Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

Il IPerSonaggio AldoEuma:J all'adeguamento, non solo tra periferia e centro, ma anche tra periferia e periferia. Ma i giovani che devono studiare devono anche trovare alloggio. E qui sorgono grossi problemi, che investono in generale la questione e la politica della casa, perché bisogna dar vita a un mercato più accessibile e più dinamico. Si devono ammodernare e adeguare le stesse sedi universitarie, perché è assurdo che chi viene a studiare a Mlano, in una delle cinque università, poi si veda costretto a seguire le lezioni al (arcano o al Lirico. In queste condizioni meglio Pavia o meglio Bologna. Infine i giovani e il lavoro. Penso ai giovani come a nuove imprenditori, giovani che escono dalle scuole professionali o dalle università, che dovrebbero trovare le condizioni, più di quanto oggi accada, per realizzare e concretizzare le loro idee in attività imprenditoriali. Checosa serve per raggiungere questo obiettivo? Collegare meglio l'università con il mondo del lavoro e poi ricollocare l'università nel mondo della ricerca. Proponiamo un esempio che ci riguarda da vicino, progetti d'architettura e d'urbanistica per la città. Se l'intenzione è di riprogettare piazze, giardini, isole pedonali, case, nel centro e nelle periferie, l'università può garantire alla comunità un servizio qualificato. Ecco, già così nasce una occasione di lavoro, già questo significa stimolare processi positivi. Ma occorre spazio, occorre volontà. Eoccorrono anche reti di relazione. Un altro esempio. Oggi Milano potrebbe diventare la capitale europea della multimedialità, non solo perché sul suo territorio agiscono le più grandi aziende editoriali d'Italia, non solo perché qui è la nata la più grande televisione privata italiana e sono nate tante televisioni di diffusione ormai sovraregionale, ma anche perché tantissimi operatori lavorano nel campo della multimedialità: sono circa quattrocento ormai le aziende che operano in questo settore a Milano, aziende magari piccolissime, una persona che lavora a un computer in una stanza. Ma, tutti insieme, contano .. Partendo da que<ltosua 066ervazione 6i dovrebbe dedurre che un a66e66oreal.la cultura conveniente potrebbe eMere Umberto fco. Intanto io penso a un assessorato alla cultura separato da quello della pubblica istruzione. Di fatto tutti gli assessorati devono dialogare. Però devono essere ben distinte le responsabilità. Lequattrocento aziende che citavo ad esempio sono scollegate tra di loro anche fisicamente, distribuite casa per casa. In realtà penso che creando luoghi di aggregazione, creando servizi comuni, queste imprese di terziario avanzato, per quanto modeste, potrebbero crescere, svilupparsi. Peccato piuttosto che a Milano per quanto riguarda il cablaggio siamo a livello zero, mentre Torino sta finendo adesso, Barcellona ha già collegato trentamila alloggi, il progetto a Roma a uno stadio avanzato. Checosa deve finire nella rete: banche, pubblica amministrazione, imprese, finanziarie. Questo significa riorganizzare gli strumenti della produzione secondo le nuove esigenze. Poi c'è un'altra questione, quella della cultura e della sua diffusione. Partiamo dalle biblioteche di quartiere che sempre più spesso chiudono alle otto di sera per mancanza di personale oppure per ragioni di sicurezza. Cosìvengono meno le possibilità di utilizzo e la comunità perde preziose occasioni di incontro e di socializzazione. Invece le biblioteche centrali come la Sormani non sono informatizzate e per giunta sono sovraffollate e quindi chi le frequenta incontra troppe difficoltà. Gli altri spazi di incontro per i giovani sono carenti, altre volte, in altri quartieri, mancano del tutto. Bisogna ripensare a questispazi, magari dovremmo pen-

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