Autori, per esempio, come Dick o Ballard o Vonnegut sono mille miglia più avanti nella rappresentazione dei dilemmi di cui appena ora i più cominciano ad accorgersi, ma anche le loro acquisizioni devono oggi confrontarsi con acquisizioni nuove e, nonostante le apparenze, assai più conformiste delle loro, nel campo che è il loro. Per esempio quelle dei cyber (Gibson, Sterling ...) che non si limitano a esprimere inquietudine e angoscia di fronte al futuro che è già tra di noi, ma ci prepara e ci abitua all'accettazione, e più che alla convivenza e all'adattamento, all'integrazione con la nuova realtà. Questo progetto è "discutibile" nel senso migliore della parola, e però insoddisfacente, limitato. Il disagio di fronte a un mondo che cambia con una velocità e radicalità inusitate, è produttore di "fiction", di letteratura, di immagioi, ma non è molto diffuso nella "letteratura" italiana che va e che piace (anche ai critici, fermi a discutere le sciocchezze di turno e nei migliori dei casi a imbalsamare il passato prossimo o remoto) ma in qualcosa di meglio che il "pulp" - tuttavia un filone importante che ci dà un autore nevroticamente sicuro come Scarpa e promesse come il troppo teorico Nove o la troppo mimetica Santacroce. Cosa c'è di più "post" dei romanzi, per esempio, di Ortese A/anso e i visionari e, su progetto diverso e a un livello diverso, di Doninelli Talk show, il nostro più coraggioso scrittore "già maturo"? Essi dialogano con angosce antiche e attualissime, e in più modi futuribili; spingono il romanzo su terreni di sperimentazione assolutamente non gratuiti, con risultati altissimi (il primo titolo è il capolavoro teorico-letterario del nostro fine secolo) e impongono al lettore, mentre Ancora una volta la differenza, che è enorme, è tra una ricerca di espressione necessaria e una siliconata. E una ricerca necessaria è necessariamente quella di chi non accetta lo stato di cose presente e i limiti alla libertà dell'uomo; e cerca UrnaTurmanin una scenadal film "Pulp Fiction" FarabolafotoMilano nell'espressione (e nelle pratiche) la possibilità di affermare quanto altrove gli è impossibile affermare: un disagio, una sofferenza, una . . comprensione, una ricerca, un bisogno di comunicazione di condivisione di scambio, un'utopia ... il critico è attardato su questioni degne delle pagine culturali della "Repubblica" e del suo rivale e superatore "Corriere" (rumore di fondo, ciarla da addetti, gioco di avvertimenti e ricatti), un corpo a corpo con problemi imponenti grazie a una letteratura che si costruisce sull'amore, sull'intelligenza e sull'indignazione. Sulla non accettazione di ciò che è o sembra essere. No, la letteratura italiana non si porta poi male. Abbiamo in tutti i campi qualche grande artista, e molti giovani vivi; il ritardo è dei critici, dei teorici.
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