Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

• sembrava colpire personaggi di sempre più alto profilo. Poi uscì di senno. Il dottor Benedikt lo prese in cura nel febbraio del '62. Fedele ai propri principi, iniziò col combattere la fobia per il disordine che - scoprì - accompagnava Providence fin da bambino. Poi puntò al cuore del problema: e in soli quattordici mesi di terapia indusse il suo paziente ad accettare la propria omosessualità e a non nasconderla più. La famiglia reagì con composto smarrimento. Providence riprese a lavorare e ritrovò un certo equilibrio psichico. Per la sua completa guarigione mancava un ultimo, fondamentale, tassello: quello che nel linguaggio del dottor Benedikt veniva definito come "la riappropriazione dello shock". "Dottore, Lei vuol dire che dovrei tornare a cacciarmi in un cinema di periferia con uno di quei benedetti ragazzini?" "Anche in una sauna può andare benissimo." Providence Providence rimandò la cosa per mesi. Un sottile terrore gli serpeggiava nell'animo riuscendo ogni volta, sul più bello, a bloccarlo. Ma il dottor Benedikt, con cinismo da scienziato, continuò a incalzarlo, implacabilmente. Alla fine, ebbe ragione dei timori del suo paziente. Il 22 novembre 1963Providence Providence si trovò a uscire dalla toilette del Lincoln Center di Seattle con il viso arrossato, la camicia fuori dai pantaloni e, nell'animo, l'impressione di esser tornato alla vita. Erano le 12e 30 del mattino. In quel preciso istante un proiettile spappolava il cranio di John Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti d'America. Con cortese ma ferma decisione il dottor Benedikt si rifiutò sempre di commentare il singolare epilogo del "caso Providence". Però è noto come, qualche mese dopo i fatti raccontati, abbandonò improvvisamente i suoi pazienti e la sua attività universitaria per ritirarsi a vita privata nella sua residenza estiva di Corfe. Lì lavorò per anni e anni silenziosamente, all'opera che nelle sue intenzioni doveva dire la parola definitiva sulla sindrome Boodman. I pochi che poterono frequentarlo in quel periodo testimoniano di un suo progressivo decadimento fisico e psichico. Tutti sono concordi nel testimoniare che cadde vittima di violente angosce e di prolungate crisi depressive. In particolare, maturò una fobia impressionante per l'atto di scrivere: era letteralmente terrorizzato dall'eventualità di fare errori di ortografia, ai quali attribuiva enormi e distruttivi poteri maligni. Divenne incapace di scrivere, materialmente, alcunché: inorridiva davanti a una macchina da scrivere e non poteva sopportare la vista di una matita o di una penna. Si dovette ricorrere a una dattilografa che scrivesse sotto dettatura. A questa particolare circostanza, la già citata monografia del professor Adelgrass dedica un intero capitolo, il ILmio nome è Benedict. penultimo. Vi si adombra l'ipotesi, suffragata da alcune testimonianze, che il dottor Benedikt non fosse esente da un principio di sindrome Boodman, e che sostenesse di aver smesso di scrivere dal giorno in cui, per una semplice svista di ortografia, aveva causato il ribaltamento di un bus delle linee londinesi e il conseguente decesso di sei persone. Tale tesi è stata peraltro radicalmente ridimensionata da un saggio di Goddark pubblicato due anni fa in Inghilterra. Lepolemiche che ne nacquero hanno trovato sufficiente eco nell'ambiente da rendere inutile, qui, il ricordarle. Sta di fatto che il libro a cui il dottor Benedikt lavorò negli ultimi anni ci è giunto nella forma di seicentotredici cartelle dattiloscritte e senza l'ausilio di appunti preparatori o chiarificatori. Come è stato unanimamente rilevato dagli studiosi, trattasi di un testo in larga parte incompleto, abbozzato erapsodico. I pochi passi dotati di una sufficiente disciplina logica risultano incomprensibili o insignificanti. Molte sono le pagine palesemente prive di senso compiuto. A dispetto di tutto ciò, la sindrome Boodman è ormai ufficialmente accettata dalla comunità scientifica e appare in tutti i principali testi di storia della psichiatria. Sottoposte a parziali e secondarie revisioni, le teorie del dottor Benedikt rappresentano ancora oggi lo strumento migliore per studiarla e curarla. Molti allievi che su di esse si sono formati svolgono intensa attività terapeutica in tutto il mondo, ottenendo rassicuranti risultati. Un premio Benedikt è stato quattro anni fa fondato a Copenaghen per premiare i più brillanti esiti terapeutici. È curioso annotare come proprio quest'anno sia stato assegnato al dottor Grammy, nipote per via materna del più volte citato giudice Boodman. Quanto al dottor Benedikt. si è ucciso con del veleno per topi il 26 aprile 1986 (non è mancato chi ha notato una singolare coincidenza con il disastroso incidente incorso, quel giorno, a una centrale nucleare sovietica, in località Chernobyl). Prima di togliersi la vita, il dottor Benedikt scrisse di suo pugno - e con una meticolosa lentezza che non è difficile intuire dalla pulizia quasi infantile della grafia - un breve biglietto. Ne pubblichiamo qui, per la prima volta, il testo integrale: 'la chiave del garage è nel secondo cassetto a destra, in cucina. Salutatemi la signora Podder e ringraziatela per le gardenie. Il mio numero di telefono è 4423-8781.Il mio nome è Benedict. Cancaminin can-caminin spazzacamin. Andate in culo tutti. In culo, in culo, in culo. Vivere è un casino. Morire non sarà più difficile che bere un bicchier d'accua". Pergentileconcessionedi Mari ettiEditore Can-caminin can-cam <Spazzacamin.

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