Nonsodoveval'arte (f' ari amici di Linea d'ombra, "" non vi dico che non ci ho dormito tutta la notte, perché direi una bugia, ma é vero che ho pensato molto alla proposta che mi avete rivolto circa la mia partecipazione alla nuova Linea d'ombra. Sono sinceramente contento e lusingato, come ti ho già detto, che abbiate pensato a propormi questo lavoro. Ma c'è un ma: se la parte riguardante le interviste mi affascina e sento di poterla svolgere bene, quella degli interventi sul contemporaneo nelle arti figurative mi spaventa un poco. No, non voglio fare il vigliacco che si pappa il boccone più succolento (liricamente appetitoso, grazie ai suoi risvolti narrativi e di profilo psicologico del ritrattato/intervistato) per lasciare ad altre bocche il boccone più duro e rognoso. Ma il fatto é che stare sulla contemporaneità dando conto delle problematiche che la caratterizzano sul piano estetico prevede una frequentazione dei luoghi dell'arte (che siano fisici, virtuali o multimediali) che io, francamente, sto vivendo da poco troppo tempo. lo in realtà una mia idea una mia idea me la sono più o meno fatta circa il post human, i medialisti, l'informe e via dicendo: e penso a una critica d'arte che stia molto vicina al lavoro degli artisti per cercare di capirne le dinamiche e, al limite, di condizionarne gli sviluppi, piuttoLa rivendicazione dell'autonomia delle 6eduzioni dei media, della moda, dei video, del cinema di Walt Di6ney. Con il ri6chio di 6cambiare le cau6e in ettetti. Scoprire le nuove generazioni sto che stare ad elaborare idee forti in porvetta; credo cioè che l'arte contemporanea sia troppo spesso attraversata da flussi modaioli agitati dalla critica e navigati, consapevolmente o meno, dagli artisti stessi. Ma queste mie idee sono, per il momento, ad uno stato iniziale, sono più che altro delle sensazioni. Per dirne una: Gino De Dominicis, in un'intervista all'Unità, ha detto che correbbe una Biennale di Venezia che la faccia finita con le infiltrazioni nell'arte di moda, video, media, rivendicando quindi l'autonomia dell'arte rispetto agli altri linguaggi. Sepenso a quello che é stata la Biennale della moda di Celant a Firenze, penso che abbia ragione. Ma mi chiedo anche: se gli artisti giovani di oggi, e De Dominicis francamente non lo é più, in alcuni casi invece di andare a cercare nei musei il loro presente lo cercano al cinema, nelle illustrazioni, nei canali di internet o per le vie della città, che senso ha parlare di autonomia dell'arte? Epoi, rispetto a queste tendenze, chiamiamole cosi, medialiste, mi domando: ma a ricercare, e a cercare di capire, le cause che hanno indotto Pinco Pallino a risentire più di Walt Disney che di Morandi (Giorgio, intendo, ma ci sarà pure chi pensa invece a Gianni) non si rischia di confondere appunto le cause per l'effetto? Enon si rischia di rimanere abbindolati dagli effettacci? Insomma io sto qui a porgermi soprattutto domande. Seé certo una condizione positiva quella della curiosità, credo che per una rivista importante come Linea d'ombra vi sia bisogno di interventi più decisi, di prese di posizione, per quanto ricche di elementi di informazione. Eviterei francamente uno dei tanti fichetti/ critici/ militanti che bazzicano gallerie (ma solo il giorno dell'inaugurazione), salotti, discoteche e cinema pulp e che intendono la critica come la cronaca del proprio vissuto (della serie: io, io, io io io !!! !). Per quanto mi riguarda vi assicuro che mi sto dando da fare per recuperare il tempo perduto sul contemporaneo. Quello a cui tengo moltissimo é il ritratto di artisti attraverso le interviste, artisti che penso debbano appartenere, per lo più alle nuove generazioni. Non perché io sia giovanilista a tutti i costi, anzi. Ma perché in Italia conta quasi solo la parola degli ultra sessantenni (da Paolini a Pistoletto - vedrete alla Biennale di Celant - a Tadini). Quella dell'intervista/ ritratto mi sembra anche un buon modo per capire e per far capire dove stiamo andando nell'arte contemporanea. Cari saluti e buon lavoro CarloAlbertoBucci
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==