Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

chiedeva tempi lunghi. Improvvisamente venni quasi travolto da questa passione per la ricerca della verità. Ricordo che le soddisfazioni più grosse si avevano quando si riusciva a stabilire l'innocenza di imputati-detenuti, che arrivavano dalla Procura, magari con l'imputazione di omicidio. A me è capitato più di una volta di scarcerare persone, addirittura poco dopo il loro arrivo dalla Procura, con la soddisfazione, a distanza di tempo, di constatare di avere visto giusto: poi saltava fuori il vero colpevole. La 6Ua prima inchie6ta importante come gi.udice i6truttore è 6tata quella di Piazzale Lotto? Sicuramente. Quando cominciai a leggere gli atti, saltavo sulla sedia un po' per lo stupore e un po' per lo sdegno, perché si capiva be- <<Avevo vissuto, sia pure da ragazzo, la Resistenza e la liberazione. Avevo seguito con grande passione le cronache aella Costituente, ed ecco che mi trovavo di fronte a comportamenti istituzionali francamente pericolosi per la democrazia>> nissimo che chi era stato rinviato a giudizio era un innocente e si intuiva persino chi poteva essere il colpevole. Chi erano i protasoni6ti di. quella 6toria 7 L'innocente era Pasquale Virgilio, la vittima il benzinaio Innocenzo Prezzavento. Virgilio fu prosciolto per intervento del professor Giandomenico Pisapia, che inviò un telegramma alla Corte per dichiarare che quell'imputato era estraneo al delitto. Poi, stranamente, dopo il proscioglimento, il processo rimase fermo, finché, finalmente, venne formalizzato contro ignoti e con la richiesta di sentire Pisapia per conoscere come era venuto a conoscere che il Virgilio era innocente. A me sembrò una richiesta assurda: ma via, ma se nessuno gli aveva chiesto di superare il segreto professionale nel momento i cui si trattava di assolvere o condannare un innocente, figuriamoci se si poteva fare adesso che si doveva cercare il colpevole di un omicidio. Così non l'ho mai sentito in quell'istruttoria, anche perché, fra l'altro, mi accorsi che non c'era assolutamente necessità di sentirlo: si capiva benissimo chi era il colpevole. In quell'inchiesta, peraltro, ebbi anche la grossa soddisfazione di riabilitare quanto meno la memoria di un ragazzo, Marcello Dal Bosco, che, in prossimità del dibattimento di primo grado, si era presentato prima al cappellano del carcere e successivamente al difensore dell'imputato, che era l'avvocato CiIlario, per dire che il Virgilio era innocente e che sapeva chi erano i responsabili di quella brutta storia, in cui erano implicati anche Gianni Nardi e Giancarlo Esposti, venuti successivamente alla ribalta come esponenti della destra eversiva. Il ragazzo non venne creduto e, anzi, durante il dibattimento, venne letteralmente dileggiato, anche perché saltò fuori che era stato ricoverato in una casa di cura per malattie nervose. A questo ragazzo, figlio di un ingegnere, successero cose incredibili dopo il suo racconto. Lui aveva accusato Esposti e Nardi di avere procurato l'arma, usata per il delitto, una pistola con due canne, a tale Roberto Rapetti, che era l'omicida. Lui si presentò e disse: guardate che lo so perché anch'io, come loro, facevo parte della destra e ho sentito proprio Nardi dire a Esposti: procura un'arma a questo qua, vediamo se sa fare le rapine. Rapi.ne. che erano binalizzate a... A finanziare questi movimenti eversivi di destra. Alla fine dell'istruttoria risultò, infatti, che lui di rapine ne aveva commesse più di una. Il ragazzo, che non era stato creduto, aveva indicato alla polizia _g E o o u o "O ro "' <.O 'i5 o -~ll!!e.....U..,,:J~ il vero colpevole. Quel processo, devo dire, mi ha insegnato parecchie cose, la prima delle quali, che è fondamentale, è il rispetto delle regole. Regole che, in quel processo, non furono assolutamente rispettate. Raccolta la deposizione di quel ragazzo, che conteneva una notizia di reato nuova perché indicava un nuovo colpevole, si sarebbe dovuto istruire un processo parallelo, se non addirittura sospendere l'altro. Invece il Procuratore della repubblica non solo non la iscrisse come notizia nuova di reato, ma la trasmise al presidente della Corte d'Assise per quanto di competenza. Una vera follia. E il presidente della Corte ordinò la citazione di Nardi, di Esposti, di Rapetti e dello stesso Dal Bosco, come testimoni. Incredibile. Gente che veniva accusata, citata come testimone, roba da matti. Come capì che Rapetti era. il vero colpevole? Esaminando la perizia sull'arma che aveva ucciso il benzinaio. La perizia era stata fatta da un tecnico che diventerà famoso negli anni del terrorismo per le sue qualità eccezionali, l'ingegner Domenico Salza,morto di recente. Anche in quel caso, aveva svolto un lavoro straordinario, essendo riuscito a stabilire che il benzinaio era stato ucciso da un proiettile calibro 7,65 sparato da una Berretta calibro 9, sulla quale era stata montata una canna 7,65. Cera, dunque, questo primo riscontro obiettivo. La perizia, alla quale nessuno aveva prestato una particolare attenzione, aveva un valore decisivo anche per

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