Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

abiterai nel mio bambino volse direttamente a lui: lascia questo posto ...' disse con dolcezza 'Va' nella luce.' Non so cosa volesse dire, tutto era avvenuto con una luce normale, era giorno. ·su, va·...' L'ombra cominciò a muoversi. Samuel non smetteva di parlare, erano sempre le stesse parole: 'Va' nella luce, va' ... Non aver paura, là starai meglio ...' E lui se ne andava, anzi no, più che andare si spostava dolcemente ... sempre più in là, in là, e io capii che ancora un attimo e se ne sarebbe andato del tutto. Avvertii una sorta di dispiacere. 'Vuoi andartene?' feci 'Resta. Sei mio fratello, non te ne andare.' Era come se non avesse aspettato che quello. Tornò indietro, mi saltò dentro con un guizzo, non lo vedevo più." Adam S. tacque. Eravamo nel ristorante orientale davanti alla piazza del Teatro. Dietro le finestre c'era un freddo pomeriggio: quegli anniversari traboccavano tutti di umido e freddo. Un grigiore nebbioso calava sulle auto, la gente si affrettava chissà dove, senza guardarsi attorno. Guardavamo e pensavamo alla stessa cosa: a chi mai interessavano l'anniversario del ghetto, le sinagoghe di legno e il dibbuk che piangeva7 "Anche in America non interessano a nessuno" aggiunsi, anche se Adam S. lo sapeva ben meglio di me. Sul nostro tavolo c'erano le foto del bambino e della moglie di Adam S.: il bimbo era allegro e vivace, in braccio a una donna seria dagli occhi castani che si intravedevano dietro spesse lenti. "È Moshe..." fece Adam S." .. come mio padre. Ma mio padre era un vero, normale Moshe, mentre il piccolo noi lo chiamiamo Michael." "Dicesti a tuo padre del monaco di Boston?" "Glielo raccontai al telefono. Abitava nell'Iowa, lo chiamai non appena tornato a casa, pensavo che non mi avrebbe creduto o che si sarebbe almeno stupito, ma non fu affatto così. Mi ascoltò tranquillamente, poi disse: lo so perché lui piange. Quando lo scacciarono dal nascondiglio, rimase in strada a piangere'. "Era quel pianto. Il pianto di un bambino cacciato in strada. Era la prima volta che parlavo con mio padre di mio fratello. Mio padre era malato di cuore, perché farlo agitare? Sapevo che mio fratello era morto come tutti quanti, che altro avrei dovuto domandare7 Ora sapevo che il piccolo si era nascosto con la madre, la prima moglie di mio padre, insieme a una ventina di altri ebrei. Non so dove fosse, se nel ghetto o nel settore ariano. A volte vedo una cucina e della gente ammassata. È seduta sul pavimento ... cerca di non respirare. Lui scoppia a piangere, loro vogliono farlo star zitto. Come si fa a calmare un bambino che piange? Con una caramella? Con un giocattolo? Loro non hanno né giochi né dolci. Piange sempre più forte, la gente ammassata sul pavimento pensa la stessa cosa... Qualcuno sussurra: 'Per colpa di questo bambino moriremo tutti. ..' Ma forse non era una cucina ... Forse era una cantina o un rifugio ... Papà non c'era, c'era solo lei, la madre di Abram. Restò con gli altri. Si salvò. Prima abitava in Israele, forse ci sta ancora, non l'ho chiesto, non lo so. "Poi mio padre morì. "Mia moglie entrò in ospedale per partorire. Laaccompagnai e mi sdraiai sul letto che era accanto al suo. Quando l'ostetrica le disse: 'Guarda, ora partorirai' sentii che qualcosa dentro di me stava accadendo. Avvertii come un movimento, come qualcosa che si metteva a dondolare. Capii che era lui. Si stava preparando ad uscire. Sai-

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