Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

0---------~1 mf ~,,___,________,!~..___._.__._Ci! Marcella B~ares amoralediVictorSerge (Cono passati quasi cinquant'anni, or- ~ mai, dalla morte di Vietar Serge, avvenuta a Città del Messico nel novembre 1947.Negli ultimi quindici anni il suo nome è stato in Italia quasi del tutto assente, pur se ogni tanto è apparsa qualche sua opera, letteraria o saggistica, a ricordarne la presenza. E pensare che la sua splendida autobiografia, Memorie di un rivoluzionario, meriterebbe di diventare lettura obbligatoria in una scuola capace di apprezzare opere che sappiano coniugare riflessione storica e leggerezza stilistica, rigore morale e gusto dell'avventura. Vietar Sergepartecipò a tutti i movimenti ribellistici e rivoluzionari della prima metà di questo secolo e aderì con un profondo e insopprimibile tratto individuale alle più vive esperienze storiche e ai movimenti politici e ideologici che si schierarono accanto agli oppressi e agli sfruttati in lotta per la giustizia e l'uguaglianza. Serge fu anarchico, pacifista, bolscevico, trotskista, antistalinista, poumista, socialista, antitotalitario. Ma fu un anarchico che combatté per l'organizzazione, un pacifista pronto alla lotta, un bolscevico contrario alla centralità del partito, un trotskista contrario al settarismo internazionalista, un antistalinista disposto al fronte comune, un socialista lontano dai compromessi, un antitotalitario severo con la tradizione occidentale. Ovunque si trovasse, Sergedivenne un eretico, capace di privilegiare la realtà e il movimento sociale piuttosto che gli schemi teorici o le organizzazioni politiche. «Ci ha inoegnato che oi può odiare l'oppreooione otaliniota oenza diventare cooì pieni d'odio da vedere ooltanto quel gran male e dimenticaroi dei molti mali di queo to mondo» Figlio di un rivoluzionario russo emigrato, Victor Serge (in realtà Viktor Kibal'cic) nacque a Bruxelles, ma le città della sua vita furono Parigi e Pietrogrado, Mosca e Città del Messico. Dalle carceri francesi insieme agli adepti della "banda Bonnot" a quelle staliniane insieme ai rivoluzionari d'ogni parte del mondo, nella sua vita incontrò i protagonisti del secolo, ma predilesse viverla accanto a combattenti e militanti sconosciuti, che condividevano la sua coerenza e la sua ansia di fare. Scrisse dell'avventura bolscevica in L'anno prima della rivoluzione russa e ritornò più tardi sui suoi esiti con Destino d'una rivoluzione e con i romanzi politici Se è mezzanotte nel secolo e Anni spietati, mirabili esempi di letteratura impegnata. , Collaborò alle più importanti riviste europee e americane degli anni trenta e quaranta, cercando di rivitalizzare l'idea di socialismo che la Russiadi Stalin aveva cosi pericolosamente oscurato, preservando gli ideali dell'Ottobre con la consapevolezza che essi si erano già infranti a Kronstadt, aprendo la cultura marxista alle suggestioni della scienza, dell'arte e della psicologia. Alla sua morte, Lewis Coser scrisse che "Serge ci ha insegnato che si può odiare l'oppressione stalinista senza diventare cosi pieni d'odio da vedere soltanto quel gran male e dimenticarsi dei molti mali di questo mondo". Coser faceva parte di quegli intellettuali newyorkesi con cui Serge, dal Messico, aveva cercato di analizzare il significato della guerra e le prospettive nuove che si aprivano all'umanità. Furono i suoi ultimi anni, ancora di impegno e attività frenetici, che in Occidente furono sbrigativamente liquidati, dai pochi che di Sergesi occuparono, con la scusa di avere annacquato la coerenza rivoluzionaria e di aver fatto troppe concessioni all'Occidente in nome del proprio totalitarismo. Non si poteva accettare che Serge collaborasse insieme al trotskista "New lnternational", al socialdemocratico "Socialist Cali", al menscevico "New Leader", alla radicale "Partisan Review";o al radicalpacifista "Politics". Che rifiutasse di denunciare il leninismo come causa dello stalinismo, ma vedesse in Kronstadt l'eclisse della rivoluzione. Che accettasse la democrazia e si proclamasse ancora rivoluzionario. Che guardasse con simpatia al Rassemblement di De Gaulle nel 1947(ma in buona compagnia) ma ritenesse il socialismo l'orizzonte della liberazione futura. In quelle ansiose e solitarie note scritte nel dopoguerra, con il conforto di pochi amici e di poche teste pensanti in autonomia, Victor Sergecercò il modo di sfuggire alla tenaglia che di li a poco la guerra fredda sarebbe riuscita a imporre (o con l'Urss o con gli Usa), con il coraggio di ripensare liberamente il passato, di osservare con realismo il presente e di guardare con speranza al futuro. Anticipando un po', col suo forte senso morale, i tempi di una comprensione razionale che sarebbe rimasta, tuttavia, minoritaria anche nella seconda metà del secolo.

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