ol------------+--1 ~ed ~ ............... ~:~' --"----''.,,~ l"------1---e I -- ,, linea d'ombra" ha una storia lunga, quindici anni di vita, molte sofferenze alle spalle, molte difficoltà, un pubblico fedele, lettori che sono diventati amici, che ne hanno apprezzato l'impegno, il coraggio a rischio dell'incoerenza, lo scrupolo nella ricerca. Credo che "Linea d'ombra" abbia insegnato molto, procedendo con modestia ma difendendo la propria originalità, rifiutando l'omologazione, rifiutando le risposte semplici, immediate, troppo scontate e semplici e immediate per essere giuste o sufficientemente giuste. "Linea d'ombra" si è molto interrogata, se non è stato e non era possibile presentare soluzioni ha almeno tentato di mostrare carte che potessero contribuire alla soluzione. li bilancio credo sia positivo: basterebbe scorrere l'elenco degli scrittori i cui testi sono comparsi su queste pagine, scrittori spesso in Italia sconosciuti, tradotti per la prima volta da 'linea d'ombra", scrittori che hanno trovato solo più tardi le condizioni di una relativa popolarità anche nel nostro paese; basterebbe ricordare come queste pagine siano state attente all'evoluzione della narrativa e della poesia in paesi fino a un decennio fa considerati ai margini della nostra cultura, paesi del Terzo Mondo e non solo del Terzo Mondo, dall'India all'Africa, dai Caraibi al Nord Europa all'Est Europeo (ben prima del_crollo del Muro di Berlino) Quanti hanno collaborato a "Linea d'ombra" credo siano ancora felici di questo lavoro. Non è un peccato sentirsi orgoQuindici anni di vita e un pubblico tedele che ha ricono6ciuto l'impegno e il coraggio di una riviMa, le cui motivazioni ci paiono ancora intatte. gliosi. Non è un peccato neppure pensare che questo lavoro possa continuare, svilupparsi, che i risultati delle stagioni passate possano ripetersi, orgogliosamente credere che 'linea d'ombra" possaancora scoprire qualcosa e stimolare qualcuno. "Linea d'ombra" venne fondata da Goffredo Fofi. Chi lo conosce sa con quanto vigore Goffredo si sia battuto per difendere con questa rivista (e con le altre che era e che è andato un po' dispendiosamente a disseminare in tutta Italia) l'idea di una cultura libera, libera non solo dagli eventuali condizionamenti economici ma anche un po' libera da se stessa, cioè dalla qualità raggiunta e quindi dai risultati acquisiti, dalle certezze avvicinate, dalle solitudini gratificanti, dal narcisismo, un'idea di cultura sempre disposta a rimettersi in gioco, a confrontarsi con una realtà ben più dinamica di quanto potessero raccontare i suoi studiosi, scrittori, sociologi, statistici o politici. Credo che in questo faticosissimo cammino Goffredo Fofi sia riuscito a costruire qualche cosa di assolutamente anomalo. In questa anomalia trova ancora ragion d'essere "Linea d'ombra", verrebbe voglia di dire più di un tempo di fronte a mass media sempre più televisivamente omologati, a intellettuali sempre più disattenti e sempre più in vetrina (mediocremente peraltro: il nostro paesee la sua classe politica si dimenticano presto anche degli intellettuali di prima fila, quelli che sono diventati consiglieri dei vari principi, parlamentari, presidenti di qualcosa), di fronte a un pubblico che s'allontana, che cerca rifugio altrove, davanti al pericoloso chiacchiericcio della politica, di fronte peraltro anche a esperienze positive, disperse però e senza riferimenti. "Linea d'ombra" vorrebbe continuare su questa strada. Semplicemente, sapendo che è difficile inventare qualcosa e che allora è importante prestare ascolto, lasciare che la società, quella che ancora si ritiene viva, quella ancora che saprebbe raccontare storie autentiche, si avvicini, riprenda a comunicare, a dire di sé, a narrare .. Raccogliere questa voce o queste voci sarebbe un ragguardevole obiettivo. Siamo convinti che questa voce equeste voci si faranno sentire, che animeranno ancora queste pagine, sapranno suggerire, spingere a nuove scoperte e invenzioni. Per fortuna 'linea d'ombra" (grazie alla generosità di un editore sensibile) è ancora un luogo libero. P.S.Mi chiamano Direttore. Equesto mi inorgoglisce e un poco mi intimidisce, pensando al nostro Direttore-Fondatore, Goffredo Fofi, al suo stile, alle sue passioni, alla sua infaticabile presenza, alle sue letture, alla sua umanità, al suo modo di vivere la cultura nell'esperienza della società. Ma non solo. Penso anche al senso di un lavoro collettivo e partecipato, unica garanzia non dico per il successoma per la credibilità di una rivista come questa.
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