aggiunto, se vogliamo, un tratto psicologico: nel nord c'è quello che chiamerei un nemico possibile, vale a dire la Serbia. Nel sud c'è, a livello molto inferiore, un conflitto storico con certo sciovinismo greco. È vero anche, infine, che negli anni '40 il movimento comunista era nato nel sud, che tutti i maggiori dirigenti che hanno governato fino a pochi anni fa erano originari del sud. Quindi una classe dirigente meridionale, mentre al nord si è sempre coltivata di più l'idea di un'Albania etnica, la Grande Albania. Quella che, per intenderci, era appoggiata dai nazifascisti durante la guerra. E: non c'è il ril>chio che quel>ti biumi più o meno wtterranei vengano alla wperuicie in modo caotico e dil>ordinato? Non mi pare, e mi spiego. Dal punto di vista storico queste differenze sono strutturali o congiunturali? A mio avviso sono congiunturali. Appartengono cioè al secondo dopoguerra, non hanno radici storiche. Faccio un esempio. Seè vero che al nord ci fu, soprattutto a Scutari, una forte resistenza al comunismo che s'installava, accadde anche al sud, dove nacque il Fronte nazionale anticomunista. È vero che il fondatore dell'indipendenza nazionale lsmail Qemal, nel 1912, era originario del sud, di Valona. Ma è vero anche che il suo braccio destro militare, Isa Boletini, era un capoclan del nord. Per dire che alla nascita dell'Albania c'era un progetto politico comune. Eancora prima vorrei ricordare il "rinascimento nazionale" in rapporto ai turchi. Insomma l'Albania storicamente esiste nella sua unità. Le differenze possono essere religiose, territoriali ma non hanno mai trovato identità politica. Veniamo dunque all'oggi. PoMibile che un l>imile l>conquaMo nal>ca dalla pur graviMima cril>i delle uamoM "wcietà piramidali"? È possibile sì, se si considerano le società finanziarie come la punta dell'iceberg della crisi albanese. Quando cadde il comunismo, all'inizio degli anni '90, il movimento democratico era presente a nord e a sud. Berisha ebbe l'appoggio di tutti. Oggi nel sud prosperano invece i "comitati di salute pubblica". Perché? Non va dimenticato che il centro della rivolta è Valona, e che a Valona aveva sede la più importante di queste società, la "Gialica". Funzionava con i soldi della gente del sud e con le rimesse degli immigrati in Italia e in Europa. Era uno specchietto per le allodole. Un modo di arginare, attraverso il più vistoso e apparentemente redditizio dei capitalismi, la possibile "revanche" degli ex-comunisti. Va ricordato anche che in questi ultimi anni l'Albania ha conosciuto il più importante movimento migratorio interno della sua storia. Naturalmente dal nord al sud, dalla montagna alla pianura. È stata la conseguenza del diritto di spostamento, che prima non esisteva. Si è diffuso il piccolo commercio, quello dei chioschi e degli ambulanti. li fatto che sia stato il sud a rivoltarsi è soprattutto la conseguenza di un arricchimento promesso e mancato. li rapporto tra nord e sud non c'entra molto. Si parla l>i l>parizione dello Stato. di caol> totale. C'è qualcow l>Ucui ricol>truire. oppure proprio niente? Perchè La dibberenza tra niente e poco. in quel>to cal>o, potrebbe eMere di enorme importanza ... Parlerei di una situazione di "multipotere". Vedo cinque livelli diversi. Lacapitale Tirana e i suoi dintorni, dove l'influenza del potere centrale è debole e problematica, ma c'è anche nell'amministrazione. Poi c'è Scutari, nel nord, dove governa la destra, e curiosamente la macchina amministrativa è rimasta in funzione. Scutari è una città normale. Ci sono poi i comitati degli insorti, il cui potere non è strutturato ma che tentano di mettere un po' di ordine nelle città. Convivono con i poteri locali che appartengono ancora alla struttura statale centrale. Per fare un esempio: ad Argirocastro, nel sud, esistono un prefetto e un sindaco, e il comitato locale non ne ha chiesto l'allontanamento e ancor meno la testa. Esistono infine i figli del caos: bande armate che sono un potere nella misura in cui lo esercitano in unostato di natura, dove gli individui non sono protetti. Qual è dunque La l>trada per convogliare quel>ti poteri veno il bine comune della ricol>truzione nazionale? Lo ammetto: non lo so. Ho solo qualche idea. Non credo per esempio che l'Europa occidentale possa limitarsi ad aiutarci ad affrontare l'urgenza. Distribuire viveri e medicine d'accordo, ma c'è bisogno di strutturare un'economia. Quindi investimenti programmati. E un piano di questo tipo non l'ho visto né lo vedo all'orizzonte. L'Albania era fino a ieri un regime totalitario, dove cioè tutto era finalizzato al controllo politico del paese. Non c'era quindi nessun tipo di economia degna di questo nome. È' in questo vuoto che, caduto il regime, sono prosperate le società finanziarie. In secondo luogo noi albanesi dobbiamo darci non solo "la" democrazia, ma scegliere un modello istituzionale. Oggi c'è una democrazia parlamentare, ma essendo il parlamento monocamerale Le foto di questo serviziosonodi EligioPaoni Agenzia"Contrasto" che elegge il presidente, ed essendo il presidente rieleggibile, facile pensare che spenda molte, moltissime energie nel controllo di quel parlamento, figlio a sua volta di un elettorato molto fluttuante. In terzo luogo la farei finita con l'anticomunismo come arma politica. Cinque anni fa il partito democratico di Berisha non aveva un passato. Oggi ce l'ha. Enon può continuare a criminalizzare l'opposizione democraticamente eletta definendola "un pericolo per la democrazia". Credo che ambedue le forze politiche, il partito democratico e i socialisti, debbano guardarsi allo specchio e fare autocritica pubblica, ognuno per il suo livello di responsabilità, anziché ricorrere ad anatemi puramente demagogici. Altrimenti non ne usciamo. Si <'.>enteuropeo? Vede, io considero l'Europa come una grande metropoli.C'è una città, che è l'Europa occidentale. C'è una periferia immediata, e sono i paesi dell'est. C'è una periferia lontana, una "banlieue", e sono i Balcani. L'Albania sta nei Balcani. Per questo vorrei che la "città" europea avesse una volontà politica d'integrazione della sua "banlieue". Non immediata, per carità. Ma che ci accenda una prospettiva, un lumicino in fondo al tunnel. Aiuta molto, quando il buio è totale.
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