Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

Ritratti MarisBaulgheroni d re A miei più preparati di me sicuramente potranno dire delle prove narrative di Marisa Bulgheroni e dei suoi fondamentali studi sulla Dickinson e su altri autori della letteratura americana .Voglio usare questa occasione per rendere omaggio a un'opera che forse pochi hanno recentemente riletto o consultato, // nuovo romanzo americano 1945-1959, e rievocare le sue peregrinazioni in mezzoai romanzieri, poeti e saggisti americani. Da cui è nato in vari casi un sodalizio che è durato decenni. Alla fine degli anni Cinquanta l'America era lontana e misteriosa, ma Marisa aveva giustamente intuito che uno dei modi più sicuri per esplorare a fondo la sua cultura e civiltà era offerto dalla letteratura e saggistica in quel momento insolitamente ricca di fermenti e popolata di autori originali. lo ebbi la fortuna di participare, sia pure come bilancino, a quell'avventura. Marisa e io ci eravamo conosciuti a "Comunità". Appena rientrato in Italia dopo aver passato sei anni fra Chicago e New York, dividevo allora il mio tempo fra i corsi di storia degli Stati Uniti che tenevo all'Università di Firenze e la direzione dell'affascinante casa editrice creata da Adriano Olivetti. Sotto Renato Zorzi, Marisa faceva la redattrice capo, l'inviata speciale, l'impaginatrice, in una parola era la factotum della rivista; ma il suo grande amore segreto era l'America. Più volte mi aveva bombardato di domande. Però paradossalmente la nostra amicizia fiorì soprattutto dopo che alla fine del 1957io avevo deciso di ritornare a New York. In quegli ultimi anni della presidenwa Einsenhower, sotto le ceneri dell'apparente tranquillità e conformismo, c'erano già importanti fermenti e sia perché vivevo al Greenwich village e perché facevo il corrispondente a tempo pieno dell'"Espresso", avevo frequenti contatti con i poeti beat che leggevano le poesie al suono del jazz, con scrittori e saggisti come Dwight McDonald e Saul Bellow, con i locali d'avanguardia come la libreria di Ted Wilentz sull'Ottava, il Peppermint Lounge dove si lanciava il twist e il Café Port Said dove era nata la moda del belly dancing, con i teatrini d'improvvisazione come la Pop Art e la Op Art e si montavano i primi happenings. Il viaggio, in cui Marisa stabilì relazioni con autori con Edmund Wilson e Saul Bellow, che sarebbero durate decenni, non solo offrì a me l'occasione di moltiplicare i contatti, ma mi consentì di approfondire temi che credevo di conoscere benissimo e rese permanenti i miei dialoghi con Marisa che sono durati ininterrottamente quasi quattro decenni. Non so quanti abbiano recentemente riletto il suo primo libro che uscì proprio alla vigili dell'era dei Kennedy; ma posso garantire che // romanzo americano resta una delle guide più sicure alla sensibilità di quei tempi all'apparenza così lontani. Lo posso garantire perché non c'è anno in cui, per una ragione o per l'altra, non ritorni a consultarlo. Eogni volta che lo faccio è un piacere riscoprire che resta un modello di rigore critico e di purezza stilistica. Mauro Calamandrei A hmed Soula'iman, un tartaro della Siberia, raccontò la Storia del Passeroa Vasily Michailowitch Tolmatchoff che trascorse vent'anni in un gulag siberiano. Tolmatchoff raccontò la storia al rumeno Tiberiù Paskuy, che passò sette anni in un carcere dove incontrò Mircea Cartarescu, a sua volta condannato a sette anni per avere scritto poesie sovversive. Durante la prigionia Tiberi narrò la Storia del Passero a Mircea, che dal canto suo, una volta libero, la raccontò all'albanese Gezim Hadaj il quale, torturato e condannato a morte per aver rifiutato di baciare i piedi al presidente d'Albania, riuscì a fuggire in Romania, dove conobbe Mircea il quale, nel caffè di Bucarest in cui si incontrarono e scambiarono racconti, gli narrò appunto la Storia del Passero. A un certo punto, dopo aver girovagato per otto anni, Gezim finì in Cecoslovacchia dove si era rifugiato anche uno dei suoi cugini. E lì, a Praga, Gezim raccontò la Storia del Passeroa suo cugino Peter che a sua volta la narrò al suo miglior amico, Ivo Hlavizna, un giovane dissidente che aveva rischiato di morire travolto da un carro armato russo allorché Praga fu invasa dai carri armati sovietici. Ivo incontrò Maciej Swierkocki di Lozsul treno da Praga a Varsavia dove entrambi stavano andando per assistere a un convegno dal titolo "Modi per migliorare la propria vita nel mondo socialista", e Ivo raccontò a Maciej la Storia del Passero e, più tardi, durante il convegno Maciej la raccontò a Jerzy Patkowski, un amico che non vedeva da anni perché Jerzy aveva passato dodici anni in carcere per cause a lui ignote e poi Jerzy che tutti chiamavano Jurek, una volta fatto ritorno a Cracovia, narrò la storia a Andrej Slominski che durante la (seguea pag. 60 ...)

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