• Il IP erSona g g jCl!rardo DA' mbrosJ stabilire che Pasquale Virgilio, che era stato rinviato a giudizio, era assolutamente innocente. Lui, infatti, nella confessione resa alla polizia, ritrattata subito dopo davanti al Pm, aveva parlato di una pistola slava, comprata ad Udine, dove aveva fatto il militare. Tutti i particolari della confessione li aveva appresi dai giornali, che, però, non avevano parlato dell'arma. li particolare dell'arma se l'era inventato di sana pianta. Rapetti, infine, di fronte alle risultanze sempre più stringenti, finì col confessare. Ma intanto il povero Marcello Dal Bosco, colpito da un tremendo esaurimento nervoso per il conflitto che l'aveva posto di fronte alla scelta lacerante fra il silenzio, equivalente alla condanna di un innocente, e l'accusa a Esposti e Nardi, suoi amici del cuore, non era riuscito a uscirne fuori e si era impiccato, in Svizzera. Nardi, tra l'altro, verrà poi implicato nella otaria dell'omicidio del commiMario di polizia, Luigi. Calabre6i. Sì.Ma io, allora, dissi subito al collega Riccardelli, che istruiva quell'inchiesta, che Nardi, un tiratore formidabile, non avrebbe avuto bisogno di avvicinarsi tanto a Calabresi, per colpirlo a morte. Inoltre, dopo che tante volte la sua foto era comparsa sui giornali milanesi, non avrebbe di certo agito a volto scoperto. Insomma era un'imputazione che non stava in piedi. Dunque. conclu6a l'i.nchieMa wll'omicidio di piazzale Lotto, lei ritrova 6ulla 6Ua 6trada Bianchi d'[6pinow.. divenuto, nel trattempo. Procuratore generale a Milano. che riapre. 6U richieota della 6ignora Licia Pinelli. l.'inchie6ta 6ull.a morte del marito. lnchieota. che, tormalizzata. verrà aMegnata a lei. Certo. lo mi trovo titolare di questo processo, che aveva collegamenti anche con le indagini sulla strage di piazza Fontana. Quello era il momento in cui erano state rinvenute armi e munizioni, che fornivano un riscontro alle dichiarazioni del professor Guido Lorenzon, che aveva accusato l'amico Giovanni Ventura e Franco Freda di quella strage. Bianchi d'Espinosa, uomo di grande sensibilità, che, per di più, era stato Procuratore generale a Venezia, mi chiamò per consigliarmi di andare a Treviso, dove Calogero e Stiz stavano indagando sulle bombe del 12 dicembre '69. Secondo me, mi disse, c'è qualcosa di grosso. lo andai a Treviso e ci rimasi per tre giorni, stabilendo con i colleghi di quella città un ottimo rapporto. Così,quando loro trasmisero a Milano, per competenza territoriale, quel processo, apparve del tutto naturale affidare a me la conduzione delle indagini. avendo già una buona conoscenza degli atti. Avevo anche visto che gli accertamenti dei colleghi di Treviso erano di notevole spessore. C'erano, infatti, le intercettazioni telefoniche sui timer, che erano estremamente importanti quale primo riscontro obiettivo, e c'era anche l'ammissione dell'elettricista Tullio Fabris di avere realizzato cinque timer da 120 minuti, per conto di Freda. Lei. dunque. 6i è trovato ad eMere contemporaneamente titolare delle indagini wlla morte dell'anarchico Pinelli e della otrage alla Banca dell'Agricoltura. Quanti anni aveva allora? Quarantadue. Come ha vi.Muto queota e6perienza. di enorme rilievo. che attirava l'attenzione di tutta la 6tampa ital.iana? C'era la storia d'Italia in quel processo. [eco. E: lei come t'ha viMuta? Comeun fatto decisivo. Capii immediatamente che avrebbe cambiato la mia vita, come impegno di lavoro. Mi sentivo, però, anche carente di informazioni di fronte ad un fenomeno così complesso come era quello, che, poi, venne definito della strategia della tensione. Era del tutto evidente che non si trattava di un attentato accidentale, ma che si inquadrava in un clima politico. Così,mi misi a leggere tutto ciò che aveva riferimenti ad attentati terroristici, compreso quello contro Kennedy. Vorrei 6a.pere come voi magi6trati inquirenti. tede/i alla Cootituzione. avete reagito quando avete accertato torme di inquinamento a/1.'interno delle i6tituzioni repubblicane. per e6empio del Sid. Possodirle che abbiamo vissuto quelle scoperte in modo terribilmente inquietante. lo scrissi una lettera al ministro della Giustizia Zagari, che però venne archiviata prima di essergli consegnata. Ebbi allora con lui, attraverso il suo capo-gabinetto, che era Adolfo Beria d'Argentine, un incontro quasi clandestino, a Milano, durante il quale lo informai, compatibilmente con il segreto istruttorio, cui ero vincolato, delle collusioni fra eversori di estrema destra e esponenti dei servizi segreti. li ministro rimase molto colpito e persino, a quanto mi parve, spaventato. Mi disse che se ne sarebbe occupato quanto prima. Ma non successeniente. Presi allora contatto con l'ammiraglio Eugenio Henke, che era il capo del Sid, per chiedergli notizie su Guido Giannettini, che a noi risultava essere un collaboratore dei servizi e l'ammiraglio mi disse che non l'aveva mai visto e conosciuto, mentre era vero il contrario. Un falso colossale. Per me, non lo
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==