Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

Ritratti MarisaBulgheroni re (segueda pag. 58.) Storiadi unpassero seconda guerra mondiale aveva aiutato gli ebrei a fuggire dai campi di sterminio e Andrej raccontò la storia a Namredef X, un sopravvissuto di Auschwitz che molti anni dopo la raccontò a me e ora, mia cara Marisa Bulgheroni, io la racconterò a te e forse, dopo averla ascoltata, anche tu la racconterai a un amico, o magari a un nemico. Siberia, splendida giornatad'inverno. Incoraggiato dai tiepidi raggi del sole e dal terso cielo azzurro, un passerotto si avventurò fuori dal nido per volare e giocare nell'aria, ma la temperatura di 40 gradi sotto zero ebbe la meglio su di lui. L'imprudente cadde al suolo, assiderato, e si trovò sepolto nella neve dove di sicuro sarebbe morto in pochi istanti. Per caso una mucca si trovò a passare di lì proprio in quel momento e, nel punto esatto in cui il passero stava lottando contro la morte, gli lasciò cadere sulla testa una grande cacca morbida. li calore di quel bagno di merda resuscitò il passero moribondo, il quale si senti cosi felice che sollevò il capo dallo sterco e cominciò a cinguettare gioiosamente, cosa che richiamò l'attenzione di un gatto randagio che si aggirava nei pressi, il quale. estratto delicatamente il passero dalla merda, se lo divorò, morale della favola: tuo nemico non è necessariamente chi ti caga in testa. Tuo amico, d'altro canto, non è necessariamente chi ti tira fuori dalla merda. E, comunque, mai rallegrarsi quando si è nella merda fino al collo. RqymondFederman (Traduzionedi PaoloBenzi) allavertigine (C , è lo spazio e c'è il tempo. La Terra avvolta nella poliforme, variegata, luminescente primordiale scorza che la contiene. E l'acqua: gli Oceani, i laghi, il mare, l'Atlantico, il Mediterraneo, il lago di Como che disegnano e arginano la superficie terrestre, la formano: l'Egitto, la Provenza, le Isole Canarie, Amsterdam, Como, Aci trezza, Manhattan. Laordinano scavandovi anfratti, levigandone le spiagge, dilatandone le coste, penetrando con fermezza gli argini più ostili, ruvidi e aspri. L'acqua che disegna la superficie terrestre ne scandisce in Apprendista del sogno i tempi. Ne organizza il tempo. Ne definisce la storia: dal passato remoto del mito e dei miti a quello più prossimo delle guerre pubbliche e private che uomini e donne combattono e hanno combattuto per incontrare ed educarsi appunto alla vertigine senza perdere di vista la luce, il miraggio e l'apprendistato del sogno. Come l'acqua, che con la sua presenza o in certi punti del lavoro di Marisa Bulgheroni per via della sua radicale assenza, detta e insieme è lo scorrere del tempo, la scrittura scivola e ordina il magma politico ed esistenziale di un'epoca, decennio dopo decennio, quasi un secolo. Secolo che la parola di chi scrive attraversa con il piglio del nomade esemplare, che non ha paura di ripercorre i sentieri che la Storia ha seminato di mine, trabocchetti, carcasse di tartarughe, scheletri umani, lava naturale e ceneri artificiali. Non ha paura di guardare ancora una volta guanti abbandonati come per caso // guanto. un nastro di raso giallo Fanciulla che scrive una lettera, orecchini mai indossati Trezza, relitti di navi El Oattara, anelli preziosi consegnati troppo tardi Il messaggio. Come l'acqua la scrittura riordina gli incontri, i luoghi, gli spazi, le case, i sentieri d'erba ("Gli Orti della Regina"), gli oggetti uno dopo l'altro. I fantasmi e le letture. Li accorpa, li fonde in un unico fotogramma in cui scrittura e lettura, percezione del reale e del fantastico non sanno e non vogliono prescindere l'una dall'altra. Come lo specchio magico in cui Poe - nella sua breve biografia intitolata// gabinetto del dottor Edgar Allan Poe (Angela Carter, Venere nera, Feltrinelli) - il proprio volto dissolversi davanti ai suoi stessi occhi, la scrittura guida il nostro sguardo e quello di chi scrive alla volta di un incontro magico, irreversibile, terrorizzante, necessario: quello in cui passato e presente si specchiano, cosi come si confrontano e si rispecchiano il vicenda menzogna e verità, il sogno e lo schiaffo della vita, l'io a confronto con il sé, la finzione della narrazione e dell'invenzione fantastica con la durezza adamantina della vita quotidiana. Chi scrive ed è guidato dalla scrittura alla volta dei fantasmi abbandonati nella memoria privata e collettiva di un secolo e oltre: i fantasmi che hanno abitato la vita di una donna, .colei che firma l'opera, e quella di generazioni diverse, di culture anche lontano nello spazio e nel tempo. Scrivere sospinge la persona che lo fa alla volta del proprio lettore il quale vede, guarda si specchia in ciò che legge fino a perdersi e confondersi cosi con ciò che ha di fronte. Come la persona che ad Amsterdam - visitata la mostra di Vermeer - vede nella sua stanza d'albergo materializzarsi uno dei dipinti del pittore olandese, Fanciulla che scrive una lettera - questo il titolo dell'ultima sezione di Apprendista del sogno- e lo vede, immagina, costruisce come una figura del passato "alla ricerca del suo doppio perduto, che giunge da molto lontano, per far si che la persona che guarda incontri se stessa: Lei é diventata per me nei lunghissimi crepuscoli nordici, il fantasma di tutte le donne che mi hanno lasciata. La madre, la sorella, la figlia mai avuta,

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