rezzavano e mi trafiggevano di nostalgia. Se l'anello d'acqua che circonda la mia isola è un grande, amaro enigma, non meno grande è il mistero delle innumerevoli caverne e gallerie che perforano i fianchi dei rilievi in tutte le direzioni, fino ad affacciarsi, a volte, sulla vastità dell'oceano. Lepareti di molte grotte sono istoriate con figure scolpite o dipinte sulla roccia. E' Make Make, il diocreatore, re dei vivi e dei defunti, che più spesso viene rappresentato, con il volto largo e gli occhi grandi e vuoti, arcigno signore delle tenebre che lo circondano. Qui abitano gli spiriti dei morti. Ma non è raro il caso che qualche vivente, o per paura o per espiare una colpa o per cupa malincania, elegga a propria dimora le viscere della terra, avendo in odio la dolcezzadel sole e in orrore la compagnia di altri uomini. Una delle caverne più belle e inquietanti è quella di Kakenga, che ha due sbocchi affacciati sull'oceano. Ci andavo spessoda ragazzo. Mi sedevo sulla soglia dell'apertura principale, foro di luce abbagliante ritagliato nell'umida oscurità dell'interno, e guardavo le nuvole percorrere veloci la volta celeste. Le nubi sono una presenza costante e familiare nella nostra vita. Popolano, come gli uccelli, il cielo alto e irraggiungibile. Sorgono improvvise all'orizzonte, evocate dal nulla e trascinate dal vento che spira sovrano. Si addensano rapidamente oscurando il sole, si gonfiano e si aggrovigliano come fieri guerrieri per poi essere altrettanto rapidamente scomposte e stracciate. spazzate via dalla forza che le ha generate. Spessoil loro passaggioporta un breve e violento scroscio di pioggia o imprigiona nell'aria mille impalpabili goccioline. Da quell'altezza mi piaceva talvolta lanciare dei sassi in mare, lontano, sempre più lontano. Li osservavo mentre si muovevano nell'aria, prima diritti e veloci, poi più lenti e inesorabilmente votati alla caduta. La loro breve corsa e il grumo di spuma bianca ch'essi provocavano nell'impatto con la superficie dell'acqua, quasi un ultimo spasimo di ribellione prima di essere definitivamente inghiottiti, mi ricordavano la brevità della vita di ogni uomo e la sua riluttanza a morire. Quando la vecchia Mauroa andò ad abitare nella grotta di KakenMauroa aveva un en rio per i dei corpi e Lapittura della ga con i suoi polli, smisi di avvicinarmi. Mi incuteva reverenza e timore quella creatura rugosa, ossuta, con i seni svuotati, gli occhi mobili e penetranti e i lunghi capelli grigi che le scendevano a mezza schiena radi e disordinati. Mauroa aveva perso il marito e i figli adolescenti durante una tempesta. Il mare rapace si era chiuso su di loro e sulla sua ormai inutile vita. Era gentile d'animo ancorché indurita nei modi per gli affanni. Amava i bambini, che non si lasciavano ingannare dal suo aspetto e la avvicinavano senza timore, anche dopo il suo volontario esilio dalla comunità. Era sempre pronta a vezzeggiarli e a dividere con loro le povere cose che possedeva. Mauroa aveva un talento straordinario per i tatuaggi del corpo e la pittura della faccia, talento che si era rivelato durante le frequenti gare che si tengono tra clan. Molti cominciarono a farsi dipingere da lei il viso per le cerimonie, ricompensandola con doni se il risultato li soddisfaceva. Si conquistò così. negli ultimi anni della sua vita, una modesta agiatezza e il ruolo riconosciuto di persona saggia, rispettata da tutti. Ma nessuno riuscì mai a convincerla ad abbandonare la grotta per ritornare a vivere nel villaggio. Lamia gente è allegra, ama le feste. Ogni occasione è buona per riunirsi, preparare banchetti, suonare e danzare la sera attorno ai fuo,chl; in riva al mare. Alcune ricorrenze matrimoni, nascite o il primo taglio dei capelli dei bambini - riguardano solo i membri di qualche gruppo familiare, altre, più solenni, riuniscono tutto il villaggio, ma la più importante è quella che celebra il ritorno dei manutara. L'intero popolo dell'isola vi partecipa, dopo essersi preparato con cura per esibire i migliori suonatori e danzatori, i costumi e gli ornamenti più ricchi e fantasiosi. Lagiornata è un trionfo di piume di uccello, di monili di osso e di conchiglie, di copricapi di paglia, di raffinate pitture del volto e del corpo. La festa inizia già al mattino. Tutti si riuniscono sulla scogliera di Orango, sul bordo del vulcano Rana Kao, di fronte al quale sorgono i due isolotti di Motu Nui e Motu !ti. Lì giunge il nostro ariki circondato dai suoi guerrieri e preceduto dal gran sacerdote, che subito sacrifica La mia gente è allegra, ama Le ~e&te
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