Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

ascol SOCIOLOGIA LETTERARIA A I di là della cautela del titolo, il libro di Giovanni Ragone Introduzione alla sociologia della letteratura (Liguori 1997)ha una struttura trattatistica di grande impegno, sia sul versante storico sia teorico, tanto da configurarsi quasi come una sorta di atto di rifondazione della sociologia letteraria italiana. Per la verità, in Italia questo tipo di studi una gran fortuna non l'ha avuta, durante tutto il Novecento. E lo si capisce. Nella prima metà del secolo l'orizzonte del lavoro critico-letterario era dominato dal neoidealismo crociano, che di tutto quanto concerne le scienze sociali non faceva nessun conto. Lecose cominciarono a cambiare solo dopo il 1945:nell'epoca della cultura neorealistica, per intendersi, che è anche l'epoca dell'insediamento definitivo nel nostro paese della forma romanzo, oggetto privilegiato di attenzione da parte dei sociocritici. Ma si trattava di una sociologia marxistizzante, molto ideologistica, e interessata essenzialmente ai dati contenutistici. La reazione non poteva tardare; e portò a una fase di eclisse, da cui c'è voluto tempo perché il sociologismo si riavesse. Ad aiutare la ripresa sono state le varie tendenze di pensiero che pur operando in campi diversi, come la teoria degli atti linguistici o la teoria della ricezione, hanno collaborato a porre in rilievo il rapporto tra lo scrittore, in quanto destinatore di un messaggio, e i lettori, in quanto destinatari. In questo modo, veniva richiamata l'attenzione sulla specificità tecnica del testo scritto, le sue condizioni di efficacia, le modalità del suo inserimento in una dinamica culturale complessa e problematica. In effetti, la sociologia letteraria attuale non mira più a stabilire una relazione di immediatezza tra il letterario e il sociale, ma si preoccupa di una somma di mediazioni, che Ragone sintetizza così: "una sociologia della letteratura potrà servire a leggere i sistemi a e simbolici di una prassi sociale di cui l'evento letterario fa parte, e a seguire la logica delle situazioni storiche, lo sviluppo delle forme e dei conflitti umani, nel pluralismo continuamente drammatico di un sistema aperto (l'opera)". Una 60ciologia in6omma non 6olo dei contenuti ma delle uorme di liJ?,guaggio:e proprio percw attrezzata a indagare tutti i ftenomeni letterari, anche i più elevati, invece di limitar6i a quelli di l[vello para o 6ubletterano, come tutt'al più 6arebbe di6po6to a concedere il critici6mo tradizionali6ta. Non per nulla Ragone fisionomizza un pensiero sociologico animato da una forte tensione egemonica, quindi proteso ad accogliere concetti, suggestioni, criteri operativi di indole molto composita. Basta scorrere l'elenco degli oltre sessanta brani d'autore, alcuni assai lunghi, antologizzati nel suo volume: si va dal prediletto Benjamin a Lotman, da Abruzzese a Hall, da Asor Rosaa Franco Moretti. Una specie di vocazione onnivora, giocata tra storicismo e antropologia, psicologia e strutturalismo e semiotica. Vi fa peraltro riscontro una preoccupazione accentuata di sistematicità coerente. A sorreggere un'impresa così ambiziosa è un'idea forte di letteratura, articolata in un paradigma ternario: come funzione sociale specifica; come medium della comunicazione, collocato fra altri media; come luogo di sperimentazione e costituzione dei codici sociali, ossia luogo di condensazione dei modelli, delle figure, dei miti dell'immaginario collettivo. Subito dopo, Ragone precisa che tutto ciò presuppone di assumere l'opera "come una forma, o una struttura semiotica". Due sole osservazioni mi limito però ad avanzare. Laprima: secondo me, la sociologia letteraria ha ancora molto da imparare dalle scienze economiche e statistiche. Ciò é del resto implicito nell'obbligo di tenere conto della dimensione editoriale, entro cui avviene la metamorfosi del testo d'autore in oggetto librario, immesso su un mercato concorrenziale. Ragone lo sa bene, avendo tra l'altro scritto un saggio metodologicamente importante su La letteratura e il consumo: un profilo dei generi e dei modelli nell'editoria italiana 1845-1925,nella Letteratura italiana Einaudi, diretta da Asor Rosa. Il punto però non sta solo nel concedere pieno risalto alla funzione imprenditoriale, ma di inquadrare le dinamiche della letterarietà nella prospettiva di quella dialettica tra domanda e offerta, che regola la produzione di tutti i tipi di beni utili al soddisfacimento di bisogni materiali e immateriali. Secondaosservazione. Un'attenzione ulteriore andrebbe concentrata sul problema del valore, ossia della qualità estetica del prodotto letterario. Oggi si avverte più che mai la necessità di una critica valutativa, o svalutativa, secondo i casi. Ma la bellezza (o bruttezza) di un testo non può più essere intesa come una sua proprietà intrinseca, eterna e invariabile: occorre parlare in termini di valorizzazione, cioé del pregio attribuito a una data opera di determinate cerchie di critici e lettori, di tempo in tempo e di paese in paese. Ragone é certamente d'accordo; e non manca di fare riferimento, fra gli altri, a Mukarovsky, che é forse lo studioso novecentesco cui si debbono i migliori chiarimenti su questa tematica. Forse avrebbe dovuto diffondervisi più ampiamente. D'altronde, materiali di riflessione L'Introduzione alla sociologia della letteratura ne offre davvero in abbondanza. Enon é il caso di pretendere che l'autore risolvesse tutti gli interrogativi che ha il merito di sollevare.

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