Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

T 'critica re beatificazione "ANIMA MUNDl"E L'IMMAGINE DELLA FEDE AlbertoRollo A chi è stato educato negli anni cinquanta non sono ignote la piccola letteratura apologetica dei santi, né i santini o le "immaginette" - così si chiamavano e forse si chiamano ancora - in cui compariva una figura sacra - monocroma o a vivaci colori - e, sul retro, una preghiera. Non tutte le "immaginette" si limitavano a rinsaldare la memoria del santo o di una scena evangelica. Ricordo, ad esempio, insieme a un Don Bosco circondato di fanciulli, una Madonna in manto azzurro stagliata contro un paesaggio industriale (il perimetro di una grande fabbrica, i cancelli, le ciminiere): la preghiera aveva a che fare, ovviamente, con la salute spirituale degli operai. Ciò che mi colpì adolescente era la sovrapposizione di quelli che mi parevano due mondi lontanissimi: l'eternità e il presente, quella specie molto particolare di presente. L'anima, è vero, aveva un suo qui ed ora, e in quel suo qui ed ora fronteggiava insidie, sostenuta da fede e preghiera. Ma quel segmento così concreto (così "architettonico") di Storia e di vita sociale (la fabbrica) cosa aveva a che fare con l'eternità? Si chiedeva dunque alla mia mente adolescente un ulteriore passaggio logico: grazie alla Madonna la fabbrica entrava nello stesso ambito senza tempo in cui dimoravano tutte le figure dei "santini": come tutte le "forme del mondo" anch'essa domandava una cancellazione purificatrice per mettere al sicuro ogni singola anima che idealmente vi dimorava, anch'essa, proprio apparendo, veniva di fatto negata in nome di una salvezza individuale che non la comprendeva più. Da allora in poi ho avuto, ovviamente, molti modi per esperire quanto il mondo cattolico fosse ben radicato nelle "forme del mondo" e non solo nel senso più ambiguamente secolare che sappiamo. Negli oratori degli anni cinquanta, però, non erano tutti don Milani. Anzi. E l'educazione religiosa aveva le dimensioni anguste e contraddittorie dell'apologia dei santi e delle "immaginette" edificanti; dimensioni anguste, va detto, ma di grandissima efficacia. Tutto ciò mi torna in mente leggendo Anima mundi di SusannaTamaro, e non per fare dell'ironia. C'è del talento in una scrittrice che sceglie la via della catechesi e sa aggiornarla senza neppure rischiare una presa di posizione patentemente confessionale. Quello che alla Tamaro preme di più - e questa preoccupazione è in fondo la stessa di Va'dove tiportail cuore -è dimostrare che la vita è redimibile, che esiste una strada per stornare il vuoto e la sofferenza. li meccanismo è limpidamente cattolico ed è quello della confessione dei peccati: cosa fa in fondo la nonna del best seller nazionale se non "confessare" alla nipote e ai lettori la sua colpa? li "cuore" alla lunga c'entra pochissimo e il sentimentalismo di cui la Tamaro è accusata è un falso problema. Così come è un falso problema l'anticomunismo sollevato da alcuni critici "di sinistra" e cavalcato con ignobile spudoratezza dalla stampa di destra. Anima mundi non è un romanzo, ma è "appassionante" come lo erano le piccole vite di santi che si leggevano negli anni cinquanta. E' appassionante come tutte le semplificazioni di carattere dottrinale, come tutta la letteratura edificante. L'operazione per molti aspetti straordinaria riuscita alla Tamaro è quella di calamitare le scheggestoriche di un disagio contro il magnete di un diffuso bisogno di fede o di più generico conforto spirituale, e di averlo fatto ricorrendo a una scrittura "vecchia", rassicurante come la più rassicurante delle formule di lettura del mondo occidentali: quella cattolica. Chenon ci siano dichiarati elementi confessionali poco importa (anzi i "prestiti" orientali svolgono in un contesto siffatto una funzione sincretica di indubbia efficacia): quello che conta è la "formula". E la formula - come nei "santini" - evoca il presente per poterne fare a meno. Sono convinto che questo aspetto incida e continuerà ad incidere sul successo di Anima Mundi, che è sì opera più ambiziosa (più disordinata e ruvida) di Va' dove ti porta il cuore ma solo nel senso che amplia lo scenario. Come la Madonnina dal manto azzurro dell' "immaginetta" Anima Mundi fa i conti con la cultura del secolo e, a suo modo, li fa tornare. Non crea alcun personaggio memorabile, non lascia tracce di uno stile capace di far scuola, non ribalta latavola del linguaggio. Eppure "lavora" spostando, aggregando, cucendo, citando, semplificando. Proprio come fa o faceva la letteratura apologetica. li trucco è presupporre l'esistenza di un personaggio complesso e su di esso operare la reductio che il pubblico popolare si aspetta, onde quest'ultimo abbia il conforto spirituale di cui ha bisogno. Ci sono infatti due modi di sintetizzare (interpretando) la vicenda che la Tamaro racconta. 1. Walter, giovane provinciale, in conflitto con la famiglia, va a Roma a cercare libertà e fortuna; prova a fare l'artista, fallisce, respira i miasmi di una società corrotta e malsana, torna al paese, assiste il

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