flanna Krall 1lDibbuk Giornaliota e 6crittrice, __ Hanna l(raU, nata a Varoavia nel 1937, è nota in Italia per "Jpnooi e altre Morie" e "La ueMa non è la voMra", pubblicati dalla Giuntina, la MeMa caoa editrice che manderà ora in libreria la raccolta di racconti "Il Dibbuk e altre Morie" (traduzione di Giovanna TomaMucci) A dam S.,alto, bello, gli occhi azzurri e un sorriso smagliante, insegna storia della scienza delle costruzioni in un college americano. Estato varie volte in Polonia. Si è occupato delle sinagoghe di legno che sono bruciate durante l'ultima guerra. Ho chiesto a Adam S. perché mai un ambizioso americano alto un metro e ottanta, nato dopo la guerra, si interessi di ciò che non esiste. Mi ha risposto con una lettera scritta al computer. Deve aver avuto fretta, perché non ha nemmeno staccato i due margini perforati. Mi ha scritto che suo padre era un ebreo polacco che ha perduto nel ghetto la moglie e un bambino. Dopo la guerra se ne è andato in Francia, dove si è risposato. La nuova moglie era francese, in casa parlavano francese. "Perché mai la Polonia?" mi ha scritto nei suoi caratteri da computer. "È per il dibbuk. Il mio fratellastro, figlio di primo letto di mio padre, nato prima della guerra con il mio stesso nome, è scomparso non si sa bene come nel ghetto. Da molto tempo, dagli anni dell'infanzia e della scuola, abita dentro di me." La parola dibbuk deriva dalla radice ebraica dbk, che indica un'unione. Nella tradizione ebraica è l'anima di un morto che si stabilisce dentro un uomo vivo. Adam S.si rese conto abbastanza presto di non essere solo. Lo assalivano inspiegabili attacchi di collera, una collera non sua: a volte invece veniva scosso da un riso improvviso ed estraneo. Imparò a riconoscere quegli stati d'animo e a dominarli con una certa abilità, senza palesarli in presenza di altri. Ogni tanto quell'inquilino diceva qualcosa. Adam S. non sapeva cosa, perché il dibbuk parlava polacco. Così si mise a studiare la lingua: voleva essere in grado di capire che cosa gli dicesse quel suo fratellino minore. Quando l'ebbe imparata venne in Polonia. Cominciò allora a interessarsi dell'architettura delle sinagoghe di legno, che per tre secoli erano esistite solo in quel paese. Avevano le pareti dipinte di giardini paradisiaci e animali fantastici, con le mura di Gerusalemme o i fiumi di Babilonia. Le loro cupole erano invisibili dall'esterno (erano celate da un normale tetto), mentre all'interno davano l'impressione di uno spazio infinito e sfuggente. Quei giardini e quelle pareti non esistevano ormai da molto tempo. Adam S. li aveva
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==