Ili perSonag~io GerardoD'Ambrosi~ TbioPool11cci Lamoralità D'UFFICIO Moria d'Italia: la morte di Pinelli, la otrage di Piazza Fontana, Roberto Calvi, "Mani pulite" U n amico che conosce bene Gerardo D'Ambrosia, l'ha definito "li giudice di Berlino", il giudice, cioè, al quale si rivolge il famoso mugnaio tedesco, in lite con Federico Il. Rispettoso da sempre della legalità, ammiratore dei padri della Costituzione ("dei giganti, che avevano sofferto sulla loro pelle la ferocia della dittatura fascista"), il giudice milanese, che però é nato a Napoli - e si sente, specialmente nella polemica - si mostra particolarmente amareggiato quando viene accusato di non rispettare le regole processuali e di essere assai poco garantista. Di accuse, però, nei suoi quasi quarant'anni di magistratura, D'Ambrosia ne ha ricevute parecchie e, fra l'altro, di segno opposto. "fascista" per gli extra-parlamentari di sinistra quando chiude l'inchiesta sulla morte di Pinelli perché esclude il suicidio ma anche l'omicidio, "Toga rossa" per Berlusconi [i company. Nato il 29 novembre del 1930a Santa Maria Vico, provincia di Caserta, dove il padre, come maresciallo, comandava la stazione della Guardia di Finanza, D'Ambrosia entrò in magistratura nel '57, a ventisette anni. A Milano arrivò, sposato da un anno, nel 1960, per svolgere le funzioni di pretore civile. All'Ufficio Istruzione, di malavoglia, entrò nel '66 e la sua prima grossa inchiesta fu quella per l'omicidio del benzinaio di Piazzale Lotto, Innocenzo Prezzavento. Da allora, rivedere la sua trentennale carriera di magistrato inquirente (giudice istruttore prima, sostituto procuratore generale poi, aggiunto procuratore e coordinatore del pool "Mani pulite" oggi) è come ripercorrere alcune delle fasi più importanti della storia d'Italia: morte di Pinelli, strage di PiazzaFontana, mandato di cattura per il banchiere Roberto Calvi, pubblico accusatore al processo sui petroli, "Mani pulite". Perché giudice i6truttore di malavoglia, dottor D'Ambro6io? Ma perché allora si veniva valutati sulla base di quello che si scriveva e all'Ufficio Istruzione più che verbali di interrogatorio o ordinanze quasi sempre abbastanza brevi non si facevano. Non c'era modo, insomma, di esprimere la propria cultura giuridica, di farne sfoggio. Nel periodo in cui ero stato al civile mi erano state pubblicate alcune sentenze e io ci tenevo a progredire su questa strada. Inoltre, tutto questo serviva per passare al Consiglio di appello e fra lo stipendio dei giudici e quello dei consiglieri di appello c'era una bella differenza. Invece mi appassionai e capii che quello era un lavoro entusiasmante perché era finalizzato alla ricerca della verità. Un giudice istruttore non è come un Pm, che deve intervenire immediatamente. li suo era già un primo giudizio sul tipo di lavoro svolto dal Pm. Inoltre, arrivavano a noi i casi più rognosi, che erano anche però i più importanti. L'istruzione si chiamava formale proprio perché ri-
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