Non è bacile L uomo che cau&ato la prima Cat &troie nucleare sull'argomento, pubblicato dalla prestigiosa "International Psychiatric Review" nel marzo del 1954. L'accoglienza degli studiosi fu tiepida. Lo stesso professor Adelgrass, nella sua già citata monografia, ammette che in quella prima e provvisoria stesura la teoria di Benedikt tradiva una certa fragilità d'impianto e qualche deduzione affrettata. Sulla base dei casi studiati, il testo fissava due principi atti a spiegare la genesi del male e le linee portanti di un'eventuale terapia: 1) gran parte dei soggetti colpiti dalla sindrome coltivava una più o meno sotterranea ossessione per l'ordine. Nell'attribuire nessi precisi tra gesti insignificanti ed eventi clamorosi si manifestava l'esigenza di "controllare" la realtà attraverso la certificazione di oggettivi rapporti di causalità. Il fatto che questa attribuzione portasse a precise e dolorose assunzioni di responsabilità era considerata una sorta di garanzia dell'autenticità del processo. Il dolore e il complesso di colpa che seguivano al gesto compiuto e alle sue rovinose conseguenzeerano inconsciamente vissuti come prezzo della liberazione dall'angoscia di un caos indistinto e incontrollabile; 2) nella stragrande maggioranza dei casi studiati (181 su 218) il gesto scatenante la sindrome era un gesto colpevole: o quanto meno era vissuto come tale dal soggetto malato. Il fatto che portasse a conseguenze pubbliche e drammatiche diventava così il meccanismo attraverso cui la colpa veniva smascherata e punita. La sproporzione tra colpa e castigo (così evidente, ad esempio, nel caso del giudice Boodman) indicava altresì una sotterranea forma di megalomania o la presenza di grosse frustrazioni esistenziali. Buona parte dei soggetti colpiti dalla sindrome credeva di essere Dio o aveva messo in conto di diventarlo. Per quanto fragili e, in certa misura, ovvi, questi due principi ispirarono per tutti gli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta le ricerche del dottor Benedikt. Approfonditi e aggiornati, compaiono in tutte le sue successive pubblicazioni, accolte dalla comunità scientifica con un interesse via via crescente. Mentre giungevano i primi riconoscimenti ufficiali, il dottor Benedikt si dedicò a sperimentare terapie diverse su soggetti volontariamente offertisi alle sue cure. Fu questa, forse, la parte più affascinante del suo lavoro. I successi collezionati in breve tempo lo portarono a considerare con serietà l'ipotesi di potersi ritenere uno psichiatra di successo. Lo reclamavano, dalle più diverse parti del mondo, i malati più strani: tutti, in qualche modo, affetti da sindrome di Boodman. Il dottor Benedikt selezionava le richieste e si dedicava ai casi più interessanti. Fu nell'estate del 1961 che, tra gli altri, si rivolse a lui un antiquario di Seattle. Si chiamava Providence Providence. Per una sorta di puerile istinto di complicità, il dottor Benedict Benedikt accettò di occuparsi di lui. Sembrava una decisione da nulla. Come si vedrà, non lo era. Providence Providence aveva 51 anni, una moglie cattolica di sei anni più giovane, e due figli: Arthur (militare di carriera) e Anne (insegnante di educazione fisica in un college nel Maine). Una famiglia felice. Tutto faceva presagire, per Providence Providence, una serena terza età. Ma, volendo attenersi ai fatti, non si può non registrare come, il 12 luglio 1960, l'antiquario di Seattle si trovò a seguire un ragazzodi cui non avrebbe mai saputo il nome fin dentro al cinema Stars e, in seguito a pochi ma significativi preamboli, a consumare la sua prima esperienza omosessuale tra le sedie di legno del suddetto locale. Erano le cinque del pomeriggio. Alla stessa ora, a non più di cinquecento metri dal cinema. un proiettile spezzava la spina dorsale di Wallace Ridde, proprietario di una catena di alberghi e senatore dello Stato. Non c'era nessuna ragione per collegare l'impensabile e deplorevole incidente accaduto allo Stars e l'efferato omicidio: e infatti Providence Providence, per quanto fortemente turbato da ciò che gli era successo, non li collegò. Ma la singolare coincidenza gli tornò alla memoria quando, un mese e mezzo dopo, il capo della polizia locale fu trovato impiccato sotto il Jefferson Bridge. Lamorte fu fatta risalire alla sera del 22 agosto: in quel momento Providence Providence era in un garage a consumare con sorprendente soddisfazione la sua seconda esperienza omosessuale con un assicuratore newyorchese di 26 anni. Providence Providence cominciò a trascurare il lavoro, ad apparire stranamente scostante con gli amici e inspiegabilmente taciturno in famiglia. Nei sei mesi che seguirono lottò segretamente con le proprie inaspettate inclinazioni, imponendosi una severa disciplina di vita. Ma poiché, come più volte è stato verificato, la carne è debole, si ritrovò per ben tre volte a ricadere in quello che non esitava a considerare un infame peccato. A farne le spese, con disarmante puntualità. furono: Jeff Cosman, avvocato e candidato al Senato, perito in un incidente stradale la cui dinamica non fu mai chiarita, Bill Wright, dirigente sindacale di Seattle, vittima di un attentato di chiaro stampo mafioso, e Kurten Callemberg, colonnello dell'esercito e consigliere militare del Presidente, ripescato nelle acque del Blatt Lake con un'incudine da 43chili legata alle caviglie. Providence Providence registrò con flemmatica scientificità le tre coincidenze. Fece in tempo a notare che. di volta in volta, la disgrazia •
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