Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

~--------"---""',tti gli appuntamenti di quetito ARTETRACITTÀENATURA ,)i molto raro che in Italia si esca dagli spazi deputati (mu- ..m sei o gallerie) per avventurarsi nella città, per riportare l'arte nella società, senza per questo rimanere ancorati alla tradizione del monumento di cui peraltro la nostra tradizione è ricchissima di esempi. Il monumento ha perso, nell'evoluzione di questo secolo, gran parte della sua funzione di memoria degli avvenimenti, soppiantato da più agili media. Nonostante questo le nostre piazze continuano a riempirsi di ingombranti presenze che portano la gente a disinteressarsi di una disciplina così distante dalla loro vita. Per fortuna l'arte pubblica non si riduce soltanto a questo tipo di interventi, realizzati con materiali nobili come la pietra e il bronzo, e soprattutto, non vuole soltanto avere la funzione celebrativa che la tradizione del monumento si porta dietro. Esiste un'arte che vuole esplorare i legami tra territorio e i suoi abitanti, tra urbanizzazione e paesaggio, in altre parole che si interessa in modo attivo del vecchio binomio "natura-cultura" senza per questo limitarsi a collocare un oggetto artistico all'interno di un parco. Su queste tematiche si svolgerà a Roma (dal 21 aprile al 20 giugno) la mostra Città Natura che occuperà non soltanto una sede tradizionale come Palazzo delle Esposizioni ma che coinvolgerà per l'occasione altri quattro luoghi della capitale: i Mercati di Traiano, l'Orto Botanico, Villa Mazzanti e il Museo Civico di Zoologia. Curatori della mostra sono Carolyn ChristovBakargiev, Ludovico Pratesi e Maria Grazia Tolomeo. Il tema è dunque antico quanto la storia dell'arte ma naturalmente le relazione sono cambiate e all'interno di questa esposizione si ha un'ampia gamma di punti di vista. Tra i circa trenta artisti invitati non potevano mancare i lavori di Joseph Beuys, né quelli di Giovanni Anselmo; non potevano neanche mancare i lavori di un artista come Robert Smithson, uno dei fondatori della Land Art, movimento artistico americano che voleva uscire dalle gallerie per inserire l'arte nella natura, anzi per interagire con essa, costruendo delle opere-installazioni che erano fatte con materiali naturali e che potevano essere rimovibili e destinate alla sparizione. La storia dell'arte ci insegna che non tutti gli interventi di questo tipo sono poi stati "ecologicamente corretti" e molte opere risultavano essere semplicemente l'ennesimo impositivo intervento umano sul difficile equilibrio ambientale con il rischio di produrre degli sconvolgimenti (se pur in versioni ridotte) dell'ecosistema. Senz'altro consapevole di questi rischi è Mark Dion tra i più attenti alle tematiche ambientali, mentre le installazioni di Wolfgang Laib sembrano quasi dei religiosi omaggi alla natura stessa, realizzate con utilizza elementi vitali come polline, cera d'api o riso che assumono un carattere simbolico. Tra le presenze più interessanti vorrei segnalare quella di Jimmie Durham artista non molto conosciuto in Italia, ma che sulle relazioni tra natura e cultura ha sicuramente molto da dire considerando anche il suo particolare punto di vista, quello di un indiano d'America. Durham sarà ancora presente in Italia per realizzare un laboratorio con giovani artisti nello spazio Viafarini (tel 66804473) di Milano dal 3 al 10 giugno con successiva mostra finale. Naturalmente la tematica di fondo di questa mostra verrà affrontata anche in modo metaforico da altri artisti più legati ad un sistema di rappresentazione più tradizionale. Non mancherà neanche una sezione d'urbanistica che illustrerà la storia dell'evoluzione della città moderna dal '700 ad oggi con una sezione

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