Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

Of-----------+-----1 l--------.u o g;=w....a..Lb~~u~L.JL.......9~2._____a V---"'L. Jl.._o [ ~O I '=rwl =Eaccinett~n 1U n tabellone della pubblicità. "Ma che freddo faz. Esilenzio. Sopra, storta, la bandiera bianco-verde della Cisl. L'unica in tutta la piazza. Sopra ancora - ma non tanto - il cielo. Pesante, basso. Cielo di mattina, gennaio in periferia. Non c'è bisogno di cartelli, di fischietti, di striscioni. Perché sono qui lo sanno tutti. . Anche la donna grassa che si affaccia al quarto piano e sbatte la tovaglia con le briciole della colazione. Sulle loro teste. Gli operai metalmeccanici hanno gli occhi segnati dalla levataccia peggio del solito. Hanno le gote paonazze. Fa freddo (aveva ragione la pubblicità), un freddo destinato a crescere con il passaggio delle ore. Quaranta ore di sciopero alle spalle, una settimanadi paga buttata. Ealtre ore, nessuno sa prevedere quante, davanti. Altri soldi che non arriveranno a casa. Soldi che, sei sicuro, ti spettano di diritto. Agli operai anche la lotta costa. Eppure sono tantissimi, oggi, davanti alla stazione merci. - "la Piccola" la chiamano, anche se é enorme con il suo intrico di binari che all'occhio si perde verso ovest. Sono tantissimi, più delle altre volte. Più di quanti fossero davanti ai cancelli delle loro fabbriche l'altro giorno che c'era anche il sole. Senon basterà, ti dicono, la prossima volta saremo di più ancora. Già domani se necessario. Non urlano, non lanciano slogan. ForLapiazzadi Fossa «Ci ha inDegnato che Di può odiare l'oppreMione MaliniMa Denza diventare CODÌpieni d'odio da vedere DOltanto quel gran male e dimenticarDi dei molti mali di queD to mondo» se pensano al giorno intero che hanno davanti. Noioso, spiacevole. Senzaniente da fare. Solo curare che nessuno apra i cancelli. Che i camion carichi di merci che ancora non si fanno vedere se ne stiano fermi, nascosti dietro il muro di cinta, sapendo bene che fino a notte non se ne muoverà nessuno. Gli unici ad agitarsi sono i sindacalisti. li telefonino in mano, i cronisti attorno, i volantini da spiegare, la preoccupazione che tutto fili secondo le intenzioni. Si vestono tutti allo stesso modo, gli operai, nei giorni di lavoro. Anche quando smettono la tuta, o non la indossano come oggi. I colori marcati ma invisibili, nuovi ma già sbiaditi. Le linee disegnate dall'uso. Né poveri né sciatti né discreti. Questione di soldi e di cultura. Di un senso fuori moda di dignità. Sono migliaia nel piazzale che dà su via Dalmazia, prima periferia di Brescia. Sembrano muoversi a scatti, parlare sottovoce, ridacchiare sommessi, guardare zitti il vuoto dietro il cancello. La voce la si alza solo sotto le finestre dei padroni e solo quando serve. Oggi basta esserci, bloccare la stazione, costringere le automobili a un rapido dietro front e a una facilke deviazione attorno all'isolato. Una dimostrazione senza disagi per gli altri. Dentro il peso delle ore immobili, inchiodate alla luce uniforme della mattinata nebbiosa. Oggi basta esserci. Ebasta un cartello, uno solo spuntato tra i berrettidi lana quasi per caso. "Fossa sei un cane pidocchioso, altro che mastino". Compare un furgone blu, vecchio, quasi lucido, carrozzeria chiusa, pulito. Si apre un varco, scivola silenzioso il furgone sfiorando le giacche a vento degli operai. Si ferma in un angolo riparato. Lo spiazzo si anima. Gli operai si avvicinano, aprono il portellone, scaricano: carbonella, tronchetti di robinia tagliati di fresco, cassette sfondate. un braciere, una griglia, un paiolo da polenta, un tavolo di fortuna. E il vino, le arance, i sacconi del pane simili a quelli del cemento, la cesta delle salsicce, le pile dei bicchieri di carta.Nel piazzale che dà su via Dalmazia si accende il fuoco. L'autista si infila un gran grembiule sul giubbotto, dispone lento le salsicce sulla griglia. Ecentinaia di persone si spostano verso il banco improvvisato coperto da un'incerata a fiori, é un accalcarsi silenzioso. Si mangiano panini, si beve, ci si scalda. In silenzio. La caligine sale veloce verso la bandiera bianco-verde della Cisl, nasconde il cartellone pubblicitario. Il termometro accanto all'insegna del negozio d'ottica all'angolo non si é mosso dallo zero. Ma il freddo adesso si sente meno. Gli operai a turno rimestano il vino nel paiolo. E i minuti ricominciano a scorrere come un giorno qualunque. li cancello che porta allo scalo merci si apre. Si affaccia una piccola colonna di autisti in attesa. Vengono a scaldarsi anche loro. Devono tirar sera.

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