Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

ra molto passa, lavoro, innovazione, progetti, risorse. Milano é ancora una città ricchissima, persino di risorse ambientali (strade, case, parchi, da realizzare o da restaurare, reinventare, ricostruire). Molto, come ovvio, dipenderà da chi la governerà (e moltissimo, come é altrettanto ovvio, dal contesto nazionale ed europeo) e dal rapporto che saprà ristabilire tra lacittà e i cittadini, dalla ricreazione di un senso di appartenenza, che significa "godimento" della città, responsabilità, partecipazione. Aldo Fumagalli, ingegnere e industriale, ex presidente della Associazione dei giovani industriali, é il candidato dell'Ulivo. Non ci occupiamo dei contrasti suscitati dalla sua candidatura, delle posizioni di Rifondazione o di Rinnovamento. <<Dobbiamo tornare a dare il giusto rilievo alle parole. Noi siamo italiani, ma diciamo che abitiamo a Milano, che abitiamo in corso di Porta Ticinese o a San Siro. La città è dunque per noi il luogo dell'abitare. Ma questa espressione ha smarrito via via il suo senso.>> Abbiamo voluto intervistarlo per conoscerne alcuni orientamenti credendo che possaessere il candidato di persone che credono nella democrazia, nel lavoro, nella cultura, nella solidarietà e non solo degli affari, che pensano alla città come a un corpo vitale da rianimare e non da riconquistare per interessi personali, sapendo che un sindaco e un'amministrazione sono lo specchio dei loro elettori e che quindi chi vota poi dovrebbe assumersi anche la responsabilità di controllare, criticare, suggerire e, infine, di fare. Diritti e doveri: ecco un impegno che anche gli elettori dovrebbero rispettare. A Fumagalli abbiamo posto alcune domande molto semplici, per una ragione: sfuggire alla genericità delle risposte, per disegnare più che un programma dettagliato (quanti rpogrammi dettagliati abbiamo letto finora, poi vistosamente elusi) uno stile di governo. Ecco, riassunte, le opinioni di Aldo Fumagalli. Cominciando da un giudizio w Milano. dal. punto di vi<lta del <1uo ruolo ri<1petto al pae<1e.del <1uo lltato economico. della wa vitalità cui.turale. del <1uo pae<1aggiomateriale. del colltume dei <1uoicittadini. Milano non sta cogliendo le opportunità che le si presentano per crescere e soprattutto per aprirsi, per tornare ad essere città di riferimento per il nostro paese. Dico riferimento senzaaggiungere una parola che di solito si usa in questi casi, "europeo", perché la interpreterei come un limite, che ridurrebbe la potenzialità di Milano. Chepuò tornare ad essere città aperta e attrattiva.in grado di dialogare con i cittadini del mondo, in cui un cittadino del mondo può trovare le condizioni per lavorare, studiare, vivere, realizzarsi, e quindi stimoli economici, culturali e intellettuali, oltre ad ascolto e aiuto nei momenti di necessità. Milano era così, er.auna città che sapevaanticipare il futuro, realizzarlo prima d'altri nel presente. Milano deve tornare a essere una città aperta al mondo, una città che sa attrarre sia risorse finanziarie sia risorse umane. Se que<lto è un tema del <1uo governo. Milano che lii apre al rellto del mondo. conlliderando tra l'altro i buturi trend demograbici .. <1i dovrebbe dedurre che una Milano rinnovata dovrebbe poter richi.amare i giovani da altre parti d'Italia e del mondo. Ma in che modo? Quali potrebbero eMere le due o tre <1celte. di medio o breve periodo. reali<ltiche. capaci di <1ollecitare queMe dinamiche? Quando parlo di "attrattiva" o di capacità di attrazione, lo dico in senso generale. I giovani rappresentano una tra le categorie cui mi rivolgo. Ma pensiamo anche all'immigrazione. A Milano vivono più immigrati rispetto ad altre città italiane, ma molto meno in confronto alle metropoli straniere. A Francoforte, ad esempio, i cittadini stranieri sono più del trenta per cento della popolazione totale. Anche questa presenza multietnica, multirazziale é una possibilità di arricchimento, purché queste nuove presenze siano vissute, anche da un punto di vista amministrativo, in modo intelligente. Seoggi Milano presenta un saldo demografico attivo, se la popolazione residentecresce ancora, lo dobbiamo alla immigrazione. Altrimenti Milano sarebbe stata una città destinata all'invecchiamento e alla chiusura per i giovani:dobbiamo prima di tutto chiederci perché un giovane viene a_Milano. Per le opportunità di studio, poi di lavoro, poi di vita ... Pensiamo allo studio. Milano vi sono cinque università, ma i collegamenti con l'hinterland sono insufficienti. li passante ferroviario sarà pronto fino a Porta Venezia. Sarebbeopportuno che si arrivasse in fretta a Porta Vittoria e poi si andasse, finalmente, al completamento. Già il passante accrescerebbe la capacità attrattiva di Milano. Si dovrebbe pensare ai posteggi periferici, ai tram al potenziamento, •

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