/' / ' -, ~ 'Ì • ta come sindrome Boodman. Ad essa il dottor Benedikt dedicò tutta la sua vita, con una dedizione e un'intransigenza tali da procurargli una cattedra all'Università dell'Oregon, la stima del mondo scientifico internazionale, un considerevole conto in banca, un divorzio, periodici disturbi al duodeno mai sfociati in una vera e propria ulcera e, negli ultimi anni, un curioso tic che lo portava a contrarre improvvisamente tre dita della mano destra lasciando tesi e irrigiditi l'indice e il mignolo. Lacuriosa coincidenza del risultato finale con un volgare gesto dal significato inequivocabile rendeva la cosa, com'è comprensibile, particolarmente penosa. Da principio (come ha splendidamente raccontato Joseph Adelgrass nel suo encomiabile Doktor Benedikt. Das Leben, Das Werk) il dottor Benedikt si preoccupò di censire un numero di casi clinici sufficiente a giustificare la definizione di una vera e propria sindrome. Sapeva che il giudice Boodman non era un'eccezione insignificante ma la punta di un grande iceberg clinico. Lui era uno: doveva trovare gli altri. Spedì questionari a tutti i colleghi con cui coltivava una certa consuetudine e si impegnò personalmente in un capillare lavoro di indagine. I sei quaderni in cui annotò i risultati del suo lavoro (e che sono stati meritoriamente riportati alla luce dal già citato professor Adelgrass) testimoniano le difficoltà che segnarono, in una prima fase, l'impresa. 14 marzo Sig. Burt Malone "Hamai potuto verificare delle curiose coincidenze tra avvenimenti della sua vita privata e significativi eventi storici?" "Lamia vita privata è un evento storico." "Prego?" 21 aprile Signa Aurelia Crofft "Le è mai capitato di notare come certi suoi piccoli gesti avessero indirettamente causato clamorose catastrofi dell'umanità?" "Senti tesoro, io i soldi li prendo per scopare. Se ti va di parlare aggiungi un bel centone e lo dici chiaramente, ok?" Ben presto, tuttavia, incominciarono ad arrivare le prime, significative conferme. Un fabbro dell'Ohio gli scrisse per confessargli che non poteva picchiare la moglie senza che, simultaneamente, deragliasse un treno della Burton Railways Company: allegava documentazione (ritagli di giornali e foto della moglie con ecchimosi). A Stoccarda viveva un professore di matematica che non poteva masturbarsi senza provocare, nel sud d'Italia, più o meno ingenti scosse di terremoto. Un sir di cui è prudenza tacere il nome si era suicidato non riuscendo a liberarsi dalla convinzione di aver causato il naufragio del Titanic: alla stessa ora dello stesso giorno aveva lasciato la stanza dell'albergo Titanic di Bristol portandosi via l'intero set di asciugamani. Un farmacista dell'Essex causava epidemie nel Terzo Mondo ogni volta che calpestava un tombino (menava ora vita ritirata in un paesino della campagna irlandese), la moglie di un apprezzato chirurgo francese scatenava violentissimi tifoni nell'Estremo Oriente ogni volta che cucinava melanzane fritte, un pianista russo aveva smesso di eseguire in pubblico la Ballata op. 23 di Chopin dopo aver verificato che la cosa, in passato, aveva causato, con disarmante puntualità, la morte di una qualche star del cinema. Nel giro di un paio d'anni, il dottor Benedikt riuscì a mettere insieme 218 casi di accertata sindrome Boodman. E fu sulla base di una simile, non irrilevante casistica che redasse il primo studio ufficiale
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