Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

interessi, anche conflittuali. Tutt'altro che soddisfatto, l'insoddisfazione si direbbe la sua condizione permanente. !:attivismo, fervoroso ma anche frenetico, ne è una spia. Lo stile, mai semplice e calmo, che mescola complicazioni e turgori barocchi a tagli perentori e perfino sbrigativi, rivela sia la curiosità e il bisogno di capire e di connettere, sia il dovere di concludere l'analisi in giudizio e quasi in direttiva pratica. Dal libro, dal film, da qualunque altro soggetto, Goffredo deve ricavare, con l'eventuale piacere estetico e l'arricchimento spirituale, un insegnamento per sé e per i lettori d'ordine morale e "politico". Il rischio di questo atteggiaGoffredo Fofi ha creato queste pagine e continua ad esserne l'animatore, dopo aver vissuto l'esperienza dei "Quaderni piacentini". Il suo interesse per il cinema e la riscoperta di Totò. I suoi libri: "L'immigrazione meridionale a Torino", "Pasqua di maggio", "Prima il pane", "Storie di treno" e, infine, "Strade maestre", personalissimo itinerario tra le figure della letteratura italiana di quest'ultimo mezzo secolo. mento critico è l'ideologia, il settarismo. Ma se anche Goffredo, come tanti (me compreso), può aver pagato qualcosa in certi momenti di massimo impegno (e "illusione", e "accecamento") politico, mi pare che si sia trattato di un prezzo molto basso. Gli eccessi di Goffredo - tuttora presenti - non sono mai Eccessi-tuttora presentinon sono mai stati omaggi o sacrifici a una parte politica e nemmeno a una ideologia (semmai a una prospettiva, a una speranza), ma inerenti alla sua passione pedagogica. Una responsabilità anzitutto e sopratutto personale stati omaggi o sacrifici a una parte politica e nemmeno a una ideologia (semmai a una prospettiva, a una speranza), ma inerenti alla sua passione pedagogica. Una responsabilità anzitutto e soprattutto personale. Per la copertina di Pasqua di maggio Goffredo scelse un particolare del "San Gennaro esce illeso dalla Fornace" di Ribera: il bellissimo volto di un guaglione, occhi e bocca spalancati, che assiste al miracolo. Scelta in linea con i gusti di Goffredo in campo pittorico: il Seicento, Caravaggio eccetera, e naturalmente Jusepede Ribera, che assomma tutte o quasi le qualità predilette (figlio di calzolaio, spagnolo e napoletano, plebeo e fastoso, realista e visionario ...). Ma quel volto potrebbe richiamare gli esordi della storia intellettuale di Goffredo: il ragazzo infatti esprime lo spavento e insieme la fascinazione davanti al prodigio, alla rivelazione, alla chiamata. Immagine che sarebbe stata ancora ancora più adatta a illustrare il diario tenuto nel 1960 da un Goffredo poco più che ventenne (Strana gente, Donzelli 1993): anche questo sovrapopolato di incontri, esperienze, scoperte; autoanalisi e interrogazione sulla propria vocazione; ingenua ma intensa "lotta con l'angelo" (vedi, per esempio, i frequenti sogni spaventosi). !:ultimo libro di Goffredo, Strade maestre (Donzelli 1996), ampia raccolta di scritti di critica letteraria su autori italiani del Novecento, soprattutto degli ultimi cinquant'anni, reca in copertina il particolare di un affresco pompeiano: Chirone con il giovinetto Achille. Ovvero, il maestro e l'allievo. La testa barbuta e arruffata del centauro richiama irresistibilmente quella di Goffredo, che non è più l'agile e un po' angelica recluta di Strana gente. E tuttavia, nel libro, il suo atteggiamento verso molti autori è sì quello del critico-giudice, ma anche dello scolaro che non si stanca mai di imparare. Comunque, è significativo che, tra gli innumerevoli modelli di magistero e saggezza, Goffredo abbia scelto il mitico Chirone, metà uomo metà cavallo, come a prendere le distanze e mettere in guardia da una cultura meramente intellettuale, addomesticata, pienamente controllata, e a indicare la necessaria presenza dell'elemento naturale, istintivo, indocile, selvaggio. •

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