Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

e lt solo, a New York non ho famiglia e New York è una città difficile: anche parlare inglese mi costa molta fatica, prima era Michelle a farlo. Per esempio parlare italiano mi distende molto, ma non ho amici italiani a New York, perché gli italiani che ci sono là non sono come quelli che ci sono qui, e lo stesso i latini. Però non ho voglia di tornare a Buenos Aires: dopo aver vissuto in Argentina, in Brasile, a Roma, a Parigi, New York, sono come uno zingaro, non ho più un paese, e non ce la fare ad affrontare un altro trasloco". Ma quegli anni della stage-fright Barbieri tende a rievocarli anche da un altro versante, quello dell'intelligenza e del vigore artistici fuori del comune di cui diede prova: nell'autunno del 1969Gato incide Third World, un album memorabile in cui il free jazz, che ha praticato da protagonista in particolare accanto a Don Cherry, incontra in una sintesi inedita l'America Latina: è, in campo jazzistico, un potente episodio di" world musicante litteram", l'apertura di una felice esperienza di estrema personalizzazione del discorso jazzistico, che Barbieri riesce a piegare alla valorizzazione delle proprie radici. "Sì, tengo molto al ouono", dice in un incontro con i giornalio ti. "perché oe il ouono non è bello è come uare l'amore contro un muro" "Avevo già fatto Third World. eravamo a Buenos Aires senza una lira. ho preso dei musicista brasiliani, degli indios, dei percussionisti, e ho montato uno spettacolo molto bello. Ovviamente i musicisti di Buenos Aires erano contrari, ma ho ottenuto un grande successo. dovevo stare su tre o quattro giorni e invece siamo andati avanti due o tre settimane. A quel punto mi chiamò Bob Thiele per propormi un secondo disco, e così al posto di guadagnare un po' di soldi partii immediatamente". Third World e altri straodinari album prodotti all'epoca da Thiele, come El Pampero e Bolivia, sono stati resi disponibili in cd solo recentemente, dopo anni di incredibile oblio da parte dei discografici. "Adesso esce un mio nuovo disco. Oue pasa: era da quindici anni che non incidevo un album. L'ultimo era stato Apasionado, nel 1982.dove in un paio di pezzi c'era anche Pino Daniele. In una ventina d'anni di carriera avevo pubblicato decine di dischi. ma la gente ne conosceva solo qualcuno. È per quello che per quindici anni ho continuato a fare concerti e basta. perché non mi piace fare dischi che poi non ascolta nessuno. Ca/iente invece ha venduto moltissimo. ma io non ho mai visto un soldo. Spero che con il nuovo album vada meglio. anche se non credo più molto a queste cose...". Poi, dopo i grandi dischi degli anni Settanta, il progressivo appannamento della creatività: non, a giudicare dal Barbieri in scena a Bergamo, quello della grinta del sassofonista, della voglia di suonare, del gusto di far musica. Un'oretta di rodaggio, prima di ingranare la quarta, poi un'altra ora a rotta di collo, con l'irruenza di uno che non smetterebbe più, by-passo non by-pass. Alle spalle. un gruppo di onesti accompagnatori, non senzaqualche sganghero. Ma quello che conta e che lascia ancora il segno è la voce strumentale e l'approccio dell'improvvisazione: non ho una grande memoria, anche quando suono. i miei pezzi li vedo come colori, suoni, spazio. grida. lamenti. bellezza. Un po' come la vita, no?, piena di cose belle e di cose dure. lo non so molta musica, ma uso molto la testa, e scrivo qui, nella mia mente. Nel suo nuovo disco doveva esserci anche un omaggio a Marvin Gaye, ma non è riuscito. magari entrerà nel prossimo disco ... Ero abbastanza amico di Marvin Gaye, e mi piace molto la sua musica, era un grande cantante. Quando interpreto una melodia mi piace suonare come i cantanti. ..". Cappello in testa. sciarpa, occhiali scuri, come ai tempi, gli anni Settanta. in cui era uno degli eroi che infiammavano le grandi platee del nuovo pubblico giovanile della musica. Milonga triste, La China Leoncia, a spezzoni e in rapida sequenza sfilano tante vecchie cose: "voglio suonare molti pezzi di vecchi dischi che ho fatto, e che sono stati messi sotto un cuscino e nessuno sa il perché", spiega al pubblico. Nomina vecchi complici. Glauber Rocha. Gianni Amico, il Cinema Nuovo. cita (solo qualche anno fa sarebbe sembrato patetico. oggi lo appare molto meno) quell'Emiliano Zapata a cui intitolò un disco. Sfodera l'irruenza di un rocker. e tira il suo sentimentalismo fino al limite del punto di rottura. se non è più un grande regista. continua a essere un grande attore.

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