Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

Mi aaltò dentro con visti in fotografie vecchie e imperfette, ma vi aveva dedicato dei bei saggi. Dopo aver finito il dottorato, si trasferì in un college migliore. Si sposò, comprò una casa. Viveva come un qualunque americano colto, solo che conduceva una doppia vita. La sua e quella del fratello minore, "scomparso non si sa bene come nel ghetto". 2. Nell'aprile del novantatré Adam S.si recò in Polonia. Mancava da vari anni e quindi prima andò a vedere Polaniec, Pinczòw, Zabludòw, Gròjec e Nowe Miasto. Non si sa a quale scopo. Forse questa volta sperava di poter vedere nel tempio di Gròjec i fiumi di Babilonia e i salici su cui "in quel paese appendemmo le nostre cetre". Forse desiderava poter ritrovare a Zabludòw i grifoni, gli orsi, i pavoni, i draghi alati, i rinoceronti e i pesci-serpenti. .. Com'era prevedibile, trovò solo erba e qualche malinconico albero. Tornò a Varsavia, dove stavano iniziando le cerimonie per il cinquantesimo anniversario dell'insurrezione del ghetto. Andammo a mangiare assieme durante una pausa del convegno. lo feci le mie congratulazioni ad Adam S. per la nascita del suo primogenito, guardai le foto del bambino e gli chiesi: "E... lui?" Non sapevo come chiamarlo: tuo fratello? Abram? li dibbuk? "C'è sempre?" Adam S.capì immediatamente. "C'è. Sta dentro di me, anche se preferirei che se ne andasse. Si intromette, fa i capricci, non sa nemmeno lui quello che vuole. Con me sta male e io con lui mi sento sempre peggio. "Avevo sentito dire" continuò Adam S. "che a Boston c'era un monaco buddista, un ebreo americano convertito al buddismo che si era fatto monaco. Un amico mi aveva detto: 'Quell'uomo ti potrebbe aiutare'. "Ci andai. Mi fece sdraiare su un divanetto, mi massaggiava le spalle. Sulle prime non sentii nulla, stavo semplicemente sdraiato, ma dopo una mezz'ora all'improvviso scoppiai in lacrime. Era la prima volta che mi capitava di piangere da adulto. Ascoltavo quel pianto e sapevo che quella non era la mia voce. Era la voce di un bimbo. Un bimbo che piangeva dentro di me. Il pianto aumentò e io cominciai a gridare. Il bambino si metteva a gridare. Era lui a gridare. Sapevo che aveva paura di qualcosa, perché era un grido di terrore. Era terrorizzato, arrabbiato, si agitava, dimenava le mie mani strette a pugno. Ogni tanto si acquietava, doveva essere stanco, ma poi ricominciava. Era un bambino sconvolto dalla stanchezza e dalla paura .. Quel monaco - Samuel - cercò di parlargli, ma lui non la smetteva di gridare. Durò varie ore, credevo di morire, non ce la facevo più. Poi qualcosa dentro di me si mise a dondolare, il grido si acquietò, dentro la mia pancia guizzò un'ombra. Sapevo che era solo una mia sensazione, ma anche il mio monaco dovette aver sentito, perché si ric'è, &ta dentro di me, anche &e pre~irirei aaae Si intromette ... CO e male e io con lui Lefoto di questoracconto sono: di AlainKeler/Sygma FranzGoess/Gamma AgenziaGraziaNeri •

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