e Unpiccolo poe(f1a na+----------""__...__..____._-~ M i ha subito colpito nei racconti di Marisa Bulgheroni in esso la scrittura, il linguaggio alto, scandito da un ritmo che appartiene più alla poesia che alla prosa. La ritrazione sintattica, la sintesi della frase, la sua scansione ubbidiscono proprio alle leggi del racconto. il genere letterario più vicino alla poesia. Ho letto i venti racconti come liriche, come tempi di un piccolo poema narrativo. Emi è sembrato quindi che stridessero in esso i dialoghi, se pure esigui, che interrompevano il flusso musicale. Si apre, il pimo racconto, Macchine da guerra, con una forte immagine: "Le due tartarughe giacevano accostate sulla bianca spiaggia lunare al riparo di una piccola trincea di pietre laviche nere: le orbite degli occhi vuoti, le brune corazze dilavate." Un'immagine di assenza, di oblio, di morte. Evengono subito in mente La conchiglia fossile di ZaneIla e gli Ossi di seppia di Montale. L'immagine viene ancora dispiegata e orchestrata nel secondo racconto, El Oattara: rovine orizzontali, dove le carcasse di tartaruga diventano ossa, Marisa BulgheroniFoto di Vincenzo Cottinelli ossa umane, resti di una battaglia, raccolte e composta da pietose mani. Viviamo, si sa, procediamo su questi strati che la natura e insieme la follia umana, creano incessantemente, dove noi a nostra volta andremo a sbriciolarci. I nostri deserti, le nostre rovine sono certo meno remote, più domestici gli strati, come quelli sull'altopiano di Asiago di Galateo in bosco di Zanzotto. Ma occorre fugare, vincere l'assenza e l'oblio. ci suggerisce la scrittrice:tendere sul guscio cavo della tartaruga le corde e risvegliare la memoria, modulare il canto. Questo primigenio strumento, che vive nella mitologia indiana, come ci ricorda Maurensig in Canone inverso, e nella mitologia greca, in mano al cantore, a Orfeo, tenta di vincere la morte, l'oblio. EMarisa Bulgheroni modula i momenti più accesi, più acuti della vita. Partendo da uno dei luoghi più estremi e più rischiosi, dalle falde del vulcano, dall'Acitrezza, dalla Catania del mito, del racconto e dell'assoluto vitalismo. dove l'anima può rimanere per sempre esiliata come dice del professor LaCiura, del racconto Lighea di Lampedusa, il «Viviamo, oi oa, procediamo ou queoti otrati che la natura e inoieme la frollia umana, creano inceooantemente, dove noi a noo tra volta andremo a obriciolarci» poeta psicanalista Basilio Reale. "Questa è terra di deflagrazione, qui si cade uno in balia dell'altro come per filtri o per fatture", dice un personaggio di Seguendo /'ire e i giovenil furori. Ma Carlotta, la protagonista del racconto, è una core, o Proserpina, che non ha mangiato i chicchi di melograno, che riesce a fuggire da quell'inferno e approdare nel suo spazio, nello spazio della sua memoria, della sua storia. Sul lago di Como, su questo spazio manzoniano, è la memoria della famiglia, dell'infanzia, l'irruzione in essa dei momenti atroci della storia. In questa dimensione è il racconto più commosso e toccante della raccolta Il bambino dietro la porta. ·Il viaggio poi, nel subito Dopoguerra, a Norimberga, dove campeggia una visione da La tregua di Primo Levi o da Germania anno zero di Rossellini. E i racconti ancora di viaggi, in Russia, a Jasnaja Poljana, la sosta davanti alla tomba di Tolstoj; a Dubovica, nella ex Jugoslavia; e in America, a New York, nel teatro degli amati poeti e scrittori dell'anglista Bulgheroni; ad Amsterdam, all'Aja, davanti ai quadri di Vermeer, alla Fanciulla che scrive una lettera: con una simile soffusa, delicata luce, con una simile amorosa evocazione, Marisa Bulgheroni ha scritto questo Apprendista del sogno, queste lettere poetiche. Vincen,<0Consolo
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