scontento. Perché avvenga un grande rivolgimento occorre una forza alternativa. La grande sfida del FNè incarnare la soluzione alternativa". 1 Alle legislative del 1998 il Fronte Nazionale potrebbe diventare l'ago della bilancia in più di duecento circoscrizioni. Il reportage di Antenne2 non contiene scoop, si direb,be che non ne abbia bisogno. Semplicemente constata, "vede" certe corrispondenze e le mette in fila. Guardarlo mi ha lasciato un'enorme tristezza, come europeo che ama la Francia e come giornalista che amava il proprio lavoro: si tratta infatti di un perfetto esempio di televisione impossibile. Almeno in Italia: quale direttore avrebbe il coraggio di chiamare un inviato e dirgli: "Ti do un mese di tempo. Verifica che corrispondenza c'è fra quello che Berlusconi, Fini D'Alema, Prodi dicono e quello che fanno"? Nessuno. L'ideologia della par condicio si è trasformata in una cortina di silenzio che circonda qualsiasi personaggio emergente della nuova pax politico-televisiva. Avete visto un solo dossier sui (presunti) rapporti fra Dell'Utri e Cosa nostra? Un solo speciale sul (presunto) ventre nero di Alleanza nazionale? Una sola inchiesta sulla (presunta) lottizzazione nelle regioni rosse?O sulle (presunte) coperture politiche della pulizia etnica in Istria? Èaltrettanto triste constatare che in un panorama televisivo in cui si spendono fortune per riconciliare strani amori, o realizzare missioni impossibili, in una tv fatto solo di quiz e viaggi premio milionari, nessun programma abbia mai raccolto fondi per portare ad Auschwitz una scolaresca, per mostrare ai venerati "giovani" cosa resti di certi "dettagli" e che effetto facciano cinquant'anni dopo. Mimmo Lombez;::i NOVECENTO I I gusto della polemica ha indotto Michele Serra (l'Unità, 14 marzo) a un'uscita infelice. Con l'intenzione di bacchettare sulle mani il conservatore Sergio Romano, Serra ha confutato in poche righe le affermazioni fatte dallo storico sulla crudeltà e barbarie di questo secolo: ricordandogli che violenza ce n'era anche in passato (e forse di più) e che il Novecento ha avuto almeno il vantaggio di avere coscienza e talvolta orrore dei crimini che commetteva. Gli esempi addotti (primo fra tutti il massacro degli indiani d'America nel secolo scorso) mi hanno fatto venire immediatamente in mente un giudizio che ho sentito più volte negli ultimi anni, formulato da studenti e talvolta anche da colleghi: e il giudizio è che il totalitarismo non esiste e che i loro «crimini» sono sostanzialmente una escalation puramente quantitativa delle nefandezze compiute dal capitalismo e dal colonialismo nell'ottocento. Non mi addentro nel corollario che ogni tanto accompagna queste tesi (e che è un giustificazionismo a volte pericolosamente vicino al negazionismo); ma vorrei solo sommessamente prendere posizione a favore di Sergio Romano, benché sia (o sia ritenuto) un conservatore e non certo per solidarietà di corporazione. La differenza tra gli uomini del generale Custer e le SS di Himmler non sta tanto nella diversa capacità di giudizio dei contemporanei degli uni e degli altri, ma proprio nel loro modo di essere, pensare, agire, nelle motivazioni alle proprie azioni, nei loro effetti e risultati e via dicendo. Il Novecento ha avuto, forse come sua caratteristica più importante, quella di essere più cose nello stesso tempo, alcune in profonda opposizione e contraddizione fra loro.È proprio dalla difficoltà e impossibilità di connotare in modo univoco e omogeneo questo secolo che Scipione Guarracino prende le mosse per interpretare in modo sintetico // Novecento e le sue storie, in un libro che uscirà a metà aprile (Bruno Mondadori, 280 pagine, 15 mila lire). È la compresenza del massimo della distruzione e della barbarie con il massimo dello sviluppo e della libertà che rende difficile un approccio al Novecento che ne ricerchi il carattere prevalente, la interpretazione riassuntiva. E infatti Guarracino spende la prima parte del suo lavoro a mostrare quali fossero, nella coscienza collettiva e nella consapevolezza degli storici, le immagini del XIX secolo: facendo emergere con ancora più forza e evidenza le profonde diversità che accompagnano invece il Novecento e, lungo esso, la modernità. La modernità è il terreno di lotta tra tendenze opposte, è la compresenza di tendenze opposte in una realtà storica che si fonda sul grande cambiamento materiale (economico, sociale, politico) che si è compiuto nell'Ottocento: ma che non ne è la mera prosecuzione, anzi. li libro di Guarracino non ha l'obiettivo di raccontare il secolo: dà un po' per scontato che se ne cono- •
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