Linea d'ombra - anno XV - n. 125 - maggio 1997

•• Ilvecchcioheavanza Davanti al teleochermo dopo la vittoria dell'Ulivo. Un anno per giudicare e riopondere alla domanda: lo otauu Veltroni-Siciliano ha dimootrato di avere idee diveroe ou un uoo diveroo della tv? Seoi è oneoti, oarebbe obbligatorio riopondere no. Con alcune brevi conoiderazioni. .. (C i è provato, anche i più negativi e refrattari, a guardare ;JJ di nuovo la televisione dopo la vittoria dell'Ulivo e le nomine di personalità di prestigio per vedere se qualcosa cambiava, nella scatola magica degli italiani. Si dirà: un anno è troppo poco per giudicare. Si risponderà: un anno è tanto, è tantissimo; e: il buongiorno si vede dal mattino. Lo staff Veltroni-Siciliano ha dimostrato di avere idee diverse su un uso diverso della tv? A questa domanda è impossibile rispondere sì; è obbligatorio, se si è onesti, rispondere no. Di conseguenza ci si chiederà: allora è proprio vero che da quel mezzo non si può tirar fuore altro che quella cosa? Oppure: Veltroni-Siciliano non sono altro che la variante di una classe dirigente che attribuisce tutta intera alla tv quella funzione (consumo-consenso) e nessun'altra e al massimo possono riuscire a immaginare qualche modesta, non ambiziosa trasmissione che sia meno intimamente corrotta e mistificante delle altre, e la presenza qua e là, in ore di scarso ascolto, di un po' di cultura come la intendono loro, certo né nuova né entusiasmante e neanche estranea alle logiche degli abituali poteri che dominano il settore? Oppure: Veltroni-Siciliano non ce la fanno a intervenire a fondo in una struttura in cui, nomina dopo nomina e rimpasto dopo rimpasto, la cancrena è diventata abitudine e l'istituzione si difende e si impone, la burocrazia (idem est, o quasi, come nell'Università e in altre e tante istituzioni "culturali" e non: una peculiare forma di "mafia" mostra le ungie nella difesa dei suoi privilegi? Difficile rispondere, stavolta, e forse in ognuna di queste ipotesi ci sta del vero, e Veltroni-Siciliano ci mettono del loro - della loro non-diversità - ma hanno anche a che fare con un contesto malsano, cresciuto e consolidato prima di loro. Questa risposta potrebbe valere, ce ne rendiamo ben conto, per quasi tutte le situazioni in cui un governo di sinistra si trovasse a intervenire, ma anche, e lo si è visto, un governo di destra, un governo di centro. La differenza non sta più oggi nel fatto, come dice qualche improvvido ottimista, che la sinistra ha nel suo Dna la solidarietà e la destra il privilegio, ma nel fatto che, mentre la destra rappresenta gruppi e corporazioni, diciamo, da uno a otto, la sinistra rappresenta quelli da tre a dieci; la destra rappresenta anche ricchi e potenti e arroganti tra i più ricchi e potenti e arroganti, e la sinistra anche, ma non sempre, sempre di meno, i più marginali ed esclusi. Sono differenze ancora sostanziali, per noi, ma non sono quelle di cui tiene conto la televisione, preoccupata, in un non complicato gioco di varianti, di rappresentare e corrompere le "masse", cioè le maggioranze, cioè l'elettorato più forte che è insieme il più ricattatore e il più ricattabile. In questo quadro, quali interventi potevano o volevano operare i Veltroni-Siciliano che potessero essere significativi, che potessero spostare non tanto gli equilibri interni quanto i modi della comunicanzione - rinunciando a un po' di consumo-consenso a vantaggio di un po' di pensiero e un po' di espressione pudica e razionale? Non diversi dai dirigenti precendenti se non in qualche briciola di forma (di buona educazione, o di migliore ipocrisia) Veltroni-Siciliano non affrontano i capisaldi della biecaggine - che hanno la loro roccaforte nelle trasmissioni di varietà e in quelle dette di attualità giornalistiche - delle tante Domeniche-in ai tanti Mixer, rimbombanti inviti allo spettatore a rinunciare a una propria opera di intelligenza e comprensione, ma non riescono neanche a intervenire sui telegiornali, che sono uguali ai più uguali di ieri nella loro

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