Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

del Gato BARBIERI, LA REGIA DELLA MUSICA ~ ~ u na volta nel mio paese per avere un sassofono bisognava aspettare che morisse qualcuno": si sono fatte le quattro di mattina, dopo il suo concerto al festival del jazz di Bergamo, e Gato Barbieri, diventato celebre in tutto il mondo come il sax e l'autore delle musiche di Ultimo tango a Parigi, ha proprio tutto del sopravvissuto di un'altra epoca. Strascicando le parole del suo disinvolto italiano. che nella sintassi e nella pronuncia porta sostanziose tracce ispanoamericane, parla come un uomo stanco non solo per l'esibizione che ha da poco concluso: porta addosso sessantadue anni, diversi by-pass, e la ferita ancora fresca della perdita di Michelle, la moglie che per una vita ha rappresentato il suo intermediario col mondo. "Adesso entri in un negozio e hai davanti sassofoni di trenta marche diverse"; anche un'ancia una volta era qualcosa di prezioso. adesso si prendono e si scartano fino a quando non se ne trova una che va bene." Barbieri ripensa allo sforzo che un giovane dei suoi tempi doveva fare per appropriarsi di uno strumento, al rapporto simbiotico e dialettico che stabiliva con un arnese per fare musica: lo strumento era quello che era, e se si voleva ottenere un certo risultato non c'era altro da fare che tirarlo fuori di lì, e così tirare fuori insieme anche la propria personalità, "possedendo" lo strumento. Quello che conta e che laocia ancora il oegno è la voce otrumentale e l'approccio dell 'improvvioazione: non ho una grande memoria, anche quando ouono, i miei pezzi li vedo come colori, ouoni, opazio, grida, lamenti. bellezza. Un po' come l . ? a VLta. no., piena di cooe belle e di cooe dure. Lui c'è riuscito al massimo. e sul sax tenore ha sviluppato un timbro assolutamente suo. inconfondibile. E quando sul palco attacca quel "suo" Brasi/, con quel "suo" suono turgido e struggente, è un tuffo al cuore. "Sì, tengo molto al suono", dice in un incontro con i giornalisti. "perché se il suono non è bello è come fare l'amore contro un muro": non precisa il concetto, ma tra chi ascolta tutti capiscono al volo che Gato non sta pensando a due partner, dice "contro" e intende anche "col muro". Saràche questa metafora cruda si e sposa bene con l'immagine di solitudine che emerge dalla conversazione. Barbieri ha suonato in Italia in estate, confuso in mezzoalla overdose di concerti e festival di luglio, dopo anni di assenzadalle scene non solo della penisola; ora è di nuovo tornato per un unico concerto italiano in questa stagione, ed è un'occasione insperata e commovente quella non solo di poterlo riascoltare dal vivo, ma anche di sentirlo raccontare di sé, in un modo così lontano dalle convenzioni delle conferenze stampa. Prende spunto dalle domande, ma poi sembra seguire il filo dei propri pensieri. come in un rimuginare a voce alta. li tono è quello di chi è stato segnato dalla vita, però non amaro, piuttosto venato da uno sfinito ma virile fatalismo. "Prima di un concerto sono sempre nervoso, ogni concerto che faccio è come se fosse il primo, e devo prendere delle pillole. Nel 1970ho avuto una stage-fright (una crisi di panico da palcoscenico, n.d.r.), e non me lo dimenticherò mai più. quella stagefright mi ha marcato, è come essere su un aereo e accorgersi che precipita, ti senti vuoto, freddo e vorresti fuggire. È successo anche a tanti altri, qualcuno si è fatto curare dall'analista. lo non me lo potevo permettere, e ho cominciato a bere e a prendere pillole: me la sono cavata da solo tutta la vita, come adesso, quando mi hanno messo un triplo by-pass dopo la morte di Michelle. Soffro di insonnia perché non mi piace stare da

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