caro della corruzione nel paese. Un gigantesco contrabbando di petrolio, fatto con la completa copertura della Guardia di Finanza e con la protezione di una parte politica, che naturalmente ricavava vantaggi economici per il proprio partito e, forse, anche personali. Un grande marcio. Ma non a tutti piaceva che voi magi6trati lo mette6te allo 6Coperto. Ricorda. al riguardo. qualche epi60dio? Come no? Si capiva che il marcio era enorme e se ne capivano anche le ragioni. Ma proprio per questo non mancarono le reazioni. lo subii un attacco durissimo da parte dei socialisti dell'Avanti I. Quando arrestai alcuni personaggi, nonostante ci fossero tutti i presupposti per farlo, fui definito il magistrato con la clava. Dunque. "Mani pu/.ite". Nei primi tempi delle indagini 6iete 6tati o6Qnnati dalla gente, penino troppo. Poi c ·è 6tato un rattreddamento. Ora. da parte di certi ambienti politici. 6iete addirittura me66i 6otto accu6a. DoveMe dare una valutazione compleMi.va del/'inchie6ta. che co6a direbbe di "Mani pulite"? Cheè stata una delle esperienze più entusiasmanti della mia vita, sicuramente l'inchiesta più importante. Come coordinatore di queste indagini, capii subito che c'era un Di Pietro eccezionale. Senzadi lui non saremmo riusciti a formare quell'ufficio, che rese incredibilmente veloci le indagini. Un ufficio-pilota, perfettamente informatizzato, dotato di ufficiali di polizia giudiziaria specializzati. C'erano, quindi, tutte le premesse perché questa indagine andasse bene. Soprattutto c'era un Di Pietro, che era un lavoratore formidabile, con qualità investigative più uniche che rare. All'inizio, fra l'altro, Di Pietro era un ragazzo assai modesto. Ci teneva a sottoporre al vaglio dei colleghi il suo lavoro, a farsi consigliare. Dai primi interrogatori di Chiesa si capì che questa inchiesta avrebbe avuto risvolti clamorosi. Risultava evidente, infatti, che non si trattava di un singolo episodio del "mariuolo", come voleva far ritenere Craxi, bensì di una corruzione elevata a sistema. Ma a questo punto, proprio per i prevedibili sviluppi, era indispensabile che Di Pietro venisse affiancato da altri colleghi qualificati, che sapessero trovare un buon accordo di lavoro con lui. Perché dice que6to? Aveva un brutto carattere Di Pietro? [ra dibbicile andare d'accordo con lui? Diciamo che mostrava una forte personalità, con una tendenza ad accentrare su di sé tutto il lavoro. Ma io avevo visto, in una precedente inchiesta, che Di Pietro e Davigo avevano lavorato bene assieme. Inoltre, avevo anche avuto modo di apprezzare le capacità tecnico-giuridiche di Davigo. Dissi allora a Di Pietro: guarda che tu questo processo non lo puoi fare da solo. Lui, all'inizio, oppose delle resistenze, peraltro comprensibili. Poco dopo, venne chiesta la riapertura dell'inchiesta per la vicenda della vendita degli immobili del Pat (Pio albergo Trivulzio). Questo mi consentì di inserire nella squadra il collega Colombo, facendo trovare Di Pietro, che scalpitava, di fronte al fatto compiuto. Ricordo che parlai persino con la moglie perché lo convincesse che da solo non ce l'avrebbe fatta. Finalmente lui si convinse. Anche Borrelli fu d'accordo per Davigo. Mettemmo assieme, così, un terzetto straordinario: Di Pietro, Colombo, Davigo. Davigo è stato un altro elemento decisivo per la riuscita dell'inchiesta, sia per le sue capacità, sia per la prontezza nell'elaborare tutto quello che veniva raccolto da Di Pietro nelle indagini. C'è chi dice che il giudice deve e66erebreddo. di6taccato. perché. altrimenti.. viene meno la 6Ua terzietà. Tutto vero. e ■ Tribunale di Sorveglittnz.a Procura Cin;ondariale ,..._...,_ .,_ ........ ..., ... v.. •- --•~- Archivio Notarile , ............. - ......... Ordine Avvocati e Procurnto,i Avvocatura clello Stato Ufficio del Registro 1"9.-&,.optff•••n•!•loVl.of,~l.o È stata una delle esperienze più entusiasmanti della mia vita, sicuramente l'inchiesta P.iù importante. Come coordinatore ai queste indagini, capii subito che c'era un Di Pietro eccezionale. però voi avete tatto un'inchie6ta. che. volere o no. ha determinato uno 6Conqua66o politico con con6eguenze 6icuramente po6itive dal punto di vi6ta della pubblica moralità. Bene. che impre66ione ta quando un giudice. oltre ad accertare la verità. /'accerta in 6intonia con l'intere66e della collettività e. per di più. in modo co6ì protondo? Beh, noi abbiamo avuto la nettissima sensazione, per lo meno io. ma io sono ottimista per natura, che l'Italia, finalmente, sarebbe cambiata in meglio, in molto meglio, soprattutto per la partecipazione della gente a questo lavoro di pulizia. Lagente ci era vicina perché approvava il nostro lavoro. Non è che eravamo noi, come poi è stato detto, a cercare il consenso. Lagente sapeva, naturalmenmte, che c'era corruzione nel paese, che c'era chi rubava. Però, il fatto di apprendere, in forme così clamorose, che un presidente qualsiasi di un ente pubblico. come Mario Chiesa, potesse mettere assieme, per di più in poco tempo, una somma di sette miliardi, che poi erano molti di più, come subito dopo si seppe, ecco, questo credo che abbia sconcertato e indignato l'opinione pubblica. Come poteva non essere motivo di sdegno per una persona onesta, che suda le sette camicie per arrivare alla fine del mese, vedere che un pubblico amministratore, solo perché gestiva danaro pubblico, che maneggiava come fosse proprio, riusciva a capitalizzare, in pochi anni, cifre astronomiche? Ma voi come avete viMuto que6to momento. tutto 6ommato. e6altante? Noi l'abbiamo vissuto proprio così, in modo esaltante. Tutti quanti, infatti, ci siamo impegnati fino allo spasimo per scoprire quanto più era possibile e quanto più in fretta possibile perché ci rendevamo conto che se avessimo dato tempo alla classe politica di governo, sarebbe scattata sicuramente una reazione molto forte. Questa reazione, secondo me, non c'è stata, perché la sorpresa è stata enorme, anche per loro. Sono stati spiazzati. In primo luogo,
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