Q1-------+-----'1 s---------=--:!........___..:: l'-"----+-i I ______._._.,_.Gian..............,carlo . ,, ,_Ascari Mano difumetti f orse non molti se ne saranno accorti , ma tra le varie vittime degli sconvolgimenti degli ultimi anni, assieme agli stati dell'Est o all'alfabeto Morse, in Italia c'è anche il fumetto d'autore. Ese qualcuno volesse fare una verifica, sarebbe sufficiente rovistare in edicola tra cassette video, cd e cd rom per scoprire che non esiste più neanche una di quelle riviste mensili (a parte la storica eccezione di 'linus") che dedicavano le loro pagine a storie disegnate di un qualche spessore grafico e narrativo. Infatti oggi nella nostra editoria a fumetti esistono solo due grandi colossi della produzione seriale, Bonelli e Disney; mentre si dividono le briciole del mercato i super eroi americani, i Manga giapponesi e le testate erotiche. Del fumetto d'autore non resta traccia, se non in libreria con proposte a bassa tiratura un po' stanche e sciatte. Le cause di questa situazione sono molteplici, ma la più evidente è le crescita esponenziale in questi anni dell'offerte di immagini sui supporti più vari: video e computer offrono ormai una straordinaria mole di materiali iconografici fissi, animati, interattivi. Così, se fino alla fine del decennio scorso era ancora presumibile che qualcuno attendesse un mese per leggere il seguito di una storia e fumetti d'autore, oggi, lo stesso utente può accedere quotidianamente a un immenso repertorio di immagini che sostituiscono Tra Bonelli e Dioney, tra i Manga e i oupereroi americani, va in crioi la produzione d'autore. La via d'uocita in una riviota che cerca di unire intormazione e operimentazione il consumo di fumetti. È ovvio che in un simile panorama il primo segmento di mercato dei comics a crollare sia stato quello più esposto nella ricerca e nella sperimentazione; settori che, ad esempio, nel cinema e nel teatro sopravvivono solo grazie a finanziamenti pubblici. I comics, invece, sono strutturalmente legati alla produzione industriale, alla duplicazione, al supporto editoriale; non esistono se qualcuno non li stampa e nessuno li stampa se non c'è mercato per loro. Eccoperò che, in questa non facile situazione, c'è chi decide di cercare una via d'uscita e le cerca in alto, nella costruzione di un prodotto raffinato e complesso: una rivista-libro dal nome breve e chiaro, "Mano". "Mano 2" Mano edizioni 256 pag. L. 29.000 "Mano". diretta e prodotta con grande perizia da Maria Giovanna Anceschi e Stefano Ricci e di cui è da poco apparso in libreria il secondo numero, non è però solo uno spazio per il fumetto, ma propone tutto quanto collega l'alto dello scrivere con quello del rappresentare con immagini dal cinema alla pittura. Eccodunque che, se nel primo numero apparivano materiali di Alfred Kubin, Diane Arbus, Antonin Artaud, Balthus, Terry Gilliam, Peter Greenaway, Ben Shan, in questo possiamo trovare testi e immagini di Heiber Muller, Ettore Sottsass, Henri Michaux, Lorenzo Mattotti, Francesco Clemente, Stefano Ricci, Art Spiegelman, lgort, JosèMurìoz e Carlos Sampayo, David Mazucchelli, Gianluigi Toccafondo. Ma, oltre questo poderoso elenco di contributi, ciò che rende "Mano" un episodio davvero nuovo e raro sono alcune caratteristiche particolari. Innanzitutto si tratta di un'iniziativa autogestita che dimostra nei fatti come ancora sia possibile realizzare un oggetto editoriale di alta qualità al di fuori delle strutture ufficiali; potendo sperare- èun augurio- sul recupero di quel pubblico che via via si era presentato nei decenni attorno ai settanta. Poi "Mano" è un prodotto in bianco e in nero che, grazie a un'attenta selezione di immagini, sa trasformare questo, che potrebbe essere un elemento di debolezza, in un punto di forza. Inoltre è una rivista che, sfuggendo qualunque vacuo dibattito del tipo "Il fumetto è arte?", si limita ad accostare ottimi materiali di autori di varia provenienza senzamediazioni critiche. Infine "Mano" ha esaurito la tiratura del primo numero e ha già dovuto ristampare il secondo. Quest'ultimo dato è forse il più interessante, perché è il più inatteso. Dimostra come a volte la via più difficile sia anche la più praticabile e come oggi la questione reale, per chi lavora con immagini non omologate, sia quella di costruire nuove forme produttive, dentro e contro il mercato esistente. Una scommessache, per ora, "Mano" sta vincendo a mani basse.
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