m meoe, ]immie Durham, l'immagine del FronteNazionale, il Novecento specifica di bio-urbanistica a cui si potrebbe relazionare il lavoro di Dan Graham (di cui è da poco uscita in italiano una raccolta degli scritti teorici), sezione che potrà soddisfare anche chi è più interessato alle ricerche specificatamente architettoniche. RobertoPinta I DESPOTIDELFUTURO ~- on dire Sos Racisme,' dire 'il partito degli stranieri' ..I.~ oppure 'la lobby dell'immigrazione' ... Non dire 'l'estrema destra' ma 'la vera destra, la destra nazionale' ... Non dire 'bisogna rigettarli in mare, ma 'bisogna organizzare il ritorno a casa loro degli immigrati del Terzo Mondo' ..." Questa strategia lessicale, tratta da un documento interno del Fronte Nazionale (L'immagine del Fronte Nazionale, a cura dell'Istituto di Formazione del FN) è forse il documento più inquietante del dossier di Antenne 2 su JeanMarie Le Pen. Un reportage "romanico" costruito senza commenti, mattone dopo mattone, fatto dopo fatto, per verificare con sacrosanta pedanteria la corrispondenza fra i fantasmi agitati dal leader del Fronte Nazionale e la realtà. Ne emerge che gran parte delle affermazioni di Le Pen hanno la stessa autenticità del suo occhio (destro, anzi sinistro, anzi tutt'e due) "accecato in una colluttazione con un oppositore". Ne emergono sconvolgenti "corrispondenze": mezzo secolo prima che Le Pen rispolverasse la "differenza tra le razze", Goering si giustificava al processo di Norimberga dicendo: "Ho solo sottolineato la differenza tra le razze". Uno degli slogan preferiti dal Fronte Nazionale "Tre mi- !ioni di disoccupati: tre milioni di immigrati di troppo!" non è che il remake di una manifesto di Vichy "Cinquecentomila disoccupati, quattrocentomila ebrei. Dite voi la soluzione!". Risale a Pétain anche la campagna, promossa dal numero due del FN Bruno Mégret, per "rivedere" la cittadinanza concessa dal 1974 in poi a milioni di francesi figli o nipoti di stranieri. Una commissione analoga nacque il giorno dopo l'invasione nazista della Francia, e quel che è peggio è che non fu istituita sotto pressione tedesca, ma fu un fenomeno di "nazismo autoctono". Gli stessi stereotipi che circondano oggi gli stranieri investirono nel passato tutte le ondate migratorie, dagli italiani "troppo cattolici" ai polacchi "troppo sporchi e rissosi". Dal reportage emerge soprattutto il vero volto del fascismo di fine secolo: "una nicchia di mercato", una porzione dell'audience politica, un target da "raggiungere" con gli stessi mezzi e soprattutto con la stessa logica con cui si vende un detersivo. Le Pen non è affatto un relitto del passato. I suoi trascorsi come torturatore in Algeria ormai interessano solo gli storici, perché l'operazione che sta portando avanti è modernissima, appartiene in pieno al villaggio globale. L'ultimo fascista è anche il più "americano" dei mattatori politici europei: un grandissimo anchorman con una doppia natura, perfettamente televisiva, maschile e femminile: il fisico di un parà e le grimaces di una casalinga incazzata, di una suocera brontolona, ma ("Enfin! Merde!") • piena di buon senso. "Les étrangers on les aime chez eux!" dice la "suocera" ai telespettatori, "Gli stranieri li amiamo a casa loro! Così come amiamo a casa nostra i nostri cugini, i nostri parenti, ma soltanto quando li abbiamo invitati!". "Chiunque conosca certe allegre invasioni domenicali ("Ciao! Sorpresa! Abbiamo pensato di fare un salto!") come può non condividere il genuino furore dello "zio" JeanMarie? Un personaggio che sembra uscito dai "Jefferson" e che sarebbe perfetto per condurre la versione francese di "Di tasca nostra". L'impunità garantita dalla tv oltre alla sua memoria corta che permette di mentire e bluffare, certi che la smentita arriverà sempre troppo tardi (e quasi sempre su un mezzo molto meno potente come un giornale) aumenta il carattere paradossale e apparentemente comico delle sortite di Le Pen, sdrammatizzandole. Memorabile, a tal proposito, la sequenza in cui il leader sostiene che, a differenza dei francesi, le altre nazionali di calcio canta-
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