scano i tratti essenziali. Il suo è un tentativo di inserirne le vicende in una visione problematica non univoca, di offrire punti di vista e ottiche di lettura più ampie del solito, di suggerire accostamenti inusuali e analogie originali per rendere più complesso, non più semplice, il problema dell'interpretazione. S'intuisce che sono gli insegnanti il pubblico a cui Guarracino ha pensato prevalentemente scrivendo questo testo: ansiosi di organizzare meglio la comprensione di questo secolo ma pronti anche a seguire strade più complesse perché quella comprensione sia effettiva e efficace. La Grande Guerra è il grande momento attorno a cui i caratteri del secolo si vanno costruendo e svelando: una mobilità mai prima conosciuta s'intreccia con una tecnologia in continuo progresso e con ideologie universalistiche che attirano le masse offrendo loro la prospettiva, in gran parte ilusoria, di una partecipazione e integrazione più piena. Segue poi il conflitto tra democrazia e totalitarismi, e quello interno a questi ultimi, e poi ancora nel secondo dopoguerra il grande duello tra le due superpotenze e la fine di una delle due all'interno di una ricchezza di esperienze che affacciano alla storia, in prima persona, aree e regioni fino ad allora escluse. Guarracino non schematizza, anche se cerca di orientare tra le tante proposte interpretative e di selezionare tra i concetti che più servono alla spiegazione; l'andamento del suo discorso è come a spirale, continua a girare attorno all'insieme dei fatti mutando prospettiva e offrendo nuovi orizzonti a un'impossibile ma necessario sguardo d'insieme. Più che gli eventi ricchissimi del secolo, Guarracino sistematizza il modo con cui li si sono guardati e affrontati in passato. Non vuole affiancare una nuova interpretazione forte (necessariamente unilaterale) a quelle esistenti: ma offrire il sincretismo come metodo più efficace per un approccio che voglia prima di tutto comprendere. Il suo è un libro per accompagnare chi ha desiderio di spiegare, senza certezze assolute perché è il secolo XX che non le sopporta. MarcelloFlores UNVOTOARTISTICO Un anno di musica nelle vostre mani!" annuncia trion- ~ falmente ai suoi lettori "Musica!" il supplemento settimanale di "Repubblica", giustamente orgogliosa della favolosa occasione di partecipazione democratica offerta con la seconda edizione del PIM, il Premio Italiano della Musica, promosso appunto da "Musica!", Radio Dee Jaye quest'anno anche da Mtv, che si è aggiunta per i premi da assegnare ai videoclip. Il PIM, che avrà il suo festoso momento culminante nella cerimonia di premiazione prevista per il 22 aprile al Piper di Roma, propone dodici "categorie" di riferimento: Album Italiano, Canzone Italiana, Artista Italiano, Artista Internazionale, Band Italiana, Band Internazionale, Rivelazione Italiana, Rap Italiano, Dance, Concerto dell'Anno, Frontiera, Miglior Video. Per il resto il PIM si limita a suggerire per ciascuna categoria cinque "candidature" formulate dalla redazioni di "Musica!" e di Radio Dee Jay (e di Mtv per i videoclip), in maniera da agevolare la più completa libertà di scelta da parte del votante in un momento di così gravosa assunzione di responsabilità: una lodevole soluzione che mostra di far tesoro della ricca esperienza accumulata in questo secolo da numerosi regimi a partito unico, maestri nello sviluppo del pluralismo, della partecipazione e della volontà popolare. Dopo di che il votante può far pesare tutto il suo punto di vista esprimendo in assoluta autonomia le proprie preferenze: "ovviamente deciderete voi", per usare le parole di "Musica!". Per l'Album italiano, per esempio, potrà decidere a proprio piacimento fra DeAndrè, De Gregari, Battiato, Dalla o Ramazzotti, mentre per l'Artista italiano avrà di fronte a sé un ampio spettro di possibilità, e cioè DeAndrè, De Gregari, Battiato, Elio e le Storie Teseo Zucchero. Qualora poi volesse per esempio premiare DeAndrè nella prima e De Gregari nell'altra, ma non se la sentisse proprio di escludere Battiato, le redazioni di "Musica!" e Radio Dee Jayhanno pensato anche a questo, e il votante potrà dormire sonni tranquilli recuperando Battiato nella categoria Canzone italiana (ma le soluzioni alternative non mancano: per esempio Battiato come Artista italiano e De Gregari come Concerto dell'anno). "Anche quest'anno" spiega "Musica!" (citiamo da numeri di febbraio-marzo), "al Premio italiano della musica partecipano attivamente i lettori del settimanale e gli ascoltatori della radio: non si tratta infatti di una serie di riconoscimenti attribuiti sulla base delle classifiche di vendita, perché il PIM risponde alla volontà di raccogliere le opinioni del pubblico intorno ai diversi artisti, di puntare sulla valutazione diretta, argomentata, invece di seguire l'arido dato di vendita". Non c'era bisogno di sottolinearlo: chi dubiterebbe che la candidatura degli Articolo 31 in quattro categorie (Canzone italiana, Band italiana, Rap italiano, concerto italiano) risponda alle ragione dell'arte? MarcelloLorrai
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