Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

s padre morente e finisce per trovare conforto nella religione, nella solitudine eremitica di un monastero abbandonato fra i monti. 2. Walter è prima vittima della retorica comunista incarnata dal padre, poi della retorica borghese che lo vorrebbe scrittore di successo. li comunismo ha fallito, ma fallisce anche il superomismo dell'amico Andrea che si è suicidato dopo aver tentato esperienze estreme. Lapace la ottiene quando perviene alla persuasione, alla libertà da ogni dipendenza mondana anche grazie all'esempio della monaca ottuagenaria che vive francescanamente nella solitudine di un eremo montano abbandonato. La prima sintesi dà rilievo alla mera "azione", la seconda al sottotesto "filosofico": va da sé che non si possono facilmente separare anche perché i personaggi-guida sono tali in quanto exempla né rivendicano alcuna autonomia rispetto al destino che li segna. Lo sappiamo in anticipo, insomma, che è loro riservato un destino di "santità" o quantomeno di redenzione. Nel disegnare, però, l'iter di Walter l'autrice ha modo di far scendere almeno due fondali storici diversamente ma altrettanto importanti: quello del comunismo post-resistenziale e quello dei "prepotenti" anni ottanta. Sia nell'uno come nell'altro caso la Tamaro procede per sillogismi: le idee fanno la Storia, la Storia non racconta che violenza e sopraffazione, dunque la Storia produce violenza e sopraffazione e le idee sono male; o anche: le rivolte - come il sessantotto - producono confusione, "nebbia", la nebbia è brodo di coltura degli approfittatori di regime. dunque i movimenti libertari producono nuova schiavitù. Non ho intenzione di chiamare nuova polemica su questi temi: mi interessa di più sottolineare questa strategia semplificatrice che, complice una ricchissima tessitura di similitudini (quelle botaniche su sessantotto e anni ottanta sono perlomeno imbarazzanti tanto richiamano il "giardiniere" di Oltre il giardino). sospinge Anima Mundi dall'area del romanzo a quella del libro di edificazione. Se le idee sono male, se la Storia è male, che altro resta? La guida del cuore, certo; ma anche il trarsi fuori dal mondo. Il primo imperativo è facile da seguire; l'abbandono del mondo ha qualche difficoltà in più ma per l'intanto meglio far piazza pulita della Storia e delle idee che ne hanno consentito lo sgangheratissimo e ferocissimo movimento. Trarsi fuori dal mondo come "individui". Questo, il "santino" di Anima Mundi. Certamente, da buona triestina, la Tamaro ha letto La persuasione e la retorica del goriziano Carlo Michelstaedter, e pur lo cita. quando, tirando le fila del suo fallimento. Walter conclude: "Avevo agito come agisce la stragrande maggioranza delle persone, invece della persuasione avevo scelto la retorica". Non fa conto misurare la distanza che separa Walter dal!' "estremismo" di Michelstaedter: mi sembra più significativo il fatto che la Tamaro torni a un nodo che è stato senzadubbio cruciale nelle prime decadi del secolo (e che si espresse sostanzialmente in due direzioni, che sono poi quelle di Walter e Andrea: l'hybris e la renovatio cristiana): o si esce dall'individuo, esasperandone il disordine. sino a consumarne la morte (non necessariamente fisica). o vi si rientra per governarlo. Campana, Michelstaedter. Rebora da una parte e Papini, dall'altra. li Walter della Tamaro somiglia di più ali' "uomo finito" di Papini, anche se non lo cita. al suo "voglio una fede certa" e al suo trovarla - netta, sicura. Walter e con lui la Tamaro vogliono una redenzione dalla Storia, dalla politica. dal fastidio di scegliere e di essere scelti e questo offrono al lettore. Walter non è un santo imitabile ma imitabile è il modello semplificato di rifiuti che il romanzo neppure troppo implicitamente propone. Anima Mundi è opera disordinata ma coerentissima, così piena di elementi extra-letterari che sorprende il candore con cui l'autrice lamenta d'essere stata coinvolta in polemiche che non hanno a che fare con la letteratura. L'emergere di un orizzonte spirituale pacificato - e la sola ipotesi di potervi accedere con una drastica e sbrigativa chirurgia storica - è direttamente proporzionale a quella apologia dell'individuo che sta diventando preziosa merce di scambio della "nuova" politica. Insofferente alle forme culturali che hanno tradito la potenzialità dell'individuo (e fin qui la sua provocazione potrebbe essere salutare), la Tamaro dimostra. in fondo, che si può anche dare un taglio secco alla troppo secolare terapia analitica tornando a gustare il sollievo della confessione - dopo il diario della nonna di Va' dove ti porta il cuore, anche le lettere e le pagine di quaderno di Andrea vanno in questa direzione ed è come seWalter, grazie alla confessione di Andrea, si liberasse di un fardello insostenibile. L'edificazione che Anima Mundi propone ai suoi lettori ha ben poco a che fare con la bontà: guarda verso un risveglio, una renovatio che è prima di tutto assoluzione. A questo punto "studiare" il successo dell'opera diventa quasi secondario: bisogna darlo come un dato di fatto così come è un dato di fatto la "beatificazione dell'individuo" che esso implica. Meglio sapere che la cultura a cui apparteniamo è quella degli angusti e rassicuranti tormentoni del qualunquismo. "li pubblico - viene messo in guardia Walter alle prese con il cinema commerciale - vive di cliché, di maschere, e siccome è lui che paga noi glieli diamo, chiaro?" Niente di più vero. I "santini" non si negano a nessuno.

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