• Conlavocaziodnelmaestro GouuredoFouicompie oeooant'anni. GouuredoFoblcompLe oeooant anni. l a figura che più efficacemente corrisponde a Goffredo è quella del maestro. Che egli possieda effettivamente il diploma d'insegnante, è un'ironia. Goffredo non ha mai pensato di servirsene per entrare, come si dice, in ruolo, mai s'è seduto dietro una cattedra, né ha mai percepito uno stipendio statale. Il suo magistero s'è esercitato in ambiti tutt'affatto diversi dalle aule scolastiche. Anche se, tra le sue molteplici attività, il lavoro coi bambini (a Palermo, Roma, Napoli) è stato quello che Goffredo ha svolto forse con più passione, col rimpianto di non esserglisi dedicato abbastanza. Ma, ovviamente, in modo tutto suo, non certo secondo le nozioni e i metodi che si acquisiscono in un istituto magistrale. In un paese come il nostro dove la scuola - dalle elementari all'università - funziona male e l'ufficio dell'insegnante ha scarso prestigio, i migliori maestri, quelli segnati da vocazione e dotati di capacità formativa, sono spesso figure irregolari. Uno dei caratteri che distingue l'autenticità della vocazione è la reciprocità, cioè la disponibilità e la volontà del maestro di essere anche scolaro; non limitatamente al periodo dell'apprendistato, ma sempre. Il libro chiave di Goffredo, quello che meglio lo definisce, è Pasqua di maggio (Marietti 1988), una sorta di autobiografia intellettuale, dove le tappe della sua formazione coincidono con altrettanti incontri con maestri, amici, compagni, da Capitini a Panzieri, da Ada Gobetti a Elsa Morante eccetera. Il lettore è colpito anzitutto dal numero di questi incontri, oltre che dalla qualità e fecondità degli scambi. Se penso alla mia vita (ma credo che molti possano dire altrettanto), vedo un paesaggio assai più spoglio e avaro. Dice Goffredo nella prefazione a Pasqua di maggio: "Ho avuto la grandissima fortuna di cercare e trovare ottimi maestri ed esempi". Quasi sicuramente un insegnante, neanche tanto pignolo, segnerebbe la frase in rosso, se non in blu. "Fortuna" si può riferire al "trovare", non al "cercare": la ricerca non è una fortuna, è una scelta della volontà. Ma quell'incongruenza, o lapsus, o anacoluto, esprime benissimo ciò che Goffredo intende. Egli si considera fortunato per aver avuto in dono una vocazione pedagogica tanto forte che ha dovuto seguirla fedelmente. E chi cerca si mette nella condizione di trovare. Se il mio patrimonio di incontri e scambi mi appare tanto più povero, è anzitutto perché più scarsa e fiacca è stata la mia ricerca. Questa fedeltà al proprio destino non deve far pensare a un Goffredo pacificato e soddisfatto. Anche chi non lo conosca di persona, ma solo attraverso gli scritti, ha piuttosto l'impressione di una personalità multiforme, attratta da molti
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==