Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

D'Amhrosio,)amoralità d'ufficio nascondo, fu un grosso trauma. Non è che mi considerassi un ingenuo, ma, insomma. ero stato educato alla democrazia al liceo Genovesi, dove avevo avuto la fortuna di trovare insegnanti di grande spessore morale. Avevo vissuto, sia pure da ragazzo, la Resistenzae la liberazione a Volterra, in Toscana, in una zona, cioè, che aveva pagato un grosso prezzo alla riconquista della libertà. Avevo seguito con grande passione le cronache della Costituente, ed ecco che mi trovavo di fronte a comportamenti istituzionali francamente pericolosi per la democrazia. Con lei. come Pm, c'erano due magiotrati molto giovani.: Luigi Fia6conaro ed €mili.o AleMandrini. Come ricorda queMi due giovani6Mimi colleghi. che. allora. erano, 6i può dire. alle prime armi? Il primo impatto fu di grande perplessità, sostanzialmente negativo. Insomma, io ero allora un magistrato di 42 anni, con alle spalle indagini importanti e questi due ragazzi, sicuramente inesperti, si presentano nella mia stanza per dirmi di essere stati designati dal Procuratore De Peppo a seguire l'inchiesta sulla strage. lo sapevo, per la verità, che Alessandrini si stava interessando del terrorismo <<Ci tolsero l'inchiesta proprio quando avevamo capito che la chiave di volta di tutta l' in - chiesta erano i servizi segreti. Quando giungeIT?-mo a questo convincimento, com1nc1ammo a sentire Aloja, Maletti, Miceli, Henke, Genovesi e tanti altri>> neofascista milanese, delle Samin particolare. Questo attenuò un tantino le mie perplessità. Comunque, poco tempo dopo mi resi conto che quella scelta era stata particolarmente felice. Accanto a me avevo due magistrati di notevole valore. Alessandrini, fra l'altro, era dotato di una memoria eccezionale, con la possibilità, quindi, di stabilire collegamenti fra i vari fatti, con un vantaggio per le indagini facilmente intuibile. Fiasconaro, invece, aveva un fiuto formidabile. Con loro, insomma, ho lavorato benissimo. Assieme abbiamo combinato un sistema investigativo che ha dato, mi pare, buoni risultati. Dicembre 1974. La CaMazione vi toglie l'inchieota con l'ordine di trasmettere gli atti a Catanzaro. Si 6ono 6critte tante co6e 6U quella deci6ione. 6icuramente improvvida. A che punto era. in quel momento. la vootra inchieota? Ci tolsero l'inchiesta proprio quando avevamo capito che la chiave di volta di tutta l'inchiesta erano i servizi segreti. Quando giungemmo a questo convincimento, cominciammo a sentire Aloja, Maletti, Miceli, Henke, Genovesi e tanti altri dirigenti del Sid. Ma proprio quando stavamo concentrando la nostra attenzione investigativa sui servizi, arrivò l'ordinanza della Suprema corte, che io, come lei ricorderà. definii "abnorme". Epperò non c'era niente da fare. Il processovenne trasferito a Catanzaro. Successivamente quasi tutte le parti presentarono ricorso. Rammenta quale fu la risposta? Questa volta, la Cassazionedichiarò che il giudice D'Ambrosia aveva ragione, che, effettivamente due processi che si trovavano in due fasi diverse non potevano essere riuniti. Al momento della nuova decisione, però, le cose erano cambiate, i due processi erano giunti nella medesima fase e, dunque. si poteva procedere. Ancora una volta non c'era niente da fare. Una 6pecie di com.media alla Feydeau. inwmma. Una bebta. Ma per voi un 'etiperienza m.ol.to amara, anche 6e poi i magiMrati. inquirenti e quelli del primo grado di Catanzaro contermarono i voMri ri6ultati. Le ultime riwltanze. inoltre. vanno proprio nella direzione da voi i.ndicata. 6egno che avevate vieto gi.uoto. Da giudice iMruttore. poi. lei chie6e di po.Mare alla Procura generale. Com.em.agiMrato di quell 'Ubbicio - e queoto è un altro momento importante defila 6Ua attività - lei birmò. nel 1983. un ordine di cattura per Roberto Calvi. che venne arreMato e condotto nel carcere di Lodi. dove lei lo interrogò. Che im.preMione le tece queoto banchiere. anche lui uno dei protagoniMi negativi della otaria d'Italia? Beh, in quell'occasione emersero questioni che poi saltarono fuori in forme addirittura plateali nel corso dell'inchiesta "Mani pulite". Ciò che mi spinse a firmare il mandato di cattura fu la scoperta del tentativo d'inquinamento del processo. condotto addirittura a livello di vice-presidente del Csm,Zilletti, che poi fu costretto a dimettersi. Da Zilletti, fra l'altro, era stato chiesto al PgCarlo Marini di non designare per la istruttoria di quel procedimento né me né Urbisci, cosa che mi allarmò, dandomi la sensazione precisa che ci fosse dietro qualcosa di grosso, tanto è vero che quando Marini mi comunicò il contenuto della telefonata con quella richiesta, da lui respinta, mi venne subito da osservare che, stando così le cose. non c'era solo il processo valutario, ma qualcosa di più serio. Mi fecero vedere, allora, il fascicolo, che era stato trovato dai colleghi Turone e Colombo a Castiglion Fibocchi, che riguardava i tentativi di depistaggio. Fra i documenti sequestrati a Geli i, c'era anche quello famoso del Conto Protezione, che portava a Craxi. Ne risultava, in definitiva, la grande facilità di creare fondi neri per le società: poteva non fare impressione per gli Enti pubblici, costituiva una grossa sorpresa per i privati. Mi indignò la scoperta di questo mondo in cui era possibile, praticamente, fare tutto, passando sulla testa degli azionisti. Sdegno, ma anche impegno di lavoro, tanto è vero che quel processo fu portato a termine in brevissimo tempo. Ricordo che dichiarai che a dieci giorni di distanza dall'ordine di cattura, quegli imputati sarebbero stati portati a giudizio e Montanelli scrisse che sarebbe stata la prima volta nella storia della giustizia italiana. Bene, io ci impiegai nove giorni. Un'altra grossa esperienza la feci nel processo Masselli, quello dei petroli, che aprì un altro spac-

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==