Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

Il lracConlol tiu, oppure piangete pure, quel giorno tutto tiarà permeMo I Vabene, ci tiaranno retitiae chiatitio quel giorno I Quelgiorno ci pentierò io a uar tiilenzio." • ione 1r rascorsi con Peter Schok una giornata. Non riuscì a piacermi. Accadde ad Amsterdam, ci aveva fatti conoscere Benjamin G., traduttore dal polacco e regista. Lui amava Peter Schok: raccontava della sua bella voce melodiosa, del suo bel corpo, ricoperto da una peluria morbida e corvina. Tender violence, un insieme di tenerezza, mascolinità e forza, diceva Benjamin G. La cosa mi imbarazzava un po', io avevo molta simpatia per il precedente ragazzo di Benjamin G., con cui del resto lui continuava a convivere, anche se non lo amava più. Di lui mi piacevano soprattutto le foto che faceva: amava fotografare degli interni deserti con qualche semplice oggetto, un fiore dentro a un barattolo, della vernice seccache si screpolava su una porta, un drappo lacerato. Quegli oggetti cosa che non di rado accade ai particolari erano la metafora di cose eterne, simbolizzavano la solitudine e il trascorrere delle cose. Peter Schok si rivelò basso, pallido e taciturno. Tutto quello che indossava era di pelle e nero. Andammo a fare una passeggiata. Era ebreo e perciò mi portò per prima cosa alla Sinagoga dei Portoghesi. Con la sua voce melodiosa mi garantì che era una copia del tempio di Salomone ed era altrettanto splendida. Al museo ebraico si ravvivò. Aveva lasciato da poco tempo il suo lavoro alla reception di un hotel per quello di massaggiatore in una sauna, ma fissava con l'orgoglio di un erede i ritratti degli intagliatori di diamanti, dei medici, degli stampatori e dei banchieri, con le loro mogli e bambini, i loro anelli, pizzi e fili di perle. Passeggiammo lungo i canali che Peter Schok amava, smettemmo di parlare e l'atmosfera si fece più piacevole. Assaggiammo il suo vino preferito e mangiammo le crèpes indonesiane ripiene di alghe marine. La sera mi accompagnò fino alla casa di Benjamin G. e si congedò. Non salì, non voleva dare un dispiacere al ragazzo con cui Benjamin G. abitava ancora, anche se non lo amava più. 2. ''l'Aids è un problema dei nostri vicini" mi scrisse in una lettera Benjamin G.: "Muoiono persone che noi al massimo conosciamo di vista. Ma ecco che un giorno muore qualcuno di cui ti sei annotato l'indirizzo. Poi qualcuno con cui sei andato a letto. Poi qualcuno davvero VICinO ... lo avevo annotato i nomi degli amici di Benjamin G. Abitavano a Berlino. Konrad era pastore e Wolfang Max Faust critico d'arte. Come con Peter Schok, anche con il pastore ero andata a passeggiare. Non so perché, ma le persone minacciate da un male mi dedicano il loro tempo, anche se non ne hanno più molto a disposizione. Forse desiderano godere del mondo, mostrandolo? O forse vogliono offrire agli altri un luogo che sentono vicino? li pastore mi offrì il fiume Havel e i prati che lo costeggiavano in un afoso mattino di primavera. Visitammo Cecilienhof, la sede della conferenza di Potsdam (nel cortile si esercitavano degli stangoni alti

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