invadeva. Durava soltanto un attimo di un attimo perché in lei l'esperienza non diventava mai memoria, compiutezza di pensiero, conoscenza, ma era invalicabile presente, effimera percezione del suo esile corpo, della sua minuscola testa cavallina. Deforme si sarebbe detta, se a lei si fosse stato applicato l'aureo canone dell'armonia e della divina proporzione che proprio in quel tempo Winkelmann teorizzava, bellissima invece, se, per definirla, si fossero considerate la delicata colorazione del suo corpo, la vibratilità degli arti, e la grazia e la curiosità con cui attraversava l'esistenza: disponibile a ogni piacere, a ogni volutta, il desiderio del nuovo tutta la faceva scintillare, alla monogamia preferendo sempre nuovi amori. Lei non aveva nome, ma se uno ne avesseavuto, Levia sarebbe stato il più adatto alla leggerezzadel suo esistere: libertina e mutevole, amava ed era amata, smemorata vivendo, nel declinare del Secolo dei Lumi, la nicciana eternità dell'attimo, il fuggevole. Inevitabile, però, la procreazione: neonati che lei svagatamente abbandonava. Si preoccupava soltanto di preparare loro un sicuro rifugio dove potessero crescere, svilupparsi, tre volte morire e tre volte rinascere dal buio della metamorfosi. Ma più che una fatica, era un gioco. I suoi amanti, che spesso l'aiutavano, all'improvviso a sua insaputa l'accerchiavano prendendo lascivamente piacere con lei e lei con loro: era la gioia smemorata e senza crepe dell'orgasmo che, generazione dopo generazione, oscuramente innerva ogni transitoria esistenza alla vita profonda e infinita dell'universo. 2. Levia aveva trascorso una tiepida primavera - e si accingeva a trascorrere l'estate- su un costone del versante orientale della collina, appena fuori le mura della città; di giorno scorrazzava in lungo e in largo per la campagna, di sera, paga di sessoe cibo, restava quietamente a respirare le lente e morbide ondulazioni provenienti dal blando chiarore dei lampioni a gas che, nell'alta città, già da nove anni fugavano il buio e la paura del buio, e avevano resa amica la notte ai suoi abitanti. Era infatti diventata una serale abitudine, per dame e cavalieri, lentamente scendere in allegre brigate per la nuova strada Carolina fino ai sedili del Tondo Vecchio intrecciando sguardi e clandestini amori; sistemati i cuscini sui sedili e più volte distribuiti sorbetti e bevande, i valletti attendevano poco lontano, talvolta con lo sguardo assorto negli squarci di cupo rosso in fondo all'orizzonte. Ignara del ritmo accelerato della storia, Levia restava distesa tra le

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