Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

• 111 r a ( e OO t O A,,o Km/I /.a ,kci ,iJ D · mi piacevano <Soprattutto che taceva: • botograbare degli con qualche &emplice rni oggetto, li crematorio si trovava fuori città, non lontano dal mare. Ascoltarono di nuovo i canti ebrei e poi risuonò la musica del film TheRose. Cantava Bette Midler, un attrice di New York che aveva iniziato a lavorare nelle sale da bagno per gli omosessuali, i primi ad ascoltare le sue canzoni. Quando lei iniziò a cantare "and you think that love is only for the lucky and the strong" (Evoi pensate che l'amore sia solo per i fortunati e i forti) il pavimento insieme al catafalco e alla bara cominciarono a calare, come succede a teatro. Lamusica tacque. li programma predisposto da Peter Schok si era concluso. In silenzio, cosa non contemplata dal programma, il pavimento vuoto tornò al suo posto. 6. Sul canale Prinsengracht, non lontano dalla chiesa di cui dal suo nascondiglio Anna Frank ascoltava le campane, si erge, o meglio si distende un monumento. È formato da tre triangoli rosa. il segno che gli omosessuali dovevano portare nei lager tedeschi. I triangoli scendono sempre più in basso verso il canale, l'ultimo si bagna nell'acqua. Sopra di esso c'è una piccola lapide con la scritta "In ricordo degli omosessuali perseguitati durante la seconda guerra mondiale, prima, dopo e in ogni tempo". Ogni tanto degli ignoti la staccano, ma gli omosessuali la ricollocano sempre al suo posto. Alla domanda che cosa unisca l'Aids con i lager e la guerra parlano di discriminazione e di odio. Dopo il funerale di Peter Schok, i suoi amici deposero fiori vicino alla lapide, che quel giorno era al suo posto. Le norme olandesi prevedevano l'immediata sepoltura delle ceneri subito dopo l'incenerimento. Si poteva spargerle nel giardino adiacente al crematorio o collocarle in un sepolcro collettivo con tante urne (il cosiddetto Kolumbarium, da una parola latina che vuol a un barattolo dire colombaia). Da qualche tempo era anche possibile portarsele a casa. Gerrit approfittò delle nuove norme e portò a casa sua le ceneri di Peter Schok, che ripose in un armadio. Chiese agli amici di riunire le loro ceneri - le sue e quelle di Peter Schok - e di seppellirle assieme, quando, tra non molto, sarebbe giunto anche il suo momento. 7. Benjamin G. chiese alla madre di Peter Schok perché al funerale non si fosse recitato il kaddish. "Checos'è?" chiese la madre. 'la preghiera degli ebrei per i morti". "Dovevano pregare in ebraico per mio figlio?" si stupì la madre. Venne fuori che Peter Schok non era un ebreo. Lamadre cercò di capire perché suo figlio desiderasse essere considerato ebreo, ma lo stesso Benjamin G. non riusciva a spiegarselo. Voleva abbassarsi? O forse innalzarsi? O tentava di trovare un posto in quel mondo che al museo ebraico aveva osservato con tanta ammirazione? 8. Le persone malate di Aids sono diverse e vogliono morire in maniera diversa. Creano una liturgia della scomparsa. Credono al fatto di poter addomesticare la morte e di non averne paura. Peter Schok terminò la sua sceneggiatura con la richiesta di eutanasia. Riteneva di aver trovato una forma adatta, semplice e sobria. Si sbagliava. Aveva prodotto del kitsch, poiché quella forma non era vera: essacreava l'illusione di aver deciso la propria morte. In realtà la decisione era stata già presa e non da lui. Peter Schok aveva scelto solo la data, la musica ed il menu.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==