piedi. Savino è riuscito a salvare i suoi pomodori secchi.Lasquadra dei saccheggiatori è riuscita a raggiungere soltanto la serra. Ha aperto uno squarcio nella plastica e poi è fuggita. I danni maggiori li ha fatti il vento che si è ingolfato sotto il tendone uccidendo centinaia di piantine. Adesso il lavoro è ripreso e, nel vapore malsano della serra, Artur l'agronomo innaffia le piantine, cercando di riguadagnare i tre milioni vaporizzati dalle finanziarie. Avrà bisogno di tempo perché guadagna a stento duecentomila lire al mese. Nella garitta accanto ai trattori, un guardiano armato pagato quasi il doppio si stiracchia dentro un'improbabile divisa grigia con scritto "Policja".Nella campagna tutt'intorno si spara in aria e si accendono falò. li pizzo o il suo succedaneo (la protezione armata) costituiscono ormai, oltre al saccheggio, l'unico grande business del naufragio albanese. Chi ha lasciato l'azienda o per qualche motivo era assente durante i giorni della rivolta, trova soltanto i muri e a volte neppure quelli. La fabbrica di cellulosa di Leza,un impianto statale a 60 km a nord di Tirana, sembra barcollare su piloni scarnificati. Lepareti sono scomparse. Camion. furgoni e carretti trainati dagli asini vanno e vengono carichi di mattoni e rottami di ogni tipo. Laspoliazione dura già da un mese, ma solo a un chilometro di distanza davanti alla banca, bruciata, la polizia continua a occuparsi del traffico con i mitra ciondoloni. A Zaller, in un cantiere vicino a Tirana, hanno rubato persino i nastri trasportatori, persino le tazze dei gabinetti. li saccheggio passa come un fiume in piena, è un lavoro da termiti, che lascia paesaggi alluvionali, desertificati. Si salva solo il cemento e la pietra come nei bombardamenti nucleari e l'intera storia recente dell'Albania potrebbe essere classificata per cicli di saccheggi come ere geologiche. Nel 1992 il primo effetto delle privatizzazioni di Berisha fu la spoliazione delle fabbriche di Stato. Squadre di guastatori le assaltarono su commissione, qualcuno le voleva deprezzate per comprarle a minor prezzo. Oggi il fenomeno si ripete con le aziende italiane e secondo alcune voci certi saccheggi avvengono addirittura su commissione dei paesi vicini, come la Bosnia, bisognosa di materiali per la ricostruzione, oppure delle mafie del Kosovo e della Macedonia che approfittano del disordine per compiere raid nella nuova terra di conquista. li collasso del Leviatano, dello stato, lascia la società civile alla libera iniziativa di bande armate che si spostano come in Mad Max con mitra, bulldozer, dinamite e camion su quella che è diventata una terra di nessuno, in cui ogni cortile, ogni casa. diventa un forte da difendere. Per questo si spara in aria. Per segnalare che si è armati. Perché l'assalto potrebbe arrivare da chiunque: dai vicini di casa o dalla borgata più lontana. Gli oggetti più caratteristici del paesaggio albanese, i rottami e i bunker sono i simboli più eloquenti delle due dimensioni della "rivolta" albanese: il saccheggio e l'assedio. La "guerra fra condomini" che ha diviso la Bosnia secondo linee etniche, in Albania è esplosa attorno ai pochissimi beni esistenti come un conflitto in cui non è neppure possibile distinguere ricchi e poveri. Chi ha un bene viene attaccato da chi non ce l'ha, oppure semplicemente da chi lo vuole ed entrambi attaccano quelli dello stato. "Sono calati dai paesi qui intorno", racconta Raffaello Tonon, un veneto che ha perso una fabbrica di scarpe ma è riuscito a salvare due cantieri "per fortuna i 'nostri' hanno reagito subito, e sparando sono riusciti a tenerli lontani". Checosa volevano? 'le valvole dell'acquedotto. Ce le ha affidate un'altra ditta perché le proteggessimo". Davanti a lui si allineano quaranta colossi metallici alti più di un metro, azzurri e talmente pesanti che chiunque avrebbe serie diffico1tà a trasportarli e a nasconderli. Elias Canetti racconta il suicidio degli Xhoas che immolarono i nove decimi del loro bestiame morendo poi in massa di inedia. Sta accadendo qualcosa di simile in Albania. Dopo mezzo secolo di comunismo ottomano e cinque anni di dittatura liberista, il paese divora se stesso, muore per autofagia. Le regole elementari che tengono insieme qualsiasi società, persino una tribù indiana o un gruppo nomade, saltano una dopo l'altra, in una fissione atomica che sembra inarrestabile. La crisi albanese spaventa perché prefigura in qualche modo il futuro di certe regioni italiane del sud. Quando mafia e 'ndrangheta saranno abbastanza forti infatti, e i giudici saranno definitivamente sotto controllo politico, non saranno più solo i beni privati a essere stretti nella morsa del pizzo e delle bombe, ma qualsiasi bene pubblico. L'operazione "Vespri siciliani", con i soldati davanti a ogni edificio pubblico anticipa già uno scenario del genere: la secessione della società dallo stato, la guerra civile come guerra fra civili, some assalto al supermercato. •
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