Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

&cel&e per aua madre il tilo di perle più bello concerto nella sua casa. Peter Schok sedeva in prima fila. Lemacchie nere, il marchio dell'Aids, si erano diffuse sui suoi piedi, senza toccare il viso. Immerso nell'ascolto, vestito con un abito elegante, Peter Schok era bello come ai vecchi tempi. Quell'abito l'avevano comprato in Polonia insieme a Benjamin G. Erano in vacanza a Zakopane. L'ultimo giorno avrebbero dovuto salire in cima al Kasprowy, ma Peter Schok rinunciò ai biglietti che si erano procurati con difficoltà e corse dal gioielliere di via Krup6wki. «Perché lo [ai? Tanto non le vuoi bene!» si era stupito Benjamin G., quando Peter Schok scelse per sua madre il mo di perle più bello. li giorno dopo partirono per Wroclaw dove andarono a vedere Lamorte fra vecchiescene, l'adattamento teatrale del libro di Tadeusz Rozewicz. Comprarono quel vestito per Peter subito prima dello spettacolo: era distinto, blu scuro, a righine molto discrete, grigie. D'estate l'abito gli divenne così largo che si dovettero procurare dei pantaloni nuovi. Presero la carrozzella e andarono al grande magazzino "CuA", dove chiesero la misura più piccola che ci fosse. Li serviva una commessa sulla cinquantina, grossa e gentile, che gli piacque molto. In genere i venditori si rivolgono solo all'uomo che spinge la carrozzella, evitando di guardare quello seduto, mentre lei ogni volta si rivolgeva a Peter Schok. In ottobre Peter Schok e il suo amico Gerrit chiesero al medico cosa dovessero aspettarsi. «Lafine» rispose il medico «Vi aspettavate forse qualcosa di diverso 7,, 5. Peter Schok scelse il giorno: lunedì a mezzogiorno. Ne informò il medico. Invitò sua madre. Gerrit comprò del salmone affumicato e una bottiglia di champagne. li medico portò una borsa non grande, la madre, una donna dai capelli corvini con delle grosse lenti e il mo di perle di Zakopane, ... aacoltammo di Lefoto di questoracconto sono: di Moshe Milner/Sygma SteveWall/BlackStar AgenziaGraziaNeri una coroncina di fiori. Peter sedeva in una normale poltrona, il gatto sulle ginocchia. Mangiarono il salmone, bevvero lo champagne, ascoltarono l'Eroica. Quando la musica tacque, il medico si rivolse a Peter Schok. «Losai cosa stiamo per rare?» «Loso» rispose Peter Schok. «Tu lo desideri?» «Sì,lo desidero.» Era un colloquio ufficiale, in conrormità alla legge olandese sulle «decisioni mediche sull'interruzione della vita». Lamalattia era incurabile. Il paziente aveva espresso il desiderio di morire. C'erano dei testimoni. li giorno dopo il medico si sarebbe recato in tribunale a stendere un regolare rapporto ... Erano state rispettate le condizioni necessarie. li medico tirò ruori dalla sua borsa una bottiglia e riempì un bicchiere di un liquido trasparente, giallo chiaro. Peter ne bevve metà. «Non voglio» rece «Mi [accia un'iniezione» Per tutta la vita aveva avuto paura delle iniezioni, ma ora si rimboccò una manica voltandosi tranquillamente verso il medico. Morì nel sonno, dopo cinque minuti. Gerrit, che faceva l'in[ermiere in una casa di riposo per anziani, trasportò le spoglie sul letto. Le lavò con perizia pro[essionale, rivestendole con l'abito comprato a Wroclaw. L'agenzia [unebre fornì la bara che Peter aveva scelto. Aveva un coperchio di vetro e un sistema di raffreddamento nascosto sotto il fondo. Si riunirono i suoi amici, per la maggioranza colpiti dal virus dell'HIV, informati da Gerrit con la variopinta partecipazione funebre. Disposero i fiori e accesero le candele. I canti della sinagoga si riversavano dai nastri. li piccolo gatto fulvo di Peter Schok salì sopra la bara e si mise a fissare stupito la salma attraverso il coperchio trasparente. Fu l'unico particolare non previsto da Peter per il programma delle solennità funebri. Gli amici scacciarono il gatto, ma lui si arrampicò nuovamente. Alla fine decisero che non dava alcuna noia e lo lasciarono là. ebrei

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