FELAKUTI,EROEPOPOLARE ((J\ uando leggerete queste righe, si saprà com'è andato il Q processo fissato per il 29 aprile. Intanto, arrestato per l'ennesima volta in aprile nel corso di un'operazione antidroga, FelaKuti, cinquantotto anni, uno dei musicisti africani più noti a livello internazionale, è di nuovo nei guai: è proprio il caso di dire che se li va a cercare. Non certo perché fuma marijuana: non ne ha mai fatto mistero, anzi ne ha fatto una bandiera, di anticonformismo e di ritorno all'Africa. Se li va a cercare perché da un quarto di secolo non ha mai smesso di additare nella sua musica l'oppressione neocoloniale delle multinazionali che depredano il suo paese, la Nigeria, l'infamia delle dittature militari che ne hanno garantito gli interessi, la corruzione degli uomini al potere. t:ha fatto a suo rischio e pericolo: del resto l'opposizione è un vizio di famiglia. La madre, che negli anni Cinquanta guidava le prime manifestazioni contro i colonialisti e incontrava Mao TseTung, fu gettata da una finestra, e ne morì, durante un attacco alla comune dove negli anni settanta il figlio viveva con tutta la sua corte, attacco militare in piena regola, con corredo di sevizie e stupri. Il fratello è finito in carcere per via della sua attività di presidente della lega per i diritti umani in Nigeria. Politicamente maturato alla scuola delle Pantere nere americane, Felaè un habitué delle galere nigeriane, dove ha soggiornato a lungo e a più riprese, vittima di varie montature. Nel 1984, con l'artificiosa accusa di esportazione illegale di valuta, era stato condannato a cinque anni di prigione: anche grazie a un'ampia mobilitazione internazionale in suo favore, fu scarcerato e poté riprendere l'attività nel 1986, dopo venti mesi di detenzione. l:ultimo precedente episodio di carcerazione risaliva del resto a non molti mesi fa. In Nigeria non si va tanto per il sottile: c'è persino da chiedersi come mai Fela Kuti sia ancora vivo. Forseperché, autentico eroe popolare, da morto sarebbe ancora più pericoloso che da vivo. MarcelloLorrai UNAPPELLOPERILLIVINGTHEATRE Tf I Living Theatre compie cinquant'anni. Fondato a New ll York nel 1947 da Julian Beck e Judith Malina, ha attraversato la seconda metà del secolo, imprimendovi segni indelebili, con il suo nomadismo artistico e l'esilio volontario dagli Stati Uniti, cercando di dimostrare che il teatro non è solo luogo di spettacoli ma di relazioni e d'incontri e che può farsi momento di aggregazione e di riconoscimento, di partecipazione e di illuminazione, di impegno civile e di denuncia. Di questa storia il nostro paese conserva una memoria viva e profondamente radicata. In Italia il Living è giunto per la prima volta nel 1961 ed è tornato nei tre anni successivi. Nel 1968 ha risieduto nel nostro paese, pressoché stabilmente dal 1975 al 1982, realizzando anche dopo la morte di Julian Beck (avvenuta nel 1985) numerose iniziative. Non di soli spettacoli si è trattato ma di una attività complessa comprendente sia eventi di contenuto spettacolare sia progetti culturali e pedagogici: laboratori con rappresentazioni finali in luoghi significativi delle città (come il quartiere Pilastro a Bologna), giornate di studi, incontri, mostre fotografiche, rassegne di film. Due esempi fra i tanti: il progetto realizzato con il Dams di Bologna nel 1995 e lo spettacolo Maudie e Jane, prodotto dalla Casa degli Alfieri, Premio Ubu 1995 a Judith Malina come miglior attrice. In Italia a proposito del Living Theatre sono stati pubblicati! il libro postumo di Julian Beck Theandric (Edizioni Socrates, 1994, con un ricordo di Bernardo Bertolucci, prefazione di Judith Malina e apparati critici di Gianni Manzella) e l'unica biografia di Judith Malina, con memorie inedite, e la più aggiornata biografia del gruppo, a cura di Cristina Valenti: Conversazioni con Judith Malina (Eleuthera, 1995). Il Living sta cercando ora collaborazioni che gli permettano di lavorare più stabilmente in Italia, dividendo la propria attività fra il nostro paese e la sede di New York. Sono in vista per ora due importanti progetti europei. Il primo sarà una coproduzione Mittelfest, Asti Teatro 19, Living Theatre e vedrà Judith Malina protagonista di un coro di 25 donne di diversi paesi, dirette dal regista Damin Zlatar Frey.Lo spettacolo, dal titolo Schizophrenia, debutterà a Lubiana il 25 maggio, per spostarsi ad Asti il 26 giugno e a Cividale del Friuli il 22 luglio. Il secondo progetto, che coinvolgerà più direttamente l'Italia, sarà la creazione di un Don Chisciotte: una coproduzione tra Living e Casa degli Alfieri, interpreti gli attori di entrambi i gruppi, regia di Judith Malina e drammaturgia di Luciano Nattino. Debutto previsto: autunno 1997. Quando nel 1993 è stato chiuso l'ultimo teatro che il Living aveva aperto a New York quattro anni prima, la lettera che JudithMalina e llanon Reznikov hanno scritto agli amici in tutto il mondo si concludeva con le parole: Nomads again, we continue. Una frase che può funzionare come chiamata a raccolta per tutti gli amici del Living. PiergiorgioGiacché
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==