Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

asc della nazione. secondo il luogo comune cinematografico o letterario. Invece Ford, pur ritraendo Bascombe in un ambiente scarsamente suggestivo, pur attribuendogli una voce sommessa. quasi dimessa all'inizio del romanzo, riesce a farne con calma, alzando il tono in modo impercettibile ma sicuro, un personaggio prima interessante, poi attraente, poi divertente, poi esilarante e alla fine indimenticabile, uno dei grandi antieroi della letteratura non solo americana. In Sportswriter, un Bascombe trentenne abbandona la Scrittura con la maiuscola dopo la pubblicazione di una raccolta di racconti, Autunno blu, per fare il giornalista sportivo, perde un figlio - che muore - perde una moglie amatissima - che chiede il divorzio - senzamai enfatizzare i toni di un racconto peraltro altamente drammatico. Qualche anno dopo, Frank quarantenne, di ritorno da un lungo soggiorno in Europa, reduce da una storia d'amore vissuta a metà. innamorato - o forse non innamorato - di una donna sensibile e problematica, che non gli permette di mentire, di certo invece ancora innamorato della ex moglie - preoccupato per un figlio che manifesta comportamenti devianti, tenta di tirare le somme della mezzaetà, cominciando a raccontare con voce equanime. saggia, controllata - una vera e propria eco del miglior senso comune - per proseguire poi con ironia sempre più marcata, anche se con piglio sempre più deciso. riferendo situazioni. avvenimenti, osservazioni sempre meno banali, sempre più sorprendenti. Con un'attenzione minuziosa e quasi maniacale al particolare, sia esterno che interiore: scavando dentro di sé, analizzandosi, analizzando tutte le persone che incontra - da quelle amate, a quelle note, a quelle appena intraviste, a quelle sconosciute; e soprattutto raccontando ogni manifestazione della realtà circostante, ogni oggetto. gesto. movimento in tutte le sue implicazioni, in tutte le sue possibilità, anche simboliche, con l'uso di veri e propri "primi piani" di parole non meno efficaci di are «Viviamo, oi oa, procediamo ou queoti otrati che la natura e inoieme la tollia umana, creano inceooantemente, dove noi a nootra volta andremo a obriciolarci» quelli di immagini. Regalando fascino e suggestione alla piatta (?) realtà che descrive. Eattirando il lettore in una rete sottile: costringendolo a guardare con lui prima quel mediocre(?). monotono(?). insignificante(?) angolo del New Jersey dove ha scelto di vivere, poi le strade d'America nel breve e scontato(?) itinerario che lo porta, durante il weekend del Quattro Luglio - il Giorno dell'Indipendenza - fino al paradiso turistico di classe media di Cooperstown, nel nord dello stato di New York, luogo di storiche memorie ma anche sede della «Hall of Fame»del baseball, vero e proprio "monumento nazionale", meta di fan non meno ardenti di quelli che visitano i luoghi sacri dell'epopea americana. Gli occhi di Frank Bascombe, diventato agente immobiliare, e quindi esperto di territorio, di mutamenti sociali, di crisi economiche, di problemi ecologici, registrano instancabili ogni dettaglio della realtà "media" americana. e la sua voce altrettanto instancabile prima riferisce poi racconta, sempre più coinvolgente, sempre meno prevedibile, le storie che al costituiscono - tante, diverse. sorprendenti. Evidenziandone. senza toni drammatici. anche i lati più sensazionali, l'emergere sporadico, per esempio, di quella violenza diffusa. razziale e non. che di solito costituisce, per il narratore, la materia privilegiata di racconto. All'attenzione e all'intelligenza del buon uomo d'affari si sovrappone via via la sensibilità dello scrittore, l'ironia del narratore di classe, l'inquietudine di un io esigente, e il Frank Bascombemite e riflessivo delle prime pagine si rivela impulsivo, incontrollato, quasi violento: la scoperta di una copia di Autunno blu negli scaffali del salotto di una locanda di campagna, con una dedica e un'iscrizione che testimoniano di un amore finito male. riporta alla superficie, intatto, il vecchio dolore della perdita, della rinuncia, soltanto sopito, evidentemente, da tutto quello sforzo fatto per "maturare". E la tesi che Bascombe sostiene fin dall'inizio del racconto, che dopotutto fra il mestiere di agente immobiliare e quello di scrittore non c'è poi tanta differenza, vacilla all'improvviso, rivelando, attraverso l'evidente, incontrollabile sofferenza, !'"altro" Bascombe,quello di Sportswriter, quello più infantile ma vivo, meno saggioma più disponibile. Erivelando anche l'angoscia dello scrittore, che tramite il suo dimesso(?) alter ego tenta di vivere tutte le altre vite che sarebbero state possibili se non avesse scelto, appunto, di scrivere.

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